Io ho scelto di restare

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Napoli

Port’Alba © Giuseppe Speranza

Ho 19 anni e una moltitudine di sogni che sgomitano nel cassetto per fuoriuscire. Sono una ragazza come tante altre, e fra le molte cose normali che faccio c’è anche quella di frequentare l’Università. Non provengo da una grande metropoli cosmopolita, piena di persone, di cose, di luci e di opportunità, il mio è un piccolo paese di provincia, comodamente adagiato nel grigiore della quotidianità. Non c’è nulla di eccezionale che lo distingua da un altro piccolo paese uguale. Quasi ogni mattina mi alzo alle 6, con fatica sacrifico quelle ore di sonno in più che mi piacerebbero per arrivare, dopo un travagliato percorso che mi induce a prendere treni, pullman e metro, nel meraviglioso palazzo che mi ospita per qualche ora al giorno per seguire i corsi universitari. Non ancora dirò il luogo in cui si trova quest’università.

Dirò solo che ci sono ragazzi volenterosi, che ogni giorno fanno esattamente quello che faccio io, ragazzi intelligenti e svegli, i quali hanno un cervello per ragionare, mille idee che gli ronzano per la testa, un cuore aperto e una mente pronta ad assimilare e rielaborare.

Dirò che ci sono professori bravissimi, che con le loro lezioni tengono letteralmente in estasi gli studenti, che riversano il loro amore per le materie insegnate negli alunni, lì pronti ad ascoltare. Professori che magari hanno insegnato in altri luoghi, che hanno viaggiato per i cinque continenti e che dopo tante peregrinazioni sono giunti in quell’Università.

Dirò che sì, forse in effetti non sempre ci si siede, che ci sono problemi logistici che in tutta sincerità non dovrebbero esserci.

Dirò che ci sono delle tasse, non equiparabili a quelle di una privata, ma tali da far diventare lo studio universitario quasi elitario.

Dirò che ci sono sessioni da quattro esami che si devono preparare in meno di un mese.

Dirò che in ogni angolo della città che sto imparando a conoscere e frequentare si respira profumo di storia, di conoscenza, di grandezza e potenza, ma anche di gentilezza e calore.

Si respira pure odore di pizza e sfogliatelle però.

Si è capito, sto parlando di Napoli.

Perché tutto questo? Perché ogni volta che sento denigrare Napoli e la sua università è come se stessi ricevendo una coltellata al cuore, e purtroppo questo è capitato, e non poche volte.

Ho deciso di seguire un sogno, quello del giornalismo. Avrei potuto fare una scelta che mio padre non avrebbe potuto sobbarcarsi, sarei potuta andare via e trasferirmi, magari anche trovarmi un lavoro pur di mantenermi, ma ho deciso di restare.

Studiare a Napoli non dovrebbe essere considerata una sfida, come ormai sta diventando. Non dovremmo studiare a Napoli perché vogliamo dimostrare che anche da una università purtroppo passata in secondo piano possono uscire menti geniali. Dobbiamo studiare a Napoli, o in qualsiasi altra università del Sud, perché Napoli, come tante altre città, è la culla della cultura, dovunque ci si volti si vedono piccoli pezzi di storia, angoli da esplorare per conoscere e sapere.

Mi sono sentita dire che “studiare a Napoli è una bazzecola, che è tutto più facile”, ma perché dovrebbe essere così?

Perché persone che studiano, che versano sangue e sudore sui libri, studenti appassionati e entusiasti di imparare devono essere relegati a un livello, che in realtà non è più basso?

Non riesco a capacitarmi del perché quando si parla di università pubblica si parla di qualcosa di più semplice, di meno dispendioso e quindi meno complesso.

Non fatevi ingannare dalle belle parole, dalle false idee e dai falsi miti. Scegliete ciò che vi piace, io ho scelto lettere, è un percorso difficile da affrontare, per il lavoro, per lo stipendio, ma non per la passione che ci metto in quello che faccio.

La vita diventa inutile inseguendo il dio Denaro, studierete materie che vi fanno venire l’orticaria, avrete gli attacchi di panico pensando alle pagine di nozioni che non vi interessano e per cosa? Per qualcosa che vi darà una soddisfazione effimera e che vi farà diventare soltanto degli altezzosi snob che si vantano di far frequentare ai figli università costose in metropoli pericolose.

Io ho scelto di restare e ne sono fiera, perché amo la città, che è diventata un po’ la mia seconda casa. Non è fuggendo da certe difficoltà che si diventa grandi e importanti, la scelta più coraggiosa è quella di mettere la propria mente, il proprio cervello e il proprio cuore al servizio di un percorso di studi che si ami, in una città, forse martoriata, ma che ha ancora tante cose da offrire, un futuro incerto, indubbiamente, ma che in verità non si costruisce in base al nome dell’Ateneo ma in base all’amore per la vita, per le proprie attitudini e i propri sogni e soprattutto in base alla potenza con cui un singolo individuo, con il suo cervello, può investire il mondo.

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Marianna L. di Lucia

Marianna L. di Lucia

20, lettrice accanita, amante del cinema, aspirante giornalista, studentessa di lettere, innamorata delle parole.

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