La musica di David Bowie è come il blues. Dentro c’è tutto

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David Bowie, Blackstar

La cover di Blackstar

★ (la pronuncia corretta è Blackstar) è il regalo di compleanno di David Bowie (io proverei a dirlo anche ad Amazon che è un regalo).

Blackstar è un album difficile. Difficile da ascoltare. Difficile da raccontare. È come un film d’autore, è come un quadro di Kandinskij, è come un’opera a teatro. Bisogna essere amanti, avere orecchio, avere voglia, avere pazienza.

Voglio riportarvi poche righe di un libro che amo molto, si chiama I quaderni di Malte Laurids Brigge dello scrittore Cieco Rainer Maria Rilke:

Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe a scrivere dieci righe che fossero buone.

Ho preso il mio orologio con tutto il suo tempo che c’era dentro e ho fermato le lancette. Ascoltare Blsackstar è sì difficile, ma non impossibile. Ascoltarlo una volta magari non basta. Il colpo di fulmine non viene sempre. Come un indiano che se ne sta semisdraiato per terra e ascolta quello che sta per succedere, lo stesso bisogna fare con la musica di David Bowie. Sdraiatevi a terra e ascoltate. Va bene anche se vi sdraiate sul letto, su un prato o nella vasca da bagno.

La musica non la devi andare a cercare. Ti entra semplicemente nelle orecchie. Dopotutto è anche grazie alla musica, ai rumori, ai suoni che ci entrano nelle orecchie che riusciamo a stare in piedi. Il primo impatto con Blackstar, il pezzo che dà il nome all’album, è stato un po’ brusco. Niente colpo di fulmine. Devo ammettere che portavo le scarpe di gomma.
La canzone non si apre nel modo più orecchiabile. Musica troppo ritmata e la voce del Duca Bianco troppo psichedelica. Forse qualcuno dovrebbe levargli il calendario Pirelli 1970.
Il pezzo va avanti, cominciamo ad acclimatarci. È un po’ come imparare ad andare in bicicletta.

Il ritmo si calma. La voce del Duca Bianco viene fuori. Adesso sai anche andare senza mani.

I secondo e minuti scorrono che quasi non te ne accorgi. Il tutto diventa più calmo. Non guardi nemmeno quanto manca alla fine. Senti solo la musica che rallenta sempre più finché non finisce. La fine della canzone, che arriva dopo 10 minuti, è come stare in barca a vela a vedere il sole che si spegne in mare.

Se sei ancora sdraiato, spero su una superficie comoda, e stai ancora ascoltando l’album forse non ti sarai accorto del tempo passato. Ormai ci sei dentro! Di tempo non ne è passato poi così tanto. Dentro ci sono 7 canzoni in totale. Un po’ più di un EP e un po’ meno della media.

Le canzoni passano una dopo l’altra. Ci sono momenti in cui sembra di guardare una cascata. Ti sembra sempre la stessa cosa. Ma una cascata resta sempre una bella cosa da guardare.

Il David Bowie dentro ★ non è più quello di prima. Con gli anni è cambiato. Quando è uscito il suo primo album era il 1967. Molto era diverso. Non è più il David Bowie di Heroes, di Rebel Rebel, dei duetti con Feddy Mercury, di Life On Mars dove c’era solo la sua voce.

Non è più quel David Bowie. Ma è David Bowie.

La notizia della morte di David Bowie è di poche ore fa. Ed ecco che improvvisamente tutto prende un altro sapore, un altro suono. Heroes l’avrai ascoltata mille volte, è uno di quei classiconi che quando passa alla radio alzi il volume. Ma ormai fa quasi da cornice al viaggio. Non ci fai caso. Adesso, però, è diverso. Non è più cornice. Sembra un altro pezzo. L’intero album Blackstar ha tutto un altro suono, un altro significato. È l’ultimo album di David Bowie. Ecco che quella cascata, dal movimento sempre uguale, diventa la tua cascata preferita.

Sei stato tutto, David. Hai rivoluzionato la musica. Hai lasciato canzoni che che le future generazioni ascolteranno con la stessa luce che avevamo noi.
Ma io, Duca Bianco, voglio ricordati così. Come il giudice giusto e imparziale delle sfilate di moda clandestine.

Addio David Bowie. Grazie per tutto.

David Bowie Zoolander

About author

Luca Biancalana

Luca Biancalana

In questo preciso momento del cammin di nostra vita di anni ne ho 27. Sì esatto, sono all'interno dell'infelice club 27. Classe '89, come l'anno del crollo del muro. La musica è la mia passione, ma non ho un orecchio assoluto. Impiego il mio tempo studiando Informatica Umanistica a Pisa, ma vorrei lanciarmi nel mondo giornalistico o del marketing. Amo i libri di viaggio e la mia moto. Fine dello speed dating.

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