The Revenant miglior film dell'anno? Non proprio

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The revenant

The Revenant – Redivivo

Cosa fare durante una freddissima sera di un freddissimo gennaio per evitare di cadere in uno stato di ipotermia tremendo e duraturo? Guardare il nuovo film con Leonardo Di Caprio, ovviamente! Tanto, a -30° c’è stata la troupe del film, io l’ho guardato sorseggiando una tazza di tè fumante e avvolta in una copertina dall’aspetto discutibile.

Se n’è parlato tantissimo, la faccia del buon Leo con le stalattiti di ghiaccio sulla barba era ed è in ogni dove. Inoltre, dopo i tre Golden Globe e le ben 12 candidature agli Oscar 2016 (tra cui, non temete, anche miglior attore protagonista), Revenant – Redivivo sembrava estremamente promettente. Aggiungi a un cast di tutto rispetto la regia di Alejandro González Iñárritu, vincitore di ben tre premi Oscar nel 2015 per Birdman (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale) e il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki (sette candidature all’Academy e due statuette portate a casa per Gravity e Birdman), il film si prospettava una garanzia.

La verità è che The Revenant è un film bello, nell’accezione più letterale dell’aggettivo (e non solo perché c’è Di Caprio in buona parte delle inquadrature). È un piacere guardare i paesaggi apparentemente incontaminati del Canada e dell’Argentina attraverso i piani sequenza di Iñárritu. Le riprese, che originariamente dovevano durare sei mesi, hanno messo a dura prova il cast e la troupe del film, che ha visto parecchi membri allontanarsi per le condizioni al limite del vivibile. Iñárritu e Lubezki hanno infatti deciso di usare solo luce naturale per le riprese, disponibile per pochissime ore al giorno.

Gli 80 giorni di riprese hanno sfidato anche l’attore protagonista Di Caprio che, sebbene sia vegetariano, ha dovuto mangiare carne cruda e intrufolarsi nella carcassa di un cavallo. Ma ha anche dovuto girare con la febbre alta, si è ammalato di bronchite, è stato spesso a rischio di ipotermia e chi più ne ha più ne metta. Insomma, la CGI ed il green screen sono stati dei tabù per i premi Oscar messicani. Ma non si può negare che questo abbia fatto la differenza e abbia contribuito a creare un prodotto di qualità altissima. Sfido gli spettatori a non sentire freddo guardando il film, malgrado le poltrone imbottite dei cinema ed i popcorn ustionanti.

Cos’è in realtà The Revenant?

Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Michael Punke (2002) ispirato alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass (Di Caprio), che dopo essere stato attaccato e quasi sbranato da un orso viene tradito dal cacciatore John Fitzgerald (Tom Hardy), che per liberarsi del compagno malconcio cerca di sbarazzarsene e lo seppellisce vivo, uccidendo il figlio che aveva cercato di salvarlo. A questo punto comincia la lotta contro la natura di Glass che cerca di rammendarsi, nutrirsi, ma soprattutto di sopravvivere alle disumane condizioni climatiche del Nord Dakota. Un solo obiettivo darà al trapper Glass la forza sfidare la morte: vendicare il figlio e uccidere Fitzgerald. Ma cos’è in realtà The Revenant, oltre che un tripudio di Academy e scenografie bellissime? Forse un film un po’ vuoto nei contenuti, un mero esercizio accademico di un regista fuoriclasse, ma fine a se stesso.

Forse, più che un bel film, è semplicemente un film bello. Carino da guardare, esteticamente, graficamente, tecnicamente impeccabile. Tuttavia, non si crea alcuna connessione emotiva tra il protagonista e lo spettatore, che vuole semplicemente che Glass arrivi sano e salvo al suo villaggio, non importa se cavalcando un grizzly o rotolando inerme lungo il pendio di una montagna impanandosi come una cotoletta. Il protagonista è parecchio piatto e, in un film in cui il copione in lingua inglese di Leonardo non superava le 15 righe, l’introspezione psicologica è fondamentale. Molto più interessanti il cattivissimo Fitzgerald o il buon Jim Bridger, interpretato da un giovanissimo Will Poulter. Va menzionata anche la splendida soundtrack di Ryuichi Sakamoto, già premio Oscar per L’ultimo imperatore, che contribuisce a rendere l’idea di un’atmosfera glaciale.

Il film migliore dell’anno? Non proprio. La migliore interpretazione di Di Caprio? Nemmeno, perché purtroppo non ha potuto dare sfogo a tutto il suo estro artistico con un personaggio così limitato, se non con qualche primo piano e qualche sguardo gelido dritto nella cinepresa. Io, però, gli voglio tanto bene lo stesso, e mi auguro riesca a conquistare la beneamata statuina e che questi mesi di stenti e sacrifici vengano riconosciuti dall’Academy e dal mondo intero.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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