Cinque autori italiani (più uno) che amo

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Riconoscete gli autori?

La letteratura italiana: una vastissima, gigantesca, immensa distesa di ancor più immensi giganti della cultura, personalità che nel tempo si sono succedute lasciando la propria impronta sul percorso, a volte instabile, dell’arte. La nostra storia pullula di opere di portata impressionante, di scrittori dalle mille risorse, che con la loro voce e la loro penna hanno intrecciato una tela di meravigliose illusioni e mastodontiche verità. L’amore che nutro per questa letteratura è tale da spingermi a condividere i motivi che mi inducono, ogni secondo che passa, a manifestare in maniera multiforme – talora con una foto, talora con una citazione – e con sempre maggiore convinzione, la grandezza, che per me, tale letteratura incarna. A scuola, nelle ore di lezione, il docente tenta di inglobare nel poco tempo che ha a disposizione un’immensità di secoli. Gli anni fluiscono leggeri lungo un corso di parole che ha la parvenza di un fiume in piena, violento e possente, pronto quasi a rompere gli argini, che costituiscono i limiti temporali entro il quale bisogna assolutamente restare; ma la letteratura italiana è molto di più che quelle poche cose che si riescono a dire in qualche ora alla settimana, e per capirlo c’è un solo modo: leggerla.

Generalmente lo studio degli autori alle