The Walking Dead: serve davvero una settima stagione?

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The walking dead

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È di pochi giorni fa la notizia ufficiale del rinnovo a una settima stagione per The Walking Dead, serie che negli ultimi anni divide il pubblico in soli due schieramenti: o si ama, o si odia. Personalmente appartengo al primo gruppo, ma pare proprio che, quando si parla di questo telefilm, non esistano vie di mezzo. C’è chi critica la regia definendola noiosa e povera di brio, c’è chi pensa che la trama sia sciatta e poco sviluppata e c’è chi la venera come la progenie di Breaking Bad, sempre di casa AMC. Da umile spettatore, trovo stupido definire The Walking Dead una serie noiosa: ogni puntata, e questo è un dato di fatto, propone un avanzamento della trama repentino, frenetico, e lo spettatore, specie nelle ultime stagioni, si trova bombardato di informazioni e costretto a essere attento a ogni minimo particolare per non perdersi Easter Eggs o riferimenti a episodi passati, se non addirittura citazioni. Una serie che ti tiene incollato allo schermo, come uno zombie (ba-dum-tsss, ndr) che aspetta altro cervello perché proprio non riesce a farne a meno, ed è una cosa che adoro.

Tuttavia ne ammetto i limiti: la regia non è perfetta, anzi, siamo ben lontani dai canoni della succitata Breaking Bad. Molte scene potevano essere studiate diversamente, molte inquadrature potevano rendere meglio, ma c’è da ammettere che da un livello pessimo delle prime stagioni, migliora di qualità generale andando avanti. Altro motivo di critica spesso mosso, giustamente, è la trasposizione dal fumetto e le differenze con quest’ultimo, che non si limitano alla presenza o meno di personaggi marginali della trama, ma a vere e proprie scelte cruciali non sempre azzeccate. Ma veniamo al problema principale e il motivo portante dell’intero articolo: la durata. Chiariamo, questo non è necessariamente un contro. Siamo alla quarta puntata della sesta serie e già si inizia a percepire nei nostri animi il sentimento di inquietudine nel pensare a una confermata settima serie. Mi spiego: le stagioni di TWD sono composte da 16 puntate ciascuna, almeno dalla terza in poi; ciò significa che mancano ancora 12 puntate al termine della sesta e le successive 16 della settima per giungere finalmente a un ipotetico finale di serie, ammesso che la settima sia la conclusiva. La domanda che ci poniamo tutti è, quindi: è davvero necessaria una settima stagione?

Nelle serie TV le tempistiche sono fondamentali: una serie finisce quando deve finire. Non può essere tirata avanti a dismisura. E la AMC cade spesso in questo tranello. Fortunatamente con Breaking Bad è riuscita a trattenersi, ma con TWD sembra aver cambiato direzione. Francamente, si percepisce nell’aria il sentore di “già visto” e non vorrei vedermi rovinare una delle mie serie preferite sotto il naso. In più, non riesco a concepire dei possibili sbocchi narrativi che impegnerebbero la serie per altre 28 puntate. D’altronde, che finale potrebbe mai esserci in una serie di zombie?

Dal mio punto di vista, non è così prevedibile: TWD mi ha sempre affascinato per la sua trama; qui non si parla di un’apocalisse zombie che devasta l’America e, a quanto pare, il mondo intero. Qui si parla di un gruppo di persone che reagisce a questa tragedia e di come lo fa. I veri soggetti della storia non sono gli zombie, ma i sopravvissuti, come in una sorta di romanzo di formazione che ci racconta quanto un poliziotto, un ragazzo che consegna pizze o chissà chi altro, possa diventare il peggior criminale in cui potremmo mai imbatterci. Il gruppo di Rick e i suoi non è vittima degli zombie, è vittima del Fato, della Provvidenza, che continua a posare la sua potente mano su di loro. I sopravvisuti non sono i vinti di cui scrive il Verga nelle sue opere: essi sono tali perché non si arrendono alle ingiustizie, alle avversità che si pongono sul loro cammino, ma si attaccano alla speranza di una vita migliore, di una vita vera. In un contesto tanto profondo, una settima stagione può sia approfondire la trama e rispondere finalmente a delle domande che ci portiamo dietro da secoli, sia essere una degna conclusione, sia essere una mera “commercialata”. AMC, confido in te. E ti prego, non propinarmi un finale in cui muoiono tutti o si scopre una cura, perché poi sarò io lo zombie da cui difendersi. Sorprendimi come hai dimostrato di saper fare.

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Elio Buglione

Elio Buglione

Elio ha tre grandi passioni: la musica, la fotografia e viaggiare. Ha i capelli sugli occhi, ma dice di vederci bene... Nessuno sa come fa. Nel tempo libero, suona la batteria come farebbe un bambino di otto anni.

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