Garage band #02 – IONON3SISTO

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  1. Iononesisto ionon3sisto 6:00
  2. Manovravi il buio a suo favore (2nd Version) ionon3sisto 4:58
  3. Canzone comune ionon3sisto 4:36
  4. Veleno ionon3sisto 2:19
  5. Come i gatti (Prima canzone autobiografica) ionon3sisto 5:28
  6. Il mio Nirvana ionon3sisto 3:07
  7. Chilometri quadrati (2nd Version) ionon3sisto 6:02
  8. Ho bisogno di qualcuno ionon3sisto 4:09
  9. San Valentino è una merda ionon3sisto 7:23
  10. Freddissima (Pom-Pom) ionon3sisto 4:49
  11. Quando vedo il mare (2nd Version) ionon3sisto 7:24
  12. Salvami l'anima ionon3sisto 11:37
  13. Melody one ionon3sisto 6:29
  14. Sulla strada ionon3sisto 5:13

Garage band, la rubrica dedicata a gruppi e solisti emergenti, vi porta oggi nel mondo di ionon3sisto, ovvero Diego Sciucca. Giovanissimo cantautore friuliano, è autore di canzoni che risentono fortemente dell’influenza della musica indipendente italiana (quella che costituisce il cosiddetto panorama indie).

Eclettico negli arrangiamenti, mai banale nei testi: le sue numerose e diversissime influenze sembrano apparire in sprazzi improvvisi e alternati tra un ascolto e l’altro, ma anche all’interno delle stessa canzone. Allora ecco Manovravi il buio a suo favore iniziare e, dopo un’intro in cui le veloci pennate di chitarra si accompagnano a una tastiera violenta, ricordare nel dispiegarsi della melodia, con quegli accordi pacifici e i cori sommessi, l’Annarella dei CCCP, una somiglianza di tempi e atmosfere che lentamente sfuma fino a far venire alla mente Fumaretto (che pure ritorna in Chilometri quadrati). Canzone comune non è da meno, con la sua capacità di far venire alla mente ripetutamente e alternativamente Lo stato sociale e Brondi, per le metriche zoppicati e le immagini surreali. Ascoltare la musica di ionon3sisto è come giocare alla caccia al tesoro: ogni nota nasconde una diversa ispirazione, uno dei tasselli che ha portato alla nascita di questo progetto musicale. Vi sfidiamo a trovarli tutti.

Potete ascoltare ionon3sisto (e con lui la sua musica) su Facebook, YouTube, in free download su Bandcamp e ovviamente qui, su Parte del discorso. Vi invitiamo a seguire la sua crescita ed evoluzione, che certamente porteranno nel tempo alla costruzione di un’identità sempre più individuale. Ora, però, meglio lasciarvi alla sua presentazione.

Chi sei e da dove vieni?

Beh, non c’è molto da dire. Mi chiamo Diego, ho 16 anni, vengo da Claut (un piccolissimo, microscopico sputo in quella che è chiamata Friuli Venezia-Giulia), più precisamente in provincia di Pordenone. Mi piace molto la musica, in tutte le salse (o quasi). Se mi si può definire tale, sono un polistrumentista: suono la chitarra, le tastiere, la drum machine e vari sintetizzatori.

Quando hai cominciato a scrivere canzoni?

Bellissima domanda, sono già in crisi (ride, ndr). Diciamo che è da molto, molto, moltissimo tempo che scrivo. È stata sempre una mia passione segreta: ricordo che quando ero più piccolo, prendevo dei quaderni a quadretti nuovi di pacca e facevo finta di scrivere un libro. Nota bene che dopo 2-3 pagine mi rompevo e lasciavo tutto lì il quaderno rovinato, scatenando l’ira dei miei genitori. Sul fatto delle canzoni, beh, sono due anni circa (credo). Avevo iniziato col provare a fare rap, ma sono ed ero una frana. Poi ho provato a scrivere delle cose come “ragazzo vissuto” ueh, ma è uscita fuori veramente una cosa obbrobriosa (ho ancora alcune canzoni salvate per ridere). Quindi più avanti, pian piano che accadevano robe a me stesso, alla mia psiche o alle persone a me care, ho iniziato a scrivere tutti i miei pensieri su queste cose e non (anche cose molto vecchie in ordine cronologico della mia vita): le mie emozioni, cosa volevo fare, cosa pensavo in quel momento eccetera eccetera. Diciamo per sfogarmi da tutta questa energia negativa incamerata nel corso degli anni. E da li sono spuntati un mucchio di testi carini. Che poi, come diceva Brondi: «Per arrivare a una sorta di felicità, devi partire da qualcosa di reale e problematico, quindi non è solo allegria. È anche un modo per dire che la disperazione è un motore propulsivo per cambiare le cose».

