A lezione da Jafar Panahi: coraggio e genialità al servizio del cinema

1

Taxi Teheran

Un Taxi guidato da Jafar Panahi porta in giro, per le strade di Teheran, la quotidianità della capitale iraniana. I personaggi che si susseguono sui sediolini dell’auto, che è anche macchina da presa, rappresentano infatti degli archetipi che potresti normalmente trovare in giro per le stradine della città. Ne vieni fuori un film che guarda, godardianamente, alla realtà e che si rende fin subito conto che non può far altro che riprodurre, crudelmente, quello che gli succede intorno. Un film sì di finzione, ma una finzione che finisce ben presto per confondersi con quel “sordido realismo” di cui spesso è stato accusato Panahi e che gli è costato, oltre a qualche anno di carcere con pena sospesa, la  ventennale proibizione di girare e scrivere film, oltre che di rilasciare interviste. E il realismo mostrato in Taxi Teheran è veramente sudicio, perché sudicia è la realtà in cui è calato e sudicia è la prigione che attanaglia il popolo iraniano.

Un film che non può che essere politico, ma senza perdersi nei meandri del funzionalismo e dell’utilitarismo (che già di per sé sarebbe mirabile) di una denuncia. Già, perché oltre a ragionare sulla funzione culturale del cinema e delle attrezzature audiovisive all’interno dei regimi, Panahi non manca di prendere parte al “discorso” sul cinema stesso, attraverso quel metacinema tanto caro e decantato dall’altro, grande, regista iraniano, Abbas Kiarostami. Sembra quasi obbligato il rimando a Holy Motors, il film di Leos Carax uscito del 2012. Le analogie sono evidenti: la macchina in giro per le strade di Parigi, l’infinità di soggetti cinematografici ripresi dalla strada e l’elogio al cinema. Ma proprio in questo ultimo punto si dirama la più grossa differenza tra il film francese e quello iraniano: il primo racconta di un cinema che esaurisce la funzione sociale ma continua imperterrito “per la bellezza del gesto”, il secondo, invece, raccoglie dalle viscere di una città la crudezza di una cultura millenaria che, nonostante le proibizioni, dimostra di essere ancora viva e pulsante.

La rivoluzione di Panahi passa da quello che, oggi, in occidente, sembra essere diventata la cosa più semplice da fare: girare un film. E lo fa utilizzando anche un cellulare o una comune macchinetta digitale perché il soggetto va ricercato in altre cose rispetto a libri e capolavori del passato, magari tra le strade o nelle case o nel contrabbandiere di DVD. Ed è la ricerca dello stesso a essere il fulcro di tutto il film: il soggetto sfugge, ritorna e poi si disperde definitivamente nel realismo cinico.

Un realismo che però non impedisce a Jafar di mettere al centro della sua disquisizione la figura femminile. Dalla nipotina, con velleità artistiche, che si rende conto da sola di quanto sia difficile da realizzare un film all’interno delle restrizioni imposte dal regime, fino alla giovane e brillante avvocatessa dello stesso regista. Ed è attraverso questo bellissimo personaggio che Panahi ci lascia con il più forte dei messaggi possibili ma anche con un grosso interrogativo. Il fiore, che fa da contrasto alle suggestioni dei ricordi del carcere e delle torture ricevute, è il fiore della speranza riposta nella settima arte o quello poggiato su una tomba di un mezzo che a distanza, poco più che centenaria, dalla sua nascita, ha smarrito la sua funzione socio-culturale?

About author

Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

1 comment

Post a new comment

Potrebbero interessarti

Danny (Danny Lloyd) nel film Shining con indosso un maglioncino che fa riferimento all'Apollo 11

Shining: torna al cinema il capolavoro di Kubrick

[caption id="attachment_11315" align="alignnone" width="1200"]Il film Shining (Stanley Kubrick, 1980) torna in versione ...            </div>
        </article>
        
        </div>
    
</div><!-- .recommend-box -->        		            <script>
                ytframe_ID = [];
            </script>
            
            <div class=

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi