Deborah Mitchell: «Proteggere i nostri bambini? Una scusa per chi ha paura del diverso» | L’Italia ha paura?

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Deborah Mitchell

In foto, Deborah Mitchell

L’ultima voce a cui abbiamo dato spazio per L’Italia ha paura? – l’approfondimento legato alle tematiche di omofobia, transfobia, razzismo e xenofobia che raccoglie il punto di vista di discriminati e discriminanti per comprendere le posizioni di entrambe le fazioni – è quella di Marta e Daniela, le due mamme del piccolo Ruben, che ci hanno parlato della loro esperienza. Come è noto, molto spesso l’intolleranza trova giustificazione nella religione. Perché la fede genera così tanta paura? L’abbiamo chiesto a Deborah Mitchell, autrice del libro Crescere figli senza dogmi: la guida di una mamma agnostica, edito in Italia da Nessun Dogma.

Deborah è cresciuta in Texas ed è stata educata alla religione cattolica. È madre di due ragazzi, nota per i suoi articoli sul tema della genitorialità laica. Agnostica e critica nei confronti della religione, ci ha risposto in modo articolato e strettamente razionale sul tema dell’educazione cattolica, toccando diversi aspetti a essa collegata, tutti uniti da un filo rosso, quello della paura, che è alla base dei conflitti che minano la nostra società. In Italia l’essere cattolici è considerato un tassello fondamentale della cultura nazionale, difeso anche da molti rappresentanti politici. Quello di Deborah Mitchell è un punto di vista esterno al nostro Paese, ma che nasce da un background assolutamente identico a quello di molte persone nate in Italia: un’educazione religiosa che non per tutti è possibile razionalizzare e che spesso ha conseguenze sulla quotidianità anche dei non fedeli, manifestandosi in una contraddittoria intolleranza.

Le nostre domande vanno dalla repressione della sessualità al Family Day, affrontando anche il bisogno di rifugiarsi nel concetto di Dio. Quella di Deborah Mitchell è una lezione di grande razionalità, un invito a liberarci dalla paura. Perché, in fondo, che senso ha inventarsene di nuove se l’esistenza ci pone già di fronte a grandi quesiti irrisolti?

Crescere figli senza dogmi: la guida di una mamma agnostica è il titolo del tuo libro. Personalmente, sono stata cresciuta – in Italia – da una famiglia cattolica e, come penso che tu sappia, è quello che succede alla maggior parte dei bambini nel nostro Paese. Anche tu hai avuto lo stesso tipo di educazione, cosa credi che significhi per un bambino? In che modo lo influenza?

Essere cresciuti come cattolici ha i suoi aspetti positivi. La Chiesa insegna ai suoi seguaci a essere umili, a rispettare gli altri e ad aiutare le persone meno fortunate. La tradizione di andare a messa con la propria famiglia ogni settimana crea abitudine e familiarità, che in genere i bambini apprezzano. Parte degli adulti atei che conosco e che sono stati cresciuti come cattolici sentono la mancanza di questi rituali della loro infanzia. Eppure, come genitori laici, possiamo comunque stabilire rituali per i nostri bambini che possano generare ricordi positivi e farli sentire al sicuro, così come possiamo insegnare loro l’umiltà, il rispetto e la benevolenza. La religione non è l’unica via per crescere felicemente e moralmente i propri figli.

Difatti, è una maniera peggiore per farlo. Il presupposto implicito di molte religioni è che gli uomini sono peccatori dalla nascita e dunque solo un particolare tipo di religione può “salvarti” da dolore e sofferenza eterna. Piuttosto che insegnare ai seguaci che fare la cosa giusta è un fatto basato su empatia, cooperazione e comprensione, vengono usati paura e minacce per manipolare i fedeli in cambio di false promesse. Quanto può essere forte questa struttura morale se non è interiorizzata e se i seguaci sono educati a compiere atti a condizione di poter essere ammessi in Paradiso? Sappiamo che alcune sette religiose insegnano che uccidere gli infedeli sia un “atto positivo”: è il percorso per il Paradiso. La maggior parte degli esseri umani è d’accordo nel dire che uccidere persone innocenti nel nome di Dio è un male. Questi “martiri” che commettono violenza sulla base della loro fede non hanno un forte senso della morale; sono stati manipolati ed è stato fatto loro credere che un atto immorale potesse portare alla conquista della vita eterna in Paradiso, il che è molto egoista, un atto utile solo a se stessi che pone l’individuo al di sopra del gruppo.

