STAR WARS: IL RISVEGLIO DELL’IGNORANZA. Ovvero come parlare di un film senza averlo visto

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Star Wars: Il risveglio della Forza

Star Wars: Il risveglio della Forza

La potenza mediatica che ha avuto Star Wars, prima ancora di arrivare nelle sale italiane, ha reso l’attesa del film spasmodica, accrescendo la curiosità nei i fan più accaniti e – ancora più clamoroso – stimolando quella di chi, come me, non ne aveva guardato nemmeno uno in precedenza. Per una serie di fortunati eventi sono riuscito a restare nella mia ignoranza di un film che, un po’ per razzismo e un po’ perché non l’ho mai subito, nemmeno da piccolo, quando mio fratello si “sorbiva” senza batter ciglio i capitoli della trilogia originale, non ho mai guardato per intero. Parlo di razzismo perché così posso inserirmi subito nella eterna disputa tra il ruolo artistico del cinema contro il prevalente ruolo economico che relega, inevitabilmente, la settima arte nella sua grande parentesi di intrattenimento. Premesso che non si deve per forza scatenare una guerra, il cinefilo medio può anche rispondere che gli piace tanto il pippone francese quanto la spada laser, è fuori discussione. Così come per me è fuori discussione che George Lucas sia un autore a tutti gli effetti, e non solo lui. Dopo ci sono stati Coppola, Scorsese, i fratelli Coen, Tarantino, Sorrentino e tanti altri. Ma anche prima (ma ancora non erano “storicizzati”) Chaplin, Hitchcock, Ray e così via.

Quindi “qualcuno” ci ha fatto notare che molto spesso la definizione di autoriale o commerciale non ha più senso di esistere, o meglio non ne ha mai avuto e che molto spesso è il riscontro di pubblico che decide a quale categoria appartenga un film. Ecco che però Star Wars VII si scaglia, quando tutto questo ci sembrava scontato, sulle nostre vite. Si ritorna al “film commissionato” con la Disney che incarica J. J. Abrams di girare l’attesissimo sequel e quest’ultimo, a detta di chi l’ha visto, rinuncia anche a molto di se stesso per venire incontro alle esigenze dei vecchi appassionati ma allo stesso tempo apprezza il tentativo di creare una nuova “Generazione Star Wars”. La notizia è che la stessa Disney ha in programma di far uscire un episodio nuovo ogni anno, da qui al 2020. Dal mio punto di vista sarà difficile replicare il successo mediatico, come è inevitabile, legato a Il risveglio della forza, anche se magari uno dei prossimi dovesse apprestarsi a diventare il capolavoro dei capolavori di tutte le guerre stellari.

L’attesa e le impressioni dei fan di Star Wars

È la prima volta che un film si pubblicizza in modo massiccio attraverso i social, coinvolgendo tutte le fasce d’età che si sono viste obbligate a sapere che quel fatidico 16 dicembre stesse per arrivare e avrebbe cambiato la vita di tutti. In realtà la nostra vita è stata contaminata molto prima del 16 dicembre, mentre l’uscita del film ha messo a tacere quasi tutti, per tornare a riempire le conversazioni da Nerd più che lo spazio pubblico, come aveva fatto in precedenza. Ancora una volta, il fenomeno mediatico Star Wars, a distanza di anni e forse in modo marcatamente maggiore oggi, si consuma intorno allo stesso film. Il successo dello stesso è tutto ciò che lo circonda: l’attesa, il trailer, i poster, i pupazzetti e le spade laser. E quindi si ritorna a mettere da parte il cinema e i suoi discorsi, spesso così noiosi.

Ma (foscoliano) ho provato a parlare con alcuni amici, molto diversi tra loro, tutti fan per motivi disparati e ognuno di loro, ve lo assicuro, ha atteso ed è andato al cinema con un’aspettativa completamente lontana anni luce da quella degli altri. Questo mi ha permesso di capire, dall’alto della mia ignoranza, come fosse questo benedetto capitolo VII e cosa avesse smosso nelle coscienze dei tanti, tantissimi spettatori. E ad esempio noto subito che l’amico non cinefilo non si dilunga sulle imperfezioni della trama e dei personaggi o sulle incongruenze con gli altri capitoli ma, anzi, già pregusta i prossimi, perché a lui il lavoro di Abrams è piaciuto, è riuscito a innestarsi sul binario più congeniale ai fan di vecchia data ma anche a costruirne di nuovi, a rilanciare l’idea di saga di Guerre Stellari anche nelle nuove generazioni. Così facendo, però, Abrams ha messo da parte il suo stile, cercando di allinearsi allo stile di un prodotto che aveva già avuto troppo successo per essere modellato da capo.

Un altro un po’ più legato allo spettacolo che un film del genere può regalare, chiaramente, resta soddisfatto dalla resa del film con le nuove tecnologie, i mezzi a disposizione rispetto ai precedenti e anche un’attenzione minimale per la recitazione che mancava nelle due trilogie precedenti.

Resta deluso chi s’aspettava di vedere qualcosa di diverso, trovate più fantasiose e meno ripetitive, soprattutto del IV episodio, ed è il tipo di fan che ha apprezzato la seconda trilogia, più della prima, che ha divorato tanto di videogiochi e sotto l’albero di Natale da piccolo aspettava il pupazzetto di Star Wars.

Molto affascinante è anche la visione di chi resta deluso perché trova poca spiritualità in questa nuova “forza”, diviso tra le sensazioni di bambino e adolescente, rispetto a un elemento così indefinibile che, poi, nella realtà di adulto si trasforma (o viene trasformato) in qualcosa senza senso apparente e senza alcuna profondità mistica.

Ecco, tra questi fan l’unica costante che vi ho ritrovato è stato il fastidio di vedersi proiettato davanti una specie di remake mal reso del IV episodio, o peggio l’accozzaglia degli elementi di tutti gli episodi precedenti. Al netto di questo però, anche se in parte delusi, nessuno si sente di condannare in toto il nuovo Star Wars e vi ritroverà sempre qualche elemento di conforto o, ancora di più, nostalgico a cui si sente legato affettivamente. Ed è proprio sulla nostalgia che voglio soffermarmi per concludere. Ci sono alcuni amici e fan che sull’onda della nostalgia dei tempi andati, ancora oggi, attribuiscono alle Guerre Stellari il concetto di cinema-famiglia o, ancora più stretto, il legame padre-figlio. Qualcuno di loro è anche grande appassionato ed esperto di cinema, ma di fronte a un sentimento del genere passa tutto in secondo piano e residua la bellezza e la delicatezza del gesto o del ricordo di quando lo si guardava tutti insieme e di chi, quel 16 dicembre, ha acquistato quel biglietto e varcato la soglia del cinema insieme al proprio padre. Ancora una volta sotto il nome Star Wars, ancora una volta per ricordarci che non tutto è, o deve finire, nella routine dei nostri noiosi vent’anni.

Ho perso un po’ il filo del discorso e un articolo che sembrava iniziare in modo critico verso il cinema commerciale e l’attacco pubblicitario diventa vittima dello stesso, ripiegando sul sentimentalismo e l’aspetto magico e nostalgico. Avrò sbagliato qualcosa, è vero. Ma tutto questo non è comunque cinema? La finzione, il sogno, l’emozione che sia Star Wars o Il sapore della ciliegia, non è pur sempre il fatalismo che continua a regalarci, seppur già invecchiata, la settima arte?

Grazie a Dario Franzè, Dario Prozzo, David Colageli, Davide Pisa, Francesco Verrone, Francesco Migliaccio, Matteo De Micco.

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Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

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