La Parigi dimenticata di Doisneau

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Un centesimo di secondo qui, un centesimo di secondo là… anche se li metti tutti in fila, rimangono solo un secondo, due, forse tre secondi… strappati all’eternità.

Fotografare consiste nell’allineare mente, occhio e cuore. Robert Doisneau ha passato sessantacinque anni “a catturare gesti ordinari di gente ordinaria in situazioni ordinarie”, creando attraverso i suoi scatti “un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere”. Più grande esponente del fotogiornalimo di strada insieme a Henri Cartier Bresson, nasce il 14 aprile del 1912 a Gentilly, piccolo sobborgo di Parigi. Dopo aver lavorato per alcuni anni come litografo, Doisneau inizia a occuparsi di fotografia a partire del 1939, quando viene assunto come fotografo industriale presso le officine della Renault. Viene però presto richiamato alle armi dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, a cui segue la sua partecipazione alla Resistenza: nell’estate del 1944 è tra coloro che documentano con l’inseparabile macchina fotografica la liberazione di Parigi a opera degli Alleati, due mesi dopo lo sbarco in Normandia.

Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l’inatteso che si incontra per le strade.

La protagonista delle sue fotografie è la Parigi degli operai e delle famiglie della piccola borghesia, le sue opere sono dei “teatrini” in cui si coglie la poesia di momenti quotidiani e della spontaneità. Le sue sono piccole storie, spesso raccontate con un pizzico di sarcasmo e nostalgia, a cui spesso si aggiungono ritratti di altri artisti famosi come Picasso, Prévert e Dior, ma anche vari reportage per Life o per Vogue che lo porteranno a conoscere anche la bella società parigina, che però non sembra interessargli particolarmente.

Doisneau

Bacio davanti all’hotel De Ville

Il 9 marzo del 1950 immortala quello che sarà il suo scatto più ricordato, il Bacio davanti all’hotel De Ville, il quale sarà riconosciuto a livello internazionale come simbolo dell’amore giovanile a Parigi. Le persone ritratte cui Doisneau chiese di posare erano Françoise Bornet, una studentessa di teatro, e il suo ragazzo, Jacques Carteaud. L’identità della coppia rimarrà sconosciuta fino al 1992 quando si è visto arrivare la denuncia di una matura coppia di coniugi, Denise e Jean Louis Lavergne. Questo portò Doisneau a spiegare che i protagonisti della foto erano in posa e dimostrò che i personaggi ritratti non erano i coniugi Lavergne.

Meno famosa è la sua parentesi americana, nel 1960 la rivista Fortune gli commissiona un reportage su Palm Spring, al tempo tra i più rinomati luoghi di villeggiatura statunitensi, dove Doisneau immortala immagini di ricche signore cariche di gioielli, auto di lusso guidate da veri o presunti miliardari e scenografiche piscine, un mondo decisamente agli antipodi del suo abituale ambiente parigino, ma soprattutto fotografato a colori, cosa alquanto rara nella sua produzione. La meraviglia delle sue foto sta tutta nell’opporre alla malinconia, ma anche alla pesantezza della vita quotidiana, un umorismo affettuoso e la condivisione di un sorriso.

Per me la fotografia non è altro che un bisogno privato, un desiderio di registrare tutto ciò che mi circonda. Tutto il resto conta poco.

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Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

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