In più, quando insegniamo ai bambini i precetti cattolici – o di qualunque altra religione – dobbiamo indottrinarli. Ogni volta che forziamo le giovani menti a sposare idee e affermazioni violente senza prove, mettiamo a tacere la loro abilità di pensare criticamente. La verginità di Maria ha senso? No, non ne ha, eppure vogliamo che i nostri figli credano – senza dubitarne – che possa accadere. Convinciamo i bambini a immaginarsi costantemente osservati e li convinciamo dell’illogico e infondato. Gli diciamo che Dio li ama e vuole salvarli perché sono speciali. La verità è che noi potremmo essere speciali per la nostra famiglia e i nostri amici, ma l’universo è indifferenti ai nostri sforzi e desideri. La nostra più grande forza viene dal fatto di capire che siamo speciali solo se mettiamo al primo posto il benessere dell’umanità e del nostro pianeta e dobbiamo lavorare insieme per sopravvivere in un posto che non è stato fatto a nostra immagine e somiglianza. La religione ha sempre causato e continua a causare discordia nella società. Persiste nel dividerci, invece che unirci.

Un altro motivo per cui l’indottrinamento religioso ha un impatto negativo sui bambini è che insegna loro che i loro corpi sono impuri e che il sesso è peccato. Questo li porta ad avere una visione della sessualità poco sana e frammentata, specialmente qui negli Stati Uniti, dove usiamo il sesso per vendere qualunque cosa, dagli alcolici alle automobili. La religione fa del desiderio un illecito e non bisogna sorprendersi del fatto che questa ideologia alimenti una multi-miliardaria industria pornografica.

Come può la religione riuscire a farlo? È dovuto alla repressione della sessualità o c’è qualcosa di più?

Sì, penso che sia la repressione, specialmente nelle denominazioni protestanti, a rendere il desiderio qualcosa di illecito, il che significa che le persone non posso esprimere se stesse in relazioni sane, quindi lo fanno in solitudine e segretezza. In più, nella Chiesa cattolica, le donne non sono in nessun modo uguali agli uomini, non solo all’interno della gerarchia clericale (le donne non possono ancora diventare preti) ma anche in termini di sessualità. Ci si aspetta ancora che le donne restino vergini (in caso contrario vengono considerate “puttane”). Quest’oggettificazione delle donne è la base della pornografia.

La maggior parte dei ragazzi americani vengono educati come cattolici?

Anche se quasi tutti gli Americani sono cristiani, solo il 22% si identifica in questa ideologia.

Quando hai capito che non credevi nei valori dell’educazione religiosa, pur avendone ricevuta una?

Ho cominciato a dubitare della religione e ho perso la fede piuttosto presto. È stato quando ho avuto i miei bambini che, però, ho realmente capito che un contesto religioso non era necessario per insegnare la moralità e che anzi questo può essere più dannoso che d’aiuto.

Sei mai stata criticata da altri genitori per la tua scelta di essere una madre laica?

Leggendo i commenti a uno degli articoli che ho scritto (Why I Raise My Children Without God), puoi notare che, anonimamente, le persone giudicano terribilmente la mia scelta. Comunque, i miei amici e la mia famiglia non sono stati così cattivi. Alcuni hanno cercato di coinvolgere la mia famiglia nelle loro chiese o hanno provato a predicarci riguardo i vantaggi della “salvezza”. Continuo a pensare che ci siano due principali ragioni per cui i religiosi fanno così tanta pressione su chi non lo è per convincerli a credere. Primo, sperano che il loro Dio li guarderà con benevolenza per il loro lavoro di reclutamento. Secondo, convincere le persone a credere nella loro ideologia li aiuta a dare valore al loro sistema di credenze. In altre parole, se qualcuno crede nella stessa cosa, deve essere vero.

In Italia, a giugno, c’è stata una manifestazione cattolica chiamata Family day, per celebrare le differente tra maschile e femminile e, soprattutto, la famiglia “naturale”. Sono contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le adozioni da parte delle coppie gay e perfino l’educazione sessuale nelle scuole perché, come loro stessi dicono, dobbiamo proteggere i nostri bambini. Non pensi che molto spesso i bambini siano usati come una giustificazione per la paura?

Sì, assolutamente. Alcuni adulti usalo la scusa di “proteggere i nostri bambini” per dare una spinta ai loro argomenti. È ironico perché Gesù predicava l’amore verso tutto e la Bibbia dice di non giudicare – solo “Dio” dovrebbe farlo. Se davvero vogliamo proteggere i nostri bambini, dovremmo dare loro un’istruzione e creare un ambiente ricco di amore, in cui ci siano genitori che si trattano in modo affettuoso e amorevole. È proprio questa mentalità – insegnare ai bambini ad avere paura e a giudicare chi è diverso da noi – che causa così tanti mali nella società.

Uno striscione al Family Day: "Difendiamo i nostri figli, frutto dell'amore di mamma e papà"

Uno striscione al Family Day: “Difendiamo i nostri figli, frutto dell’amore di mamma e papà”

Crescere senza Dio significa anche crescere senza paura? Paura di essere abbandonati da Dio, paura delle implicazioni morali, paura delle differenze.

Quando sei credente, l’idea di deludere Dio e andare dritti all’Inferno genera sicuramente molta paura. Ricordo che da bambina ero spaventata dall’ira di Dio. Avevo l’abitudine di mettere il rosario sotto il cuscino per paura che il demonio potesse impossessarsi di me perché ero stata cattiva.

Crescendo senza Dio, i miei bambini non avranno questo tipo di paure. Questo non significa che non abbiano altre fobie e preoccupazioni. Il maggiore dei miei figli ha sofferto di qualche paura esistenziale quando aveva circa dieci anni, divenne estremamente conscio della sua moralità e aveva paura di andare a dormire. Se avessimo creduto in Dio, avrei potuto calmarlo dicendogli che sarebbe andato tutto bene – sarebbe andato in Paradiso, un giorno (se questa fosse stata la volontà di Dio). Credere in Dio e nel sovrannaturale qualche volta può rendere le cose più semplici per i genitori così come per i figli, ma non è la realtà. Le persone ripongono la loro fede nella speranza, non in fatti o verità. In definitiva, che tu creda in Dio o meno, noi tutti condividiamo simili paure riguardo la morte e l’ignoto. E noi tutti troviamo un modo per fronteggiarle.

Esattamente come te, ho deciso di vivere da atea (agnostica nel tuo caso) sebbene fossi stata cresciuta da cattolica. Hai mai pensato alla possibilità che i tuoi figli possano scoprirsi cattolici, pur essendo stati cresciuti senza Dio? Sarebbe un male per te?

Sto cercando di crescere i miei bambini al meglio delle mie possibilità e di fare la cosa giusta. Se un giorno dovessero scoprire che le organizzazioni religiose riescono a dar loro conforto e che vogliono diventare membri di una chiesa, li amerei e supporterei allo stesso modo. Dal mio punto di vista, ho solo voluto essere il più sincera possibile nel crescere i miei figli. Non potevo dire loro che c’è un Dio più onestamente di quanto potessi farlo se dicessi che esiste Babbo Natale o la Fatina dei denti.

A conti fatti, perché si dovrebbe crescere senza Dio?

La genitorialità laica è un modo naturale, onesto e sano per crescere i propri bambini. È logico e sensato. Significa che, come genitori, abbiamo la capacità – e la responsabilità – di insegnare ai nostri figli le idee e le morali che reputiamo importanti.

Crescere i bambini senza Dio e senza religione può essere difficile. “Dio” è la risposta più facile per molte domande  a cui gli uomini non sanno rispondere. Ma non è la risposta giusta. Nel corso della storia dell’umanità, ci sono state tante divinità che sono servite a tanti scopi: dei della pioggia, fuoco, guerra e fertilità. Queste divinità erano importanti per culture non sofisticate. Come società avanzate, non abbiamo più bisogno di dei per il sole e la pioggia, ma ci sono cose che ancora non comprendiamo, come il motivo per cui la vita è iniziata su questo pianeta e come l’universo è stato creato. Ci sono cose di cui abbiamo ancora paura, come la morte e l’ignoto. Non conoscere le risposte e dire ai nostri bambini che non lo sappiamo va bene. Forse un giorno lo sapremo. Avere paura qualche volta va bene. Abbiamo gli altri per confortarci, non un uomo immaginario nel cielo.

Rimuovere Dio dalla genitorialità ha senso. Non devi inventare scuse per una divinità che non risponde alle preghiere di un bambino o cercare di riparare le stranezze dei suoi comportamenti capricciosi. Se Dio è così compassionevole e potente, non dovrebbe aiutare lui il bambino desideroso? Certo che dovrebbe. I genitori laici non devono spiegare certe assurdità.

La religione è la forza lavoro di Dio, è stata un’istituzione potente e un business redditizio per centinaia di anni. È stato dimostrato che divide le nazioni e crea una cultura di terrore. Immagina di vivere sotto sorveglianza tutto il tempo, con la paura che ci possa essere qualcuno che ti osserva che potrebbe estinguere la tua esistenza fisica, ma mandare il tuo “spirito” – o qualunque cosa sia – all’Inferno (tu e io sappiamo che non ha alcun senso, ma è in questo che la gente crede). Sentiresti di avere il controllo della tua vita? O ti sentiresti come un fantoccio? Cosa accadrebbe se ti dicessero che sei nato come un bambino impuro, peccatore che può essere salvato solo compiacendo l’uomo invisibile che ti sta guardando? Ti farebbe stare bene con te stesso o ti farebbe stare in ansia? Crescere i nostri bambini senza Dio li rende liberi di vivere il presente, di andare in cerca della verità e di avere relazioni sane con il loro corpo e quello degli altri. Non abbiamo più bisogno di Dio o della religione. Li abbiamo superati entrambi.

Grazie per avermi intervistato e per l’opportunità di discutere del tema della genitorialità laica.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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