Inside Out, un film toccante e coraggioso

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Inside Out

Paura, Rabbia, Gioia, Disgusto e Tristezza

Una famiglia si trasferisce in una nuova città, San Francisco, affrontando dei problemi nel trasloco. La piccola di casa cambia scuola e deve cercare di adattarsi alla nuova casa e ai nuovi amici, non senza difficoltà. Ecco, molto brevemente, le vicende presentate in Inside Out, estremamente semplici quanto comuni. Proprio per questa evidente essenzialità è facilissimo ritrovarsi nel vissuto della protagonista: dal bisogno di trattenere le lacrime in pubblico fino al senso di fallire in ciò che fino a poco tempo prima era il nostro punto di forza, passando per la viscerale impressione che mostrarsi sereni di fronte agli altri sia un obbligo. Lo si fa per non destare preoccupazioni, non sentirsi un peso o per non essere giudicati, ma anche per la paura di non essere compresi. Quando però non si riesce più a fingere cos’è che bisogna fare, qual è il miglior modo per affrontare le proprie sofferenze? È possibile sentirsi così anche quando si è tanto giovani? A queste domande, estremamente retoriche quanto frequenti, risponde il film, che apre una finestra sulla complessità della mente e delle emozioni umane e sul loro sviluppo.

In Inside Out si tratta con estrema forza il tema della depressione e non lo si fa con banalità, magari prendendo come soggetto un protagonista di mezza età e inserendolo in un contesto esplicitamente psichiatrico: quella di Riley, una ragazzina di undici anni che si ritrova a dover abbandonare le felici abitudini e fronteggiare le proprie fragilità, è una malinconia patologica mai diagnosticata, ma che il viaggio nella sua mente e la lente d’ingrandimento posta sulla sue sensazioni ci rendono palese. Tristezza, l’emozione in blue della ragazzina, sembra essere fuori controllo: modifica irrimediabilmente i ricordi di Riley, la rende pessimista ed entra in conflitto con Gioia, la carismatica leader nella mente della giovane protagonista. Entrambe si ritrovano dunque, per varie vicissitudini, catapultate fuori dalla postazione di controllo e, mentre impotenti assistono al declino delle solide certezze della loro “padrona”, Tristezza continua a contaminare ricordi e a perdere completamente potere, come Gioia, sulla vita di Riley. Essere depressi, infatti, non coincide banalmente con l’essere inguaribilmente tristi, ma con l’affrontare ogni giorno l’incapacità di provare allegria, fronteggiando una serie di reazioni negative alla quotidianità quali rabbia, panico e insoddisfazione (non a caso, le tre emozioni superstiti nel Quartier Generale). È una totale decadenza della personalità, delle proprie passioni e affetti, una sensazione di paralisi che ricopre tutto di una patina blu. La depressione è la paura di non poter più tornare a essere felici.

C’è un grandissimo messaggio dietro Inside Out, talmente grande che è difficile aspettarselo da un film per bambini: beatitudine significa anche dover accettare la propria sofferenza. È probabilmente scontato dire che la vita ci riserva spesso brutti colpi, da cui però non dobbiamo lasciarci abbattere, eppure nella pratica è estremamente difficile accettare che siamo destinati a vivere momenti in cui la malinconia oscura i nostri ricordi felici e che trasformano il presente in uno stato di perenne nostalgia. Sono però proprio le memorie trascorse a essere la chiave per la crescita personale: liberandosi dal passato infantile – così incontaminato e sereno rispetto al presente – si ha l’occasione di stabilire un nuovo punto di partenza, da cui ricostruire la propria personalità sulla base di un vissuto ricco non solo di gioie, ma anche di quei dolori che finiscono per trasformarci nel profondo e renderci ciò che siamo.

È necessario comprendere che ogni esperienza non è altro che un mosaico ricco di tessere, di emozioni tutte inaspettatamente necessarie, con cui la gioia pura deve imparare a coesistere. È importantissimo non vergognarsi della propria malinconia e avere il coraggio di ammetterla di fronte agli altri e di chiedere aiuto. Solo così è possibile andare avanti, venendo a patti con le proprie emozioni e avendone consapevolezza.

Un film toccante e coinvolgente, ricco di spunti di riflessione, ma anche di humor. Pete Docter (Toy StoryMonsters & Co.Up) si conferma essere uno dei migliori sceneggiatori Disney, sempre più indirizzato verso film meno infantili di quanto sembrano, che riescono con la loro apparente leggerezza a conquistare i bambini, ma con l’intrinseca profondità a emozionare i più grandi. Coraggiosa la scelta di trattare una tematica tanto oscura in un film indirizzato a un pubblico di giovanissimi, a cui si cerca di insegnare ad accettare anche la propria tristezza. Imperdibile.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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