The Magic Circle: creare un gioco giocando

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The magic circle

Schermata di gioco di The magic circle

Ragazzi, cosa sta diventando realmente il brand dei videogames? Come in ogni sorta di produzione esistente, ha iniziato a prendere forma e pian piano si evoluta, è cresciuta, maturata e col tempo è stata in grado di regalare prodotti di un certo spessore. Oggi, il videogame è diventato più di una mera opera di intrattenimento, legata semplicemente allo svago e al divertimento. I primi segni di cambiamento si ebbero con i games nati nei vari team di sviluppo, guidati dalla passione e dalla voglia di creare produzioni che potessero lasciare un segno indelebile non solo nel cuore dei vari player, ma che fossero anche in grado di fare scuola e diventare vere e proprie colonne portati del gaming. Questo si ebbe con l’avvento della quarta generazioni di console, che si distaccavano molto dalla componente ludica. Ma oggi cos’è cambiato da allora? Cos’è accaduto ai nostri tanto amati videogames per farli diventare mere copie del passato e arrivando al punto di avere produzioni travagliate e talvolta incomplete nonostante team di sviluppo capaci? Nulla. Semplicemente, le produzioni videoludiche si stanno mostrando per quelle che sono: delle industrie. E in quanto tali devono macinare soldi e accontentare i fan e rispettare date di scadenza. Purtroppo, non si possono produrre capolavori e dare delle date ben definite, sarebbe necessario piuttosto dare loro il tempo che serve. In questo panorama di produzioni non sempre al top e brand spremuti fino all’osso troviamo una piccola perla che ironizza su quello che è ormai diventato il mondo dei games: The Magic Circle.

Sono totalmente assenti videogiochi che trattano direttamente e in modo satirico il processo di creazione, cosa che accade più spesso nel cinema, con film acclamati dalla critica come Argo e The Artist, che drammatizzano il lavoro di pre-produzione nel mondo di Hollywood. The Magic Circle, infatti, si pone come primo titolo di satira rivolto al mondo della programmazione e dello sviluppo di un game, ponendosi come pioniere di questa tipologia di narrazione.

The magic circleL’opera è nata da un piccolo gruppo di sviluppatori, composto dai dipendenti che avevano precedentemente lavorato a capolavori come BioShock e Dishonored, con un cast vocale d’eccezione che comprende James Urbaniak, Ashly Burch, Karen Dyer e Stephen Russell. L’esperienza di questi programmatori si sente soprattutto nell’incipit narrativo: “Sei il protagonista di un gioco fantasy in prima persona incompleto e sei intrappolato nell’inferno della sua fase di sviluppo”. I designer (interpretati da James Urbaniak, Ashly Burch e Karen Dyer) appaiono come delle divinità, ma saranno così indecisi che non ti assegneranno alcun potere. Con l’aiuto di una misteriosa voce incorporea (Stephen Russell), dovrai sottrarre a queste “divinità” indegne gli strumenti che ti serviranno per finire il gioco, scoprendo man mano questa storia di umorismo nero. Trama alquanto semplice nel suo complesso, che si fa portavoce del degenerato mondo odierno dei videogames. Satira che passa non solo nei vari dialoghi carichi di personalità e humor, ma anche dalla scelta di un game design anonimo e privo di qualsivoglia scelta coraggiosa o distintiva, laddove l’incompletezza delle diverse ambientazioni permetterà al giocatore di rispondere alle domande dell’entità a proprio piacimento. Succede spesso, infatti, che molti giochi odierni si scopiazzino tra loro e creino miscugli di vari titoli, generando opere prive di personalità. Anche il gameplay risente della scelta di denunciare a piena voce ciò che sta accadendo. Infatti, l’eroina del gioco sarà in grado di dare “la vita” e di colorare il mondo di gioco nel momento in cui sceglierà di usare il proprio estro creativo.

La storia si svolge principalmente in un ambiente sandbox, ma contiene una miscela di puzzle da risolvere e brevi fasi di combattimento ed esplorazione. Il giocatore avrà la capacità di intrappolare nemici, oggetti e altri elementi del gioco al fine di ottenere le loro funzioni e modificarle a suo piacimento. Le funzioni che si raccoglieranno potranno poi essere trasmesse a qualsiasi altro oggetto o creatura per creare servitori che potranno difendere il giocatore o aiutarlo a superare determinati ostacoli e puzzle. Scelta di gameplay alquanto azzeccata e peculiare, che diversifica il mondo di gioco; è possibile creare da dei semplici funghi dei funghi robotomizzati e volanti in grado di sparare, ma non solo. Infatti, in tutto il gioco si avrà campo libero su più di 60 specie di mostri combinabili a proprio piacimento. Tutte le decisioni del giocatore avranno un impatto importante sul mondo di gioco e sulla stessa trama. Il tutto condito con un finale in salsa Portal. A buon intenditore poche parole!

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