La Catarsi dopo la strage: Luz racconta la sua rinascita

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Catarsi

Dettaglio della copertina di Catarsi

Certe volte conviene sbagliare. Certe volte un errore può salvare la vita.

Rénald “Luz” Luzier il 7 gennaio era in ritardo, avrebbe dovuto essere al lavoro da almeno un’ora. Poco importa che fosse il suo compleanno e che la tentazione di festeggiare con la propria compagna fosse certamente più forte della voglia di fiondarsi in redazione. Quel giorno Luz doveva essere a Charlie Hebdo da un pezzo, ma è arrivato tardi. O meglio, è arrivato appena in tempo per avere salva la vita, per vedere due attentatori armati girare l’angolo e compiere la loro carneficina. Appena in tempo per lasciare che quelle immagini e quei suoni si imprimessero nella sua mente e che qui si distorcessero, tormentandolo. Gli spari dei kalashnikov diventano allora un valzer, i due uomini dei leggiadri ballerini, che con grazia spazzano via idee, libertà, stabilità, vite. Una danza a suon di proiettili.

Tutto questo è raccontato in episodi in Catarsi, disegnato proprio da Luz ed edito in Italia da Bao Publishing. Si affronta il percorso di riabilitazione del disegnatore dopo l’attentato con grandissima forza, lo sconforto, le crisi, ma anche l’amore e l’umorismo che aiutano a sopravvivere. I sogni e le tormentate visioni dell’autore hanno un ruolo importante nel libro, mostrano al lettore come il terrore sia stato interiorizzato dal fortunato sopravvissuto (ma sfortunato testimone) alla strage. Il ricordo si addentra ovunque: nel sogno, come già detto, ma anche nell’immaginazione. Si infiltra nella mente, fino addirittura a somatizzarsi fisicamente e la stessa somatizzazione diventa un personaggio rilevante nel racconto: il capriccioso nodo allo stomaco Ginette, che impedisce di dimenticare e migra al cuore, alla testa, alle mani e al sesso, impossessandosi completamente di Luz e generando tristezza, paura, paranoia, malinconia.

Catarsi è anche un libro profondamente sessuale, ma non sensuale. È un erotismo istintivo, quello che viene rappresentato, valvola di sfogo per il proprio dolore, con cui spesso arriva perfino a confondersi. Con Camille, compagna tanto amata, Luz condivide queste emozioni, nel disperato tentativo di non andare a fondo, di innalzarsi con lei e grazie a lei. Anche quando il panico diventa soffocante, è la sua bellezza a rivelarsi l’antidoto necessario, la chiave per la liberazione. È la sua amata a stargli vicino subito dopo la strage, a fermare i suoi scatti d’ira autodistruttivi e mostrargli ciò che di bello nella vita rimane.

L’angoscia, in Catarsi, è rossa. Riempie la pagina, il personaggio, finalmente scompare e poi ritorna, ribolle nella testa e provoca crisi isteriche. Rosso è il sangue all’interno della redazione, che inonda lo sguardo; sono le labbra della moglie subito dopo la tragedia; è la tragedia stessa dentro Rénald. Per liberarsene, il disegnatore deve affrontare un cammino fatto di accettazione, sopportazione, terapia. Un cammino che ha il ruolo di tirarlo fuori dall’immobilità, dalla paralisi che colpisce anche i suoi schizzi.

Catarsi si conclude proprio con gli omini abbozzati di Luz, così come era iniziato. Eppure sono personaggi differenti, rivolti verso una direzione, verso la mobilità. Soltanto uno rimane fermamente frontale, con lo sguardo sgomento, ma la voglia di ricostruire la propria felicità con cui il fumettista e Camille ci lasciano fa presagire una liberazione che sarà presto completa. In questo la realizzazione del libro ha sicuramente avuto un ruolo fondamentale per Rénald, rappresentando l’occasione dell’autore di manifestare finalmente i sentimenti che sostenitori e omaggianti, dopo la strage, gli avevano riversato addosso. Trasposte nero su bianco ci sono tutte le sue emozioni, ma soprattutto un urlo che dura quattro pagine e che le sommerge interamente. Un urlo estremamente catartico. Insomma, come diceva un verde saggio, «meglio fuori che dentro».

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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