Cara Meryl, “femminismo” non è una parolaccia

1
femminismo

Meryl Streep, Romola Garai e Carey Mulligan fotografate per Time Out

Non troppo tempo fa vi avevamo comunicato il nostro entusiasmo per l’uscita nelle sale di Suffragette, un film che non abbiamo esitato a definire necessario. Intanto, in attesa di poter essere visto al cinema, la promozione della pellicola continua tra foto e interviste. Insomma, la routine. Tra le recenti attività del cast c’è stato un incontro con il Time Out, ai cui microfoni hanno risposto Carey Mulligan, Romola Garai e Meryl Streep. Alle tre interpreti sono state rivolte tutto sommato le stesse domande, tra cui una in particolare, semplice, breve e quasi banale da rivolgere alle attrici di Suffragette: sei una femminista? Le risposte di Carey e Romola sono state ferme (“Yes”; “I think you know the answer to that question. Yes!”), ma Meryl stupisce, dicendo: “I am a humanist, I am for nice easy balance”.

Un’umanista? È possibile che l’interprete di nientemeno che Emmeline Pankhurst – una delle più importanti figure di riferimento per il movimento suffragista britannico – rifiuti di essere definita femminista, sebbene ogni sua dichiarazione sulle disparità di genere renda ovvio il fatto che lo sia? La stessa persona che (nell’intervista citata) dice di sentirsi ispirata da Malala Yousafzai, di trovare irritanti le domande sessiste dei giornalisti e che abbiamo visto supportare con convinzione il discorso di Patricia Arquette agli ultimi Oscar, a quanto pare, non conosce il significato della parola femminismo. Il suo però non è un caso isolato: Madonna, Sarah Jessica Parker, Demi Moore, Taylor Swift… Tutte queste star rifiutano di definirsi pubblicamente femministe perché non vogliono che si pensi che odiano gli uomini, come se tutto questo riguardasse una sorta di guerra tra sessi, una lotta per il potere.

Ci sono tantissimi fraintendimenti dietro il termine “femminismo”, alcuni talmente radicati che sembrano aver mutato il significato della parola nell’immaginario collettivo. Eppure nulla è davvero cambiato e gli scopi del movimento sono restati gli stessi dagli albori fino a oggi: ottenere un eguale trattamento dei due sessi nella società. Cosa pensano, allora, quelle persona che – pur dimostrando con le loro idee di essere femministe – finiscono per negare di definirsi tali?

Femminismo è il contrario di Maschilismo. Lo dice la parola.

No. O meglio: non esattamente. Se si intende che il maschilismo indica supremazia e il femminismo parità, allora sì, sono decisamente due termini agli antipodi. Se invece si intendono i significati delle due parole come uguali e contrari, allora no. Fermatevi. Prendete un grosso respiro. Riflettete. Capisco che la derivazione etimologia (da maschio di una e da femmina dell’altra) faccia presupporre che siano l’uno il corrispettivo inverso dell’altro, ma non è così e basterebbe leggerne le definizioni su un qualunque vocabolario per capirlo. Il femminismo si contrappone sì al maschilismo, ma perché, se quest’ultimo impone la superiorità dell’uomo sulla donna, allora l’altro rivendica contrariamente la parità tra i due sessi. Sì, sono contrari, ma non come pensate. La lotta tra i due “movimenti” non è un tiro alla fune perenne che finirà quando una delle due parti sarà cascata a terra. Il maschilismo usa la corda, il femminismo cerca di tagliarla. Avremo un lieto fine quando non ci sarà più nessuno preso al lazo.

Okay, ma io non odio gli uomini.

Perfetto, allora potresti essere femminista! Odiare qualcuno semplicemente per il proprio genere sarebbe piuttosto discriminatorio, non credi? Non tutti gli uomini sono maschilisti: ce ne sono tantissimi che lo sono, certamente, ma anche molte donne sono maschiliste (basti vedere Women against feminism). Alcune persone non ne sono neppure consapevoli, il loro è un sessismo interiorizzato. L’unica cosa che una femminista odia è il sessismo e immagino che a nessuno piacerebbe essere discriminati solo perché uomo o donna, sbaglio? Pensare che le donne siano superiori agli uomini è tanto sessista quanto il contrario: femminismo non è sinonimo di misandria.

Basta fare le vittime, anche gli uomini hanno i loro problemi!

Verissimo, infatti il femminismo, in quanto promotore della parità, si preoccupa anche di questo. Essere femministe significa credere nell’uguaglianza e reagire di fronte alle ingiustizie. Nessuno può dirti chi devi essere in base al tuo sesso: una donna può essere determinata e un uomo emotivo. L’imposizione di ruoli di genere crea problemi sia da una parte che dall’altra, perché impedisce al singolo di definire il proprio ruolo, essendo questo influenzato dalle aspettative sociali e dunque dal concetto di femminile e maschile che ogni cultura crea. Nessuna delle caratteristiche associate generalmente a uno o all’altro sesso sono di fatto innate, come ad esempio la maggiore compatibilità delle donne alla genitorialità o degli uomini alla carriera. L’assenza di libertà crea discriminazione, sia per gli uomini che per le donne. Dunque sì, siamo vittime e lo siamo tutti, ma non restiamo in un angolino a piangere per questo: reagiamo e ci imponiamo, combattendo quotidianamente per i nostri diritti.

È che le femministe sono così aggressive.

Tu non saresti nervoso se un tuo collega guadagnasse più di te solo perché uomo? O se venissi giudicato “poco virile” perché ti sei dedicato insieme alla tua compagna ai vostri figli, non lasciando che fosse solo lei a chiedere un congedo, se non addirittura a lasciare il proprio lavoro? Oppure, ancora, non saresti amareggiato se non credessero allo stupro che hai subito perché sei un uomo o se ti dicessero che te la sei cercata perché sei “una donna facile”? Soprattutto, non saresti aggressivo se, mentre tenti di combattere per la tua libertà, chi ti sta attorno cercasse di dirti che è sbagliato? Incazzarsi meno, incazzarsi tutti.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

1 comment

Post a new comment

Potrebbero interessarti

cinemafem

#ARTforshe 2 – Il cinema tra opere e interpreti

[caption id="attachment_842" align="aligncenter" width="1463"]

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi