Muse: i nuovi Queen o solo una brutta copia?

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Muse

Un ritratto dei Muse

Esiste davvero qualcuno che ancora non conosce i Muse? Subito al patibolo. Per tutti quelli che, evidentemente, sono vissuti su Marte negli ultimi 20 anni, i Muse sono una band britannica composta da Matthew Bellamy (voce, chitarra, pianoforte), Chris Wolstenholme (voce, basso) e Dominic Howard (batteria) formatasi all’inizio degli anni ’90, epoca in cui andava sempre più affermandosi un sound nuovo, eclettico: l’Alternative Rock. I Muse prendono questa base e ne fanno uno stile tutto loro, discernendolo in tante sfaccettature presenti in ogni album, fino a sfociare, in certi casi, nell’adorato Hard Rock.Queste caratteristiche hanno donato alla band molta fama, fino a divenire considerata addirittura “band del nuovo millennio”. Ma una denominazione in particolare mi ha lasciato inizialmente perplesso: i nuovi Queen. Viste le premesse, viene da chiedersi: cosa c’entrano i Queen?

Ebbene, anche un orecchio poco esperto riconoscerebbe la netta somiglianza tra un brano dei Muse e uno del grande Freddie Mercury e dei suoi. Ma basta questo a dichiarare apertamente la copia a spada tratta? Quando al quarto anno ho studiato il Neoclassicismo in storia dell’arte, il mio docente poneva l’accento sulla differenza che intercorreva tra copiare uno stile e imitarlo. Nel primo caso, l’artista non poneva quella che potremmo definire la sua firma, il suo marchio di fabbrica, ma si limitava a, appunto, copiare ogni minima sfaccettatura; l’imitare invece, è diverso: significa divenire padroni di una tecnica, come se ne fossimo stati gli inventori, e poi sfruttarla a nostro piacimento in altro modo, contesto o tempo.

I Muse sono diventati fin da subito padroni del sound che gruppi come, appunto, i Queen hanno reso noto al grande pubblico e si sono evoluti in qualcosa di più, qualcosa di nuovo, qualcosa che mancava, a dirla tutta. Ma andiamo ancora più a fondo. Prendiamo in esame ora non la loro musica, ma i loro frontman: abbiamo da un lato Freddie Mercury, che, francamente, non ha nemmeno bisogno di presentazioni, e dall’altro Matthew Bellamy. Freddie, prima che l’AIDS gli impedisse di esibirsi, era noto per le sue performance in concerto: era un uomo capace di trattenere il pubblico nel palmo della sua mano; riusciva a ottenere la sua attenzione e era capace di creare un legame tra lui e chi lo stesse ascoltando. Era omosessuale, spesso sul palco si travestiva e in generale amava essere appariscente, correre da una parte all’altra del palco come se si trattasse di un’opera teatrale. Le sue doti canore, poi, erano senza eguali.

Matthew, invece, è divenuto famoso nel mondo per un curioso avvenimento: agli inizi del 21’ secolo, contrasse un restringimento della laringe e, durante le visite mediche, i dottori affermarono di non aver mai visto corde vocali così femminili in una laringe maschile. Eppure, tale caratteristica gli conferisce una voce unica al mondo, un falsetto così potente davvero difficile da raggiungere. Ma Matt non ne è mai andato fiero, anzi. Per apparire rude e maschile, assume un atteggiamento tutt’altro che scenico e sensuale sul palco, come nel caso di Mercury. Spacca chitarre, rompe strumenti e spesso si fa anche molto male: una volta, in un salto, si è rotto un incisivo con il manico della sua chitarra e, un’altra volta, lanciandola sulla batteria come era solito fare, colpì il batterista Dom, spaccandogli il sopracciglio. Fatto sta che il suo timbro è divenuto presto il marchio di fabbrica dei Muse e il loro sound, a volte lento e cauto come in un’orchestra classica, altre volte spinto e frenetico, tipico dell’Hard Rock, è divenuto la loro firma. Firma che hanno mantenuto ormai per sette album in studio e che si apprestano a proporre in giro per il mondo nel loro tour di presentazione di Drones, settimo album uscito agli inizi di giugno, ormai alle porte. Inizierà il 17 novembre da Città del Messico e non passerà in Italia prima del 14 maggio 2016 a Milano per ben 6 date. In conclusione, i Muse sono senz’altro all’altezza di essere definiti “The New Queen” e sono ben lontani dalle critiche che li vorrebbero come solo una brutta copia. E sì, sono il loro più grande fan.

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Elio Buglione

Elio Buglione

Elio ha tre grandi passioni: la musica, la fotografia e viaggiare. Ha i capelli sugli occhi, ma dice di vederci bene... Nessuno sa come fa. Nel tempo libero, suona la batteria come farebbe un bambino di otto anni.

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