Quando “Guizzino” riesce davvero a far paura ai pesci grossi

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Guizzino

Guizzino, di Leo Lionni

Facciamo un gioco. Guardate questa foto. Uno di questi due libri per bambini è stato censurato, ma quale dei due?

Non pensateci troppo.

Ecco, probabilmente avete sbagliato: il libro censurato è Guizzino, di Leo Lionni.

Non fraintendete: non è che il libro di Baby-K meriti la censura, assolutamente. È che inizialmente spiazza e fa un po’ sorridere il fatto che un libro per piccolissimi intitolato Guizzino sia considerato più sovversivo di un manuale per ragazzine su Come diventare Femmina Alpha.

E Guizzino effettivamente è un libro sovversivo: la storia, che i bambini possono seguire meglio grazie a illustrazioni particolarissime, è quella di un pesciolino nero in un mare di pesci rossi. Un giorno si trova da solo e decide di unirsi a un altro gruppo di pesciolini rossi, sebbene così diversi da lui. E quando i pesciolini devono fronteggiare la temibile minaccia dei tonni, è proprio Guizzino a rivelarsi la presenza più importante: i pesci rossi si dispongono a formare la figura di un grosso pesce, mentre Guizzino nuota in mezzo a loro. “Io sono l’occhio”, conclude prendendo il proprio posto.

Insomma, un libro palesemente traboccante di immoralità.

A censurarlo, insieme ad altri 48 titoli, è stato quest’estate il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. Censura annunciata durante la campagna elettorale e attuata poco dopo essere stato eletto: il sindaco ha prontamente stilato una lista di quarantanove libri per bambini che non potranno essere distribuiti nelle scuole pubbliche. Il motivo? “Sono i genitori a dover educare i figli su queste cose, non la scuola. […] A casa i genitori possono farsi chiamare papà 1 e papà 2 ma io devo pensare a quella maggioranza di famiglie dove ci sono una mamma e un papà”. In realtà tra “queste cose” che non spetta alla scuola trasmettere e insegnare non c’è soltanto la temuta teoria gender (che non esiste), ma anche il rispetto per ciò che è diverso. Vedi Guizzino. Ma vedi anche Piccolo blu e piccolo giallo, sempre di Leo Lionni – la storia di due colori che si trovano, si studiano, si uniscono facendo nascere il verde – o Il pentolino di Antonino – un bambino costretto a portare sempre con sé un pentolino che gli crea non poche difficoltà, ma che con l’aiuto di un’amica saprà usare a proprio vantaggio.

GuizzinoInsomma, i maestri non devono insegnare a essere curiosi e rispettosi nei confronti delle diversità degli altri, di qualsiasi tipo siano; non devono spiegare che il bullismo è sbagliato. No, devono solo limitarsi a dire “Buongiorno” al mattino, scandire qualche tabellina e qualche nozione di storia, sbadigliare “Arrivederci” a mezzogiorno e basta. Probabilmente Brugnaro non sa che “educare” deriva dal latino educĕre: letteralmente “condurre fuori”. Chi educa conduce fuori. In tutti i sensi: riesce a trarre qualcosa fuori dal bambino o dal ragazzo con cui ha a che fare, e allo stesso tempo riesce a condurlo fuori dall’ignoranza, dal porto troppo sicuro delle proprie certezze, da se stesso. Lo porta fuori, lo fa scontrare col mondo. È solo così che si può crescere.

Non si cresce, invece, se si resta chiusi nelle proprie convinzioni. È a questo, tra le altre cose, che servono i libri: ti pongono davanti realtà diverse. Ecco perché è importante che un bambino, un ragazzo si confronti anche con letture che possono cozzare con ciò che gli è stato insegnato a casa: perché è così che inizierà a pensare, a crescere.

