Brooklyn, una grande Saoirse Ronan ci racconta il sogno americano

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Brooklyn

Dettaglio della locandina di Brooklyn

Brooklyn è uscito nelle sale inglesi venerdì 6 novembre e non mi sono lasciata sfuggire l’opportunità di andare a vederlo. Mi era capitato di vedere il trailer e me ne ero pazzamente innamorata quindi, lunedì sera, sono andata con degli amici al cinema. La sala praticamente deserta, lo schermo grande che nemmeno alle premiere del Festival di Cannes e le poltrone comodissime, mi hanno permesso di godermi al meglio lo spettacolo.

Il film, diretto da John Crowley e scritto da Nick Hornby, ma basato sull’opera omonima di Colm Tóibín, narra la storia della giovane Eilis Lacey (interpretata da un’eccezionale Saoirse Ronan) che lascia l’Irlanda negli anni ’50 per inseguire il suo sogno americano. Eilis affronta il viaggio in nave verso la sua nuova vita senza non poche difficoltà e, una volta arrivata a New York City, inizia un percorso tutto in salita, lontana da casa e sola in un posto così lontano. Grazie al sostegno e all’aiuto dello stesso prete irlandese che le ha aperto le porte per l’America, Eilis ottiene un lavoro e vive nella casa di un’anziana signora irlandese con altre ragazze. Ben presto la nostalgia di casa, la mancanza delle persone amate e le lettere che impiegano mesi ad arrivare fanno cadere Eilis in uno stato desolato e depressivo. Su consiglio di Father Flood, Eilis inizia a studiare per diventare contabile, pur continuando a mantenere il suo lavoro. Grazie allo studio e all’incontro con un giovane ragazzo italiano (interpretato da Emory Cohen in maniera esemplare, visto che il personaggio che ne esce è un misto tra una macchietta e l’uomo d’altri tempi) la vita di Eilis prende finalmente una piega migliore, ma un tragico evento familiare la costringe a rientrare in Irlanda.

Ed è proprio tornando nel suo paesino natale che Eilis deve scontrarsi con i due mondi che più ama: l’Irlanda, con le sue radici e i suoi affetti, e l’America, con Tony e la nuova vita che si è costruita. I drammi familiari, interiori e paesani non mancano, ma alla fine Eilis sceglie con il cuore e decide qual è il suo posto nel mondo.

BrooklynIl cast del film è incredibile. Non tutti sono attori conosciuti al grande pubblico, ma il risultato è magistrale. La performance di Saoirse Ronan è impeccabile. Perfetta e incantevole. Davvero incredibile che sia così giovane (è nata nel 1994, ndr). Come detto, anche Emory Cohen è riuscito in un’impresa davvero difficile: rappresentare sul grande schermo un ragazzo italiano (del Sud) degli anni ’50, immigrato in America in cerca di fortuna con la famiglia, e, soprattutto, regalargli un accento e un movimento perfettamente tipici italiani (davvero!, alla sua prima battuta io e le mie amiche ci siamo guardate ed abbiamo esclamato “Questo è italiano!”, ancora prima che si presentasse).

Le location del film sono Brooklyn e l’Irlanda. Di Brooklyn si vedono soltanto le strade con le classiche case rosse (tipiche del 90% dei film ambientati in America), dell’Irlanda si vede qualcosa di più, ma non molto. Il film è inserito nella categoria “historical period drama”. Credo che categoria non potrebbe essere più azzeccata. Gli ingredienti ci sono tutti: ambientazione storica, dramma, lacrime, ma anche risate (soprattutto nelle scene ambientate nella casa di Brooklyn dove Eilis vive) e intrattenimento.

A mio avviso questo film è bellissimo e, appena uscita dal cinema, l’ho inserito tra i miei film preferiti in assoluto. Il lavoro che autori, regista e cast hanno fatto per questo film è incredibile. La storia di Eilis (anni ’50) non potrebbe essere più attuale e ricca di significato. E non lo dico pensando solo a tutte quelle persone che attraversano il Mediterraneo in cerca di una vita migliore, ma anche pensando a tutti quei giovani (me compresa) che, per periodi più o meno lunghi, lasciano casa e si trasferiscono altrove per cercare fortuna. Eilis scappa dall’Irlanda degli anni ’50 con la speranza di aver più fortuna a Brooklyn, noi giovani lasciamo l’Italia per fare altrettanto. Il film racconta anche questo. Una storia di emigrazione e speranza che si ripete. Perché partire e abbandonare tutto non è mai facile, non lo era sessanta anni fa e non lo è nemmeno oggi, ma con determinazione e un pizzico di fortuna le cose possono andare bene.

In conclusione. Il film è bello, molto bello. La storia è importante. Non è un film facile perché fa piangere, arrabbiare, sorridere e sospirare. Però non posso che consigliarvelo. Stando qui in Inghilterra non ho idea se in Italia sia già uscito, se uscirà o se non uscirà, ma in qualche modo reperitelo, guardatelo, assaporatelo e svisceratelo, perché non vi lascerà delusi. Era da tempo che non restavo così positivamente colpita da un film, quindi state pure certi che è bello davvero!

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Antonella Beozzo

Antonella Beozzo

Blogger, Bookaholic. Appassionata di libri, musica, film e natura, colleziono libri, istantanee e ricordi. Classe 1989, aspirante storyteller e clarinettista per diletto.

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