Marta e Daniela: una battaglia da vincere | L’Italia ha paura?

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Marta, Daniela e Ruben

Marta e Daniela sono due mamme, ma due mamme dello stesso bambino. Sono due mamme italiane, si sono sposate in Spagna e vivono da diceci anni a Barcellona. Ruben è il primo bambino, figlio di una coppia omosessuale italiana, a essere registrato come cittadino del nostro Paese. Il merito di questo evento straordinario è del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha forzato la nostra legge in nome del diritto all’esistenza in vita. Sì, perché Ruben esiste e pertanto ha il diritto di essere riconosciuto, anche se alle anagrafe Marta risulta padre (perché i moduli italiani non prevedono la forma neutrale di genitore). Poco importa, “La nostra è una grande vittoria della realtà sulla legge“, affermano le madri con entusiasmo. Un entusiasmo che però non dura troppo, perché c’è sempre qualcuno pronto a mettere i bastoni fra le ruote e il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, ha deciso che l’atto di trascrizione del piccolo Ruben deve essere annullato, almeno parzialmente. Perché? Perché l’Italia non accetta l’esistenza di due mamme, la legge non ammette due cognomi, la legge è la legge. E il piccolo Ruben diventa un figlio senza diritti, estirpati da un Paese in cui la burocrazia diventa più importante della vita stessa.
Cose come queste, lo sapete, ci stanno a cuore e noi abbiamo deciso di far parlare loro.

La vostra esperienza si aggiudica un primato in Italia. Come vi siete messe in contatto con il sindaco di Napoli e qual è stata la sua reazione alla vostra richiesta?

Abbiamo spedito la richiesta formale tramite il Consolato. Il Sindaco era già al corrente della situazione, in precedenza avevamo spedito i vari documenti direttamente all’anagrafe. Ha reagito in maniera molto umana e professionale: lui e il suo team hanno fatto una serie di verifiche tecniche e giuridiche e hanno trascritto l’atto di nascita di Ruben.

Napoli è stata quindi la prima città italiana a testimoniare un evento del genere, peccato che il Prefetto abbia ben pensato di rovinare tutto minacciando di annullare l’atto di nascita di Ruben. Come si giustifica Gerarda Pantalone e, soprattutto, a cosa porterebbe tutto questo, nel concreto?

Il Prefetto fa riferimento al fatto che in Italia non si possono avere due cognomi e al fatto che nel modulo, io (Marta) compaio come padre. Una semplice formalità dato che i moduli sono vecchi. Succede anche in Spagna, ma non è un problema.

La vostra battaglia è continua e si diffonde anche sui social. Quale sostegno possono dare tutti coloro che vi appoggiano?

Condividere ciò che pubblichiamo, parlare di noi e di altre famiglie come noi. Più si sa dell’argomento meglio è. Il problema arriva quando non si sa niente della questione e si esprimono giudizi con troppa leggerezza.

Il paese in cui vivete è totalmente diverso dall’Italia. Raccontateci un po’ com’è essere gay in Spagna. Anche lì si straparla di teorie gender e cose simili? Esistono movimenti come le sentinelle in piedi?

La Spagna è grande e non è il paradiso dei gay, sfatiamo il mito. Noi viviamo a Barcellona, che da questo punto di vista è un’isola felice. L’omosessualità è visibilissima, accettata, rispettata e inclusa in tutti gli aspetti della società. La teoria gender è una bufala italiana. Qui ci sono i Gender Studies e in moltissimi luoghi si lavora con la loro prospettiva, si intende la diversità come un valore aggiunto, non come un problema che genera discriminazioni. 

Avete mai pensato che Ruben potesse ricevere qualche discriminazione? Come ci si protegge da questa paura e quali sono, secondo voi, le armi per cambiare il pensiero della società?

Tutti possiamo ricevere discriminazioni per un sacco di motivazioni, adulti e bambini. È triste ma è la realtà. Per evitarlo bisogna lavorare sull’educazione perchè diventi inclusiva, bisogna informare in maniera capillare la società, bisogna mostrarsi alla luce del sole senza paura, bisogna tessere alleanze con altre comunità che vengono discriminate.

Ma voi, a questo punto, pensate che l’Italia sia un paese omofobo?

L’Italia ha tante realtà. Ci sono persone aperte e pronte all’accettazione della comunità lgtb e altre che brancolano nel buio spaventate non si sa bene da cosa. È un paese in grado di progredire, ma sembra che ci voglia ancora tempo e tanto lavoro.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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