L’Irrational Man di un Allen sempre più autobiografico

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Emma Stone e Joaquin Phoenix in Irrational Man

Emma Stone e Joaquin Phoenix in Irrational Man

Irrational Man è il tentativo decisivo di Woody Allen di rialzarsi dopo la caduta degli ultimi anni. Non ci vuole molto a cogliere questo aspetto del film, basta sorvolare la storia d’amore che collega i personaggi e focalizzarsi su ciò che sta alla base dell’agire del protagonista, ovvero un’agonia dovuta all’insensatezza della propria esistenza. Il forte egocentrismo di Abe Lucas, insegnante di Filosofia da poco arrivato nella cittadina universitaria in cui insegna Rita Richards e studia la brillante Jill Pollard, è il vero movente per una trama che non sa collocarsi tra un drama e un thriller, e finisce col far appello a una rivisitazione – fortunatamente con opportune differenziazioni – al finale di un altro film di Allen, di sicuro più riuscito, ovvero Match Point.

L’utilizzo del voice off, nonostante il ritmo ben costruito e mantenuto durante l’evoluzione dei fatti, induce lo spettatore in un torpore passivo. L’azione, cioè che smuove le acque, è insabbiato da una lenta e abbastanza deprimente decostruzione dell’idea che i due personaggi avevano l’uno dell’altra e si conclude con un colpo di scena imprevisto, certo, ma per nulla soddisfacente.

Le aspettative deluse in Irrational Man

Tutto questo è un peccato, perché bisogna riconoscere che nel precedente lavoro di Allen, Magic in the moonlight, Emma Stone ha eseguito un’interpretazione interessante e che da Joaquin Phoenix, qui panciuto e disilluso, lontano anni luce da Theodore, ci si aspetta sempre qualcosa di grande, che però non può prescindere dal progetto a cui sta lavorando. Nota interessante è la fotografia di Darius Khondji, che tinge la storia in una palette ricchissima e ci si muove con movimenti fluidi ed eleganti, discreti.

Ma, come sempre, parlando di Allen bisogna tener ben a mente quanto sia produttivo nonostante l’età e quanto la sua mediocrità sia comunque un livello qualitativo difficilmente raggiungibile da molti cineasti odierni, troppo legati a formalismi o ai risultati dei box office. Di Allen va apprezzato il continuo progresso, inarrestabile, la sua continua riaffermazione all’interno delle sue pellicole, che si stanno facendo sempre più autobiografiche.

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Giorgia Spizzuoco

Giorgia Spizzuoco

A grandi linee: guardo film, li recensisco e li amo.

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