Macerie, una chiacchierata con Claudio Piras Moreno tra disastri ambientali ed editoria

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Claudio Piras Moreno

Dettaglio della copertina di Macerie

Leggendo gli ultimi terribili avvenimenti di cronaca ambientale (mi riferisco alla violenta frana avvenuta in Cadore pochi giorni fa), ho pensato di approfittare della mia recente lettura di Macerie di Claudio Piras Moreno per approfondire proprio con l’autore il tema dei disastri ambientali che tanto affliggono il nostro territorio.

Nel tuo libro, Macerie, tratti un tema di grande attualità: i disastri ambientali. L’idea di questo libro è nata da una vicenda realmente accaduta?

In parte sì e in parte no. Come idea di fondo è stata ispirata da due vicende, una che mi ha riguardato personalmente e l’altra di cui ho letto soltanto, perché accaduta molto prima che io nascessi. La prima vicenda era inerente a un’alluvione di tanti anni fa avvenuta a Tortoli di cui mi ricordo la pioggia incessante, l’acqua salita fino a sommergere diversi gradini delle scale del palazzo in cui abitavo (per fortuna vivevo al piano superiore), la corrente elettrica saltata e il buio, ovunque. Non fu un’alluvione grave come quella di due anni fa avvenuta sempre qui in Sardegna (che ha visto paesi come Bitti, Olbia e Torpè tra i più pesantemente colpiti), però lasciò in me delle impressioni molto forti. La seconda vicenda ad avermi ispirato è stata quella riguardante il paese di Gairo Vecchio che nel ’51 fu fatto evacuare dalla protezione civile perché a rischio frane. Mi sono mosso da questi due avvenimenti, poi tutto il resto l’ho inventato, tranne alcune delle cose più incredibili, quelle sono accadute davvero! Alcune però solo dopo averle scritte.

I problemi legati al dissesto idrogeologico in Italia sono sempre di più e sempre più gravi. Nel tuo libro scrivi: “La gente tagliava gli alberi, li bruciava, a volte per dispetto a uno, per rabbia nei confronti di un altro, per un poco di legna a buon mercato, per costruirci al loro posto una casetta nuova, per farci una strada più comoda dalla quale raggiungerla o per piantarci un orticello e coltivarci le verdure. Tante motivazioni, tutte senza mai interpellare la montagna. E, forse perché era stata tradita e stuprata, alla fine lei si era ribellata, vendicandosi con ben poca clemenza”, come a sottolineare che l’uomo ha dimenticato di mantenere l’equilibrio con la natura. È così? L’uomo ha scordato il suo rapporto con la natura?

È questo e molto di più. L’uomo ha dimenticato di dover perseguire la vita, in lui l’istinto di sopravvivenza è morto, almeno quello lungimirante e di lungo periodo. Posto di fronte al quesito è meglio l’uovo oggi o la gallina domani l’uomo ormai sceglie l’uovo, e non lo ferma nemmeno la prospettiva che in futuro ne potrebbe avere molte di più di uova. È un po’ l’eredità che ci ha dato lo spirito capitalista che porta a sfruttare e consumare tutto subito. Non si riesce a vedere la natura come patrimonio, non solo collettivo, ma assoluto. Un bene prezioso da tenere in conto ogni qualvolta si decida di fare alcunché. Abbattere un albero vuol dire meno ossigeno nell’economia della terra, vuol dire meno bellezza nel nostro patrimonio visivo. Sebbene la bellezza sia un qualcosa di astratto e in un certo senso spirituale, opto per una sua valutazione economica. Giacché visto che l’uomo riduce tutto ai soldi che lo faccia anche quando serve. Bisogna dare un valore alla bellezza della natura come fosse un quadro, perché la sua perdita ha sicuramente anche quel costo. Dobbiamo considerare che senza la natura noi non possiamo sopravvivere. Nella valutazione dei costi l’uomo deve tener conto anche di come un danno ambientale, perlomeno nel medio o lungo termine, creerà un danno economico (problemi di salute nelle zone inquinate, dissesti idrogeologici più frequenti e facili in zone disalberate…), oltre che un danno morale. Se del secondo non se ne preoccupa nessuno, che almeno ci si preoccupi del primo. Invece nell’agire per il proprio interesse personale l’uomo non calcola i “costi” dati dal danno alla natura, costi che prima o poi potrebbero riguardare pure lui. Per egoismo quei costi preferisce lasciarli “in carico” ad altri, ma stessa cosa fanno quelli dopo di lui in un ciclo inarrestabile il cui risultato è la distruzione di tutto. Essendo il singolo incapace di calcolare questi costi dovrebbero farlo i politici, imporglielo, ma purtroppo anche loro sono in balia dei propri ciechi interessi personali. Ciò non avviene solo in Italia, ma in tutto il mondo. Demandare ad altri il “costo” della natura comporta un vantaggio immediato (io direi solo apparente) per chi persegue la strada dell’egoismo.

Credi che l’uomo potrà mai ristabilire quell’equilibrio naturale con ciò che lo circonda?

Per i motivi di cui sopra credo di no. Anche se nella storia abbiamo avuto esempi che provano il contrario. Uno è quello dei Maori, che nella caccia al Dodo sono arrivati a bruciare quasi tutte le foreste, a far estinguere quegli uccelli e quasi ad autodistruggersi. Quando si sono resi conto di ciò che stava per accadere si sono fermati, non in tempo per salvare il Dodo che aveva rappresentato la loro più importante fonte di sostentamento per secoli, ma sì per salvarsi e recuperare un pochino la natura che avevano intorno, instaurando un culto per essa, una filosofia del rispetto. Forse questo suggerisce che dobbiamo arrivare a un passo dal baratro, che finché non lo vediamo sotto i piedi non siamo in grado di fermarci. Spero solo che quando ciò avverrà ci sia ancora tempo.

Claudio Piras MorenoIl tuo libro non è sicuramente una lettura “da spiaggia”. Si tratta di un romanzo di cronaca e di vita, profondamente emozionale. In questi mesi che sono trascorsi dalla pubblicazione (gennaio 2014) hai ottenuto una buona risposta dal pubblico o ti aspettavi di più?

Essendo partito con una piccola casa editrice, che pubblica quasi esclusivamente in digitale, e che per il cartaceo si avvale di un P.O.D., credo di aver ottenuto l’insperato. Ma stiamo parlando di una magra consolazione, in realtà viste le tematiche del libro e il modo in cui è scritto mi aspettavo maggior interesse, ma non solo da parte dei lettori, anche da parte dei giornalisti. Invece nulla. E pensare che per questo libro quattro anni fa firmai un contratto di rappresentanza con uno degli agenti più importanti in Italia, ovvero l’americana Vicki Satlow. Anche se ammetto che le inviai il libro solo per aver visto un video su YouTube, io prima non la conoscevo.

Hai pubblicato il tuo libro con VandA e-publishing che, come si legge dal loro sito, è una “casa editrice digitale, indipendente, che opera a livello globale secondo una logica di condivisione e complicità”. Come descriveresti questa tua esperienza?

A conferma di quanto detto prima l’esperienza in parte è stata buona, perché comunque ho potuto avvalermi di persone molto professionali e qualificate, e il libro ha venduto più di quanto mi aspettassi. Certo, parliamo di circa mille copie, che non sono molte, ma nemmeno poche considerato tutto.

Macerie è uscito in e-book. Ti piacerebbe, un giorno, farne anche una versione cartacea? O pensi che il libro cartaceo sia ormai superato?

In realtà come accennato la versione cartacea esiste. Però mi piacerebbe si potesse trovare anche in libreria e non solo ordinabile su Amazon. Per questo però ci vuole un editore con una struttura diversa, un editore molto più grande.

Tornando ai disastri ambientali, problema molto sentito anche nella tua terra, la Sardegna, cosa pensi dovremmo fare tutti in concreto per evitarli o, almeno, limitarli?

Basterebbe non far mai prevalere il proprio immediato interesse personale e calcolare il danno ambientale come un costo, sommarlo alla tabella dei costi e dei benefici. Sono sicuro che anche solo facendo così, molte delle azioni a danno della natura non le faremmo. Nemmeno le multinazionali le farebbero. Alla fine rispettando la natura i benefici sono sempre maggiori, benefici per la salute, la bellezza risparmiata, la sicurezza dei territori. Se costruisco sulla riva di un fiume solo perché mi piace la posizione devo calcolare quel piacere, ma anche l’eventuale danno per me in caso di un’eventuale piena. O il danno ad altri.

Concludo quest’intervista chiedendoti se hai progetti futuri. Ci sono nuovi libri in vista? Magari altri libri che trattano temi “caldi” e attuali?

Tre anni fa ho iniziato un romanzo che credo sarà il mio più bello finora, ma diverse vicende capitatemi ne hanno fermato la stesura. Però conto di riprendere appena ritroverò un po’ di tranquillità. Per ora mi consola leggere i primi dieci capitoli scritti. Le tematiche del nuovo libro sono anch’esse ambientali e sociali come in Macerie, ma l’ambientazione è completamente diversa, i personaggi pure sono diversi, così come i loro problemi. Sarà un libro emozionale anch’esso e molto critico nei confronti della società e della propensione a perdersi e a sbagliare dell’uomo.

Ringrazio l’autore per essersi prestato a questa chiacchierata. Da parte mia, vi invito caldamente a leggere il suo libro, Macerie, se siete interessati alle tematiche ambientali e al rapporto uomo-natura. Un libro emozionale e ricco che non potrà lasciarvi indifferenti.

About author

Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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