Io ho scelto di partire

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partire

University of Limerick bridge

Sono una ragazza napoletana di diciotto anni e ho un’immagine del mio futuro che corrisponde pressappoco alla visione del sole attraverso un caleidoscopio: brillante, colorata, ma anche indefinita e frammentata.

Un anno fa, di questi tempi, frequentavo il mio ultimo anno di liceo classico, e non avevo idea di cosa avrei fatto nella vita, di chi sarei voluta diventare, o più semplicemente quale indirizzo universitario avrei frequentato. Non sapevo nemmeno in quale Stato avrei continuato i miei studi!

Ripensando alla bella esperienza che avevo vissuto in Irlanda l’anno precedente come exchange student, mi venne l’idea un po’ folle di andarmene di casa e trasferirmi in Irlanda. Avevo sempre desiderato “cambiare aria”, vivere da sola, diventare indipendente, viaggiare, avere una vita che fosse molto diversa da quella che avevo vissuto fino a quel momento. Dopo estenuanti ricerche, sudatissime faccende burocratiche e argomentazioni degne dei migliori avvocati per convincere i miei genitori a lasciarmi andare, ora vivo in Irlanda dal 28 agosto 2015 in una casetta calda (si fa per dire… ) e accogliente, frequento il corso di Journalism and New Media all’University of Limerick, che ha il campus più bello d’Irlanda secondo le statistiche e le recensioni degli studenti.

Amo tutto di questa mia scelta: il Paese in cui vivo, il corso che frequento e che mi fa svegliare ogni mattina col sorriso, amo passare tutti i giorni davanti alla piscina olimpionica della mia università sapendo che non farò mai attività fisica nemmeno sotto tortura, le facilities che la mia università mette a disposizione che mi permettono di accedere a risorse che – ahimè – in Italia sono lontane anni luce.

Ma tutto questo non è sempre semplice; vivere da soli può essere la cosa più liberatoria e allo stesso tempo difficile del mondo. È bello sapere che se volessi potrei nutrirmi di Jaffa Cakes e porridge e nient’altro senza che nessuno me lo impedisca ed è anche bello vivere nel disordine più totale e non trovare neanche più i propri piedi sotto le montagne di vestiti. Ma questo comporta anche comportarsi da adulti (ogni tanto), maturare velocemente, prendere decisioni, avere enormi responsabilità. E poi fare la spesa, fare il bucato, cucinare… insomma, cose che di solito farebbe mammà e che tolgono non poco tempo allo studio (o al sonno). Per non parlare della solitudine, che all’inizio è una brutta bestia; poi o ci si fa degli amici, o ci si fa l’abitudine. E delle ore passate su Skype cercando di assorbire da quello schermo più calore umano possibile, gli sforzi immani per cercare di rendere la tua stanzetta più tua possibile, le giornate passate alla ricerca di real Italian food, che poi Italian non è mai, le aspettative puntualmente deluse dalla pizza irlandese, che fa veramente schifo.

Per andarsene ci vuole coraggio. Bisogna essere forti, talvolta bisogna bastare a se stessi. Ma questo non significa amare meno la propria patria. Non c’è un giorno in cui mi svegli senza desiderare di sentire il profumo del caffè di papà, o veder filtrare il sole dalla finestra, per poi affacciarmi e vedere “La donna incinta” adagiata sul mare. Non c’è un giorno che passi senza programmare le mie vacanze di Natale a Napoli con i miei amici e la mia famiglia, perché si sa, il Natale senza i propri cari non è Natale, e non c’è una sola delle persone che ho conosciuto a cui non abbia mai raccontato quanto sia meravigliosa la mia città e di quanto sia splendida la mia gente; degli infiniti cenoni di Capodanno, del calore dei nostri abbracci, del profumo della pizza a ogni angolo, del rumore che fa il mare alle due di notte in estate, quando le strade sono ancora piene di gente; della musica, dell’arte, del cibo della mia terra.

Andarsene non significa arrendersi, non significa non amare la propria città, non significa scegliere la strada più semplice (semmai il contrario). Certo, ci sono soddisfazioni, emozioni nuove, indipendenza e tante cose belle che non è d’uopo elencare in questa sede. Ma significa anche sacrificio, coraggio, talvolta sofferenza, mancanza di casa.

Una volta lessi che chi non è mai partito almeno una volta pensando di non tornare mai più non ama abbastanza la propria patria, e io non potrei essere più d’accordo. Niente come l’allontanarsi dalla propria città può farci sentire fieri delle nostre origini, pronti a difendere il nostro Paese sempre con le unghie e con i denti, perché non importa quanti oceani mi separeranno da Napoli e quanto lontano dovrò volare per inseguire un sogno, il mio cuore resterà sempre alle falde del Vesuvio gridandomi fiero «I’ sto cca’».

About author

Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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