Intendiamoci, poi: come dicevo, parecchi dei libri censurati non parlano neppure di omosessualità e famiglie diverse. Il ragionamento di Brugnaro, quindi, è ancora più violento: una condanna in toto alla diversità. A onor del vero, il sindaco è poi tornato sui propri passi, ridimensionando la sua scelta, ma non troppo: nella lista nera ci sono ancora titoli come Piccolo Uovo, illustrato da Altan. Chi avrebbe mai detto che l’illustratore della Pimpa si sarebbe rivelato un pericoloso ribelle? L’ovetto in questione osserva, viaggia, esplora per cercare di capire in quale famiglia gli piacerebbe nascere. E ne incontra di tutti i tipi: una (di tigri) con due mamme, una senza padre, una che ne ha due, una con un solo figlio. Un invito a conoscere, a guardare a diverse situazioni famigliari – non solo famiglie omogenitoriali, ma anche genitori divorziati, famiglie allargate, famiglie con un solo genitore e così via – con la stessa curiosità, senza pregiudizi? Eh no! Dalle parti di Brugnaro (e non solo) è partito un corteo con torce e forconi e antichi cori medievali in sottofondo. Il libretto in questione è accusato di dare adito alla temibile ideologia gender (che non esiste, ma questo loro non lo sanno).

Sarebbe interessante aprire un discorso a parte sull’ideologia gender (che non esiste). Per chi non lo sapesse, ci sono non poche persone che manifestano il loro dissenso a quest’ideologia (che non esiste). Alcuni di loro manifestano in piedi e con un libro in mano. Avete presente quando nei film c’è il pazzo che impugna la pistola e tutti intorno gli gridano “Mettila giù, non sai come si usa!”? Ecco, uguale. Forse qualcuno, inconsapevole, in passato ha manifestato con “Guizzino” in mano. Ma non indaghiamo.

Il punto è che per queste persone l’ideologia gender è una serie di concetti e di valori che la scuola, in primis, cercherebbe di inculcare ai bambini. Sui social, non troppo tempo fa, girava l’immagine di un documento fasullo che illustrava cosa venisse insegnato ai bambini, in ogni fascia d’età: dalla masturbazione infantile precoce ai metodi contraccettivi, dall’asessualità ai rapporti sessuali tra adolescenti. In realtà il documento cui si fa riferimento, debitamente travisato, lo trovate a questo link. L’obiettivo del documento, come potete vedere, non è quello di insegnare ai bambini ad essere dei pervertiti, ma solo a vivere serenamente la propria sessualità, a rispettare la sessualità degli altri e ad essere consapevoli delle proprie azioni. Di nuovo, in gioco non c’è l’immoralità ma semplicemente il rispetto. “Ma questa è un’altra storia, e la si dovrà raccontare un’altra volta.”

Tornando al discorso dei libri, è tremendo che nel 2015 dei titoli vengano censurati. Perché si possono addurre tutte le motivazioni del mondo: sempre di censura si tratta. Sono libri innocui, quelli che il sindaco di Venezia ha deciso di mettere al bando, ma anche se non lo fossero il discorso sarebbe sempre lo stesso: i libri non si censurano. Mai, neanche se sostengono le tesi più agghiaccianti del mondo. Non si può negare l’esistenza del Mein Kampf, non si può vietarne la lettura, perché nella sua essenza è comunque un libro utile. È un libro che ci può far capire una certa situazione storica o anche solo quanto può essere profondo e buio l’abisso. Le letture negative sono capaci di far indignare, di scuotere, di non lasciare indifferenti, di far vacillare o di far aggrappare con maggior solidità alle proprie certezze, di informare, di rendere consapevoli, delusi, arrabbiati. Sono un motore potente tanto quanto quelle positive.

E a maggior ragione quando a essere censurate sono proprio quelle positive, quelle che insegnano la curiosità, il rispetto, la consapevolezza che il mondo è variegato, allora viene veramente da farsi due domande e da chiedersi a che punto siamo arrivati, se ci siamo arrivati.

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Guendalina Ferri

Guendalina Ferri

Pistoia, 22 anni. Curiosa per scelta, lettrice per necessità, miope per sfiga. Un giorno farò la giornalista o il marinaio, devo ancora decidere.

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