Carol, perché non mi è piaciuto

0
CAROL-TODD

Una scena dal film Carol

In questo periodo vedere un film che non sia Quo Vado? significa praticamente essere fricchettoni o anarchici. Ciò comporta che per scegliere un’alternativa bisogna necessariamente soccombere a lunghe trasferte e a tutta una serie di problemi logistici che, associati poi a una pellicola che si rivela piuttosto deludente, non sono proprio il massimo.

Rating che oscilla tra le quattro e le cinque stelle, cinque candidature ai Golden Globe, diversi riconoscimenti a Cannes e numerose nomination ad altri festival. Tutti fattori che mi facevano ben sperare e che probabilmente mi hanno spinta ad aspettarmi di più, ma onestamente a me Carol non è piaciuto.

Il soggetto è basato sul romanzo di Patricia Highsmith, The price of salt, conosciuto anche come Carol, dal quale Phyllis Nagy ha estrapolato la sceneggiatura del lungometraggio diretto da Todd Haynes.

New York, anni cinquanta. L’affascinante Carol (Cate Blanchett) si reca ai magazzini Frankenberg durante il periodo natalizio per comperare un regalo a sua figlia Rindy. Qui incontra Therese (Rooney Mara), giovanissima commessa che l’aiuta nella scelta dell’acquisto. L’attrazione vibrante tra le due è estremamente palese fin dall’inizio e per una serie di eventi le donne cominceranno un rapporto ambiguo che sfocerà in una passionale storia d’amore. Carol, tuttavia, sta divorziando dal marito Harge che la minaccia di privarla di ogni diritto su Rindy, usando a pretesto la sua “cattiva condotta morale”, memore della sua passata relazione con Abby, che adesso è la sua migliore amica, e sospettoso nei confronti di Therese. Questo porterà Carol a tagliare ogni rapporto con la giovane donna pur di salvaguardarsi nei confronti della figlia fino a quando, alla fine, deciderà di mettere in primo piano la sua natura.

Carol è ricca, forte, infelice. Infelice della sua vita in quel momento, infelice di stare accanto a un uomo che non ama e con cui, tuttavia, condivide la cosa più bella della sua vita: sua figlia. La sicurezza di ogni sua scelta, dimostrazione di una forza estremamente affascinante, finisce più di una volta per vacillare dando lo spazio necessario a emozioni che non è sempre facile controllare. Il fascino tende a scemare sempre di più, lasciandoci all’immagine di una donna che da potenziale femme fatale diventa confusa e a tratti svenevole.

La sua figura, comunque, domina incontrastata sul personaggio di Therese, giovane e debole, inesperta e dubbiosa, che “dice sempre sì”. La ragazza si fa incanalare facilmente in tutte le disposizioni di Carol: il pranzo assieme, il tè, la sera a casa sua, fino al perdono di un’isteria passeggera, al viaggio insieme, al non rivedersi mai più. Therese è sostanzialmente scialba e poco interessante, direi quasi noiosa. Durante l’intera pellicola non decide mai niente: non sa che prendere al ristorante, non lascia il ragazzo con cui non si trova bene, non allontana quello che l’ha baciata contro il suo volere. Parla poco e coltiva con estrema mancanza di fiducia la sua passione per la fotografia, che diventa praticamente un diversivo. Therese non cresce mai, non cambia e il suo unico no, infine, diventa anch’esso un sì. Da una figura del genere ci si aspetta un’introspezione psicologica, una crescita emotiva che sarà attesa invano. Una nota di merito va, a mio avviso, a Rooney Mara che è riuscita a interpretare Therese rimanendo fedele alla sua estrema staticità, senza forzarla in sfumature che non sarebbero appartenute al personaggio del film. Fissità dell’espressione (quella forse era un tantino esagerata…), emozioni e movimenti molto contenuti, occhi curiosi e disorientati.

A detta di chi ha letto il libro (io non l’ho fatto), le protagoniste della Highsmith sono molto più complesse: si evolvono, crescono e hanno una psicologia maggiormente definita. Quelle di Haynes, invece, sembrano essere semplicemente abbozzate, estremamente scialbe e inconcludenti. Nonostante la mediocrità del suo personaggio, tuttavia, Cate Blanchett è riuscita a regalare un’interpretazione totalmente apprezzabile, oltre a essere l’attrice perfetta per il suo ruolo.

La cosa peggiore del film, tuttavia, rimane la sceneggiatura. Phyllis Nagy è riuscita a comporre un copione lezioso fino allo sfinimento. Ho trovato alcune battute addirittura imbarazzanti. Dialoghi forzati, artificiosi e assai frettolosi. La velocità sembra essere effettivamente una pecca che interessa ogni aspetto della produzione di questo film, che ha voluto racchiudere tantissimi elementi senza dare il tempo allo spettatore di assorbirne qualcuno. Non mi sono per niente emozionata, né sono riuscita a provare qualsiasi tipo di empatia perché la fretta con cui si susseguivano scene e situazioni ha lasciato che le due donne mi rimanessero estranee per l’intera pellicola. Sembra quasi che l’estetica del film sia stata l’unica cosa che hanno curato con più impegno, con le belle scenografie, costumi e ambientazioni retrò. Fatta eccezione per la lunghissima sequenza di Therese sul ciglio della porta, in un’interminabile variazione di messe a fuoco, le inquadrature di Haynes sono veramente belle. Dialoghi dalle finestre, vetri appannati, giochi di specchi e luci e movimenti di macchina magistrali, studiati al millimetro per passare da una scena all’altra.

Qual è stato l’intento del film? Su questo sono ancora perplessa. Probabilmente era semplicemente quello di raccontare una storia, di trattare con delicatezza la repressione di un’identità sessuale. Di sfiorare la tematica sociale, senza incentrarsi troppo su di essa. Tuttavia è come se tutto questo fosse stato portato sulla scena con stanchezza. Una volontà vera e propria soccombe alla bellezza estetica, alla bravura e al fascino della femminilità di Cate Blanchett, lasciando in potenza un film che poteva dare molto di più. Una confezione bellissima per un regalo piuttosto sgradito.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi