Perché il coming out di Krzysztof Charamsa è una rivoluzione

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Krzysztof Charamsa e il suo compagno

Krzysztof Charamsa e il suo compagno

“Dedico il mio coming out ai tantissimi sacerdoti omosessuali che non hanno la forza di uscire dall’armadio”. Sono le parole di Krzysztof Charamsa, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, oltre che ovviamente fedele e presbitero membro del clero. La sua però non è l’umile confessione di un peccatore in cerca di perdono: è l’apertura totale e piena di speranza di una persona che si accetta, anche se la sua Chiesa gli dice di essere sbagliato. È un gesto di una forza straordinaria e senza precedenti. È una dannatissimamaledettissima, bellissima rivoluzione.

Il coraggio di Krzysztof porta con sé un meraviglioso messaggio di accoglienza e l’invito – rivolto ai colleghi come ai credenti – a non nascondersi. Sì, è di coraggio che parlo, perché questa decisione avrà (e ha già avuto) diverse conseguenze sulla vita del monsignore: gli sarà ovviamente vietato di insegnare ancora alle università pontificie, ma più subdolamente saranno sicuramente numerosi i fedeli e i chierici ad allontanare Charamsa. I più radicali non riporranno ancora fiducia in quel sacerdote sfrontatamente peccatore, che non ha neppure l’umiltà di chiedere perdono per le sue colpe. Viene allora da chiedersi perché una persona dovrebbe volontariamente esporsi a tanti giudizi, ma è una domanda che trova facilmente risposta.

Il coming out di Krzysztof Charamsa è necessario perché si sappia che non è possibile negare se stessi e vivere nella menzogna per un diktat imposto dall’esterno.

Perché che l’omosessualità sia un peccato non è l’idea di un ipotetico Dio, ma è l’idea dell’uomo.

Perché la religione stessa è un’idea dell’uomo, l’omosessualità no.

Perché la mobilitazione di uno è la liberazione di molti e può dare il via a un sedizioso effetto domino.

Perché, come Levi scriveva: se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E se non ora, quando?

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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