Calcutta e non parlo di Madre Teresa

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Calcutta

Calcutta

Il 30 novembre è uscito per Bomba Dischi e la Pot Pot Records Mainstream, il nuovo disco di Calcutta, cantautore pop che vive tra Latina e Roma. Cos’ha di tanto eccezionale questo disco, che mi ha spinto a scriverci qualcosa? Forse questo nome un po’ spirituale e religioso, che fa pensare a una donna caritatevole o a una città indiana, oppure al fatto che prima di essere solo Calcutta c’era un duo di amici che faceva faville nella regione laziale? Magari mi incuriosisce il fatto che, improvvisamente, dopo un po’ di album pubblicati, sia spuntato fuori questo ragazzo dall’aspetto piuttosto normale, senza un qualsiasi alone di mistero o di tormento.

Dopo essere stata bombardata dal video di Cosa mi manchi a fare, ho deciso di ascoltarmi l’intero album e non posso che considerarmi soddisfatta. Nel panorama musicale italiano vi sono moltissimi cantautori, di varie fasce d’età e provenienti da varie regioni, ma la cosa bella di questa varietà è che si distinguono l’uno dall’altro. Calcutta è il cantautore dei ventenni universitari, dei quasi trentenni che si sono appena trasferiti in una città lontana da casa, dalla sicurezza di mamma, dai pranzi della nonna, lontana dal passato. Prende le banali storie d’amore che nascono in contesti di periferia e le trasforma in qualcosa di poetico, pieno di sentimenti intensi e di un romanticismo da metropoli. Trasforma le vite delle persone raccontate attraverso una voce sporca, che gratta in gola e fa tremare le corde vocali e i nervi tesi del cuore di chi ascolta. Ti mette davanti la quotidianità che potresti vivere tu, come una qualsiasi altra persona, eppure ti ci senti completamente dentro, ti assorbe così tanto da diventare tutt’uno con il pezzo. Canta di sogni e desideri reali, a volte realizzabili e a volte no, di viaggi e di amore e… di viaggi d’amore.

Le dieci tracce vengono interrotte da due intermezzi strumentali, che si distaccano dalla sonorità generale dei pezzi, passando dal cantautorato all’elettronica. Piccole pause che lasciano il tempo di metabolizzare tutti i ricordi affiorati nella mente per colpa o grazie alle parole di Calcutta. Dopo aver ascoltato un paio di volte questo disco, posso dire che l’alone da cantante tormentato c’è e sta tormentando anche il mio povero cuore, che si sente profondamente colpito da tutta questa poesia. Sono pochi gli artisti che sanno arrivare dritti al cuore, al midollo osseo, all’anima delle persone. Che ti fanno venire i brividi da quanto hanno ragione.

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Carmen McIntosh

Carmen McIntosh

Nata nel 1992 e divisa tra gli USA e l'Italia, Carmen impara prima a scrivere che a parlare. Studentessa di Lingue, si nasconde dietro grandi occhiali, libri ancora più grandi e dentro a maglioni enormi. Crede nelle vibrazioni positive di un sorriso e di una risata. Crede anche nell'amore e nei sogni. Carmen è alla perenne ricerca della felicità.

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