Quali sono le tue ispirazioni, se ne hai?

Per ora, le mie ispirazioni sono più o meno tre: (1) la ragazza che amo: con cui sto avendo una storia sentimentale proprio in questo periodo. Su di lei si sono basate molte mie canzoni; (2) le mie migliori amiche: coloro che sono sempre state accanto a me, in ogni cavolo di periodo nero. Per loro due, ho scritto innumerevoli testi e anche un paio di canzoni; (3) frasi ripetute prima di andare a dormire: qua mi soffermerò di più. Avete presente quelle frasi che, se ripetute, hanno un ritmo tutto loro? Bene. Ogni volta che me ne viene qualcuna, me la segno… ma il brutto è che mi vengono tutte prima di andare a dormire, e io dico “sì ok dai, la segno domani mattina”, però poi la scordo. Certe di queste frasi sono anche molto belle come significato. Ricordo che una volta ho fatto una canzone (che durava ben 6 minuti) dove per 4.30 minuti ripetevo: “la notte, la notte che va. La notte che vive sui nostri petti e sui tuoi spettri”. Sinceramente, anche se è molto storta come frase, ha un significato molto bello. Bisogna saperlo cogliere.

Dicci qual è l’ultimo album che hai ascoltato e l’ultimo concerto a cui sei stato.

Oddio… Gli ultimi album che ho ascoltato seriamente credo siano stati Grande Raccordo Animale di Andrea Appino e Die di IOSONOUNCANE, senza contare gli altri ascolti non così attenti di molti altri cd. Io, visto che vivo in un paese piccolissimo e lontano da tutto, non posso andare a vedere tanta roba. Io, essendo Triestino, l’estate scorsa sono andato a trovare i miei nonni assieme a mia madre e ho trovato un manifesto con scritto “I SICK TAMBURO A RADIO *nonricordoilnome*. Vi aspettiamo a *nonricordodove*”. E così ho visto per la mia seconda volta i Sick Tamburo (ex Prozax+) di Pordenone in concerto: e ho anche parlato con uno dei miei idoli, ovvero Gian Maria Accusani!

Perché la musica?

Perché no? E’ una forma d’arte, come la pittura, la scultura, il disegno… è una voce che fa da “intermediaria” tra l’autore e chi deve recepire il messaggio, così come ogni forma d’arte. Perché la musica? Io parlo per me stesso: sono incapace in tutto, sempre stato un fallimento in tutto. Sarà stato Natale 2014, mio padre mi regalò una chitarra e da lì ho iniziato a suonare gli scritti che avevo messo da parte nel corso degli anni. Contemporaneamente, la mia depressione continuava a salire e avevo sempre più bisogno di sentirmi al sicuro, così ho iniziato a drogarmi. Sì, drogarmi di musica oh, non di altre robe (ride, ndr)! Musica indie, wow. Mi sono innamorato del panorama indie: con tutte quelle voci di non cantanti, quelle chitarre scordate, quelle frasi apparentemente senza senso, quei rumori… ebbene, ho iniziato a diventare indie sia dentro che fuori: nei miei testi, nelle mie canzoni (che in principio erano solo acustiche, poi sono diventate sempre più sperimental e questo passo lo si nota bene nel cd), nel mio modo di approcciarmi alla vita… e finalmente, dopo tempo, sono stato bene di nuovo. E si può dire che la musica, nonostante non sia una cosa seria, mi ha salvato la vita. Ecco perché odio chiunque critichi la musica che faccio io e quella che ascolto. Non sanno cosa ho passato e non sanno nemmeno che la musica è stata l’unica, assieme alle mie migliori amiche, a starmi vicino ogni giorno. E tutto questo nell’arco di 4-5 mesi. Poi la musica cambia, le persone crescono e gli stili si alternano, così come L’orso band, Le luci della centrale elettrica, L’officina della camomilla, i Tre allegri ragazzi morti e chi più ne ha più ne metta. Io cercherò di non cambiare mai, ma sarà impossibile. Amo la mia musica, anche se è sgangherata, non melodica e a volte senza senso.

Definisci la tua musica in tre aggettivi.

Strana, deprimente e realista.


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Parte del discorso ti dà la possibilità di metterli in streaming sul suo sito! Per autocandidarti basta mettere Mi piace alla pagina Facebook di Parte del discorso e mandare un’email con oggetto “Garage band” all’indirizzo partedeldiscorso@gmail.com, con una breve bio e almeno quattro brani (anche interi EP o LP sono graditi). Non ci sono scadenze per inoltrare la propria candidatura. Per non perdere nessun aggiornamento sull’iniziativa, vi consigliamo di partecipare all’apposito evento da noi creato. Fatevi avanti, non avete nulla da perdere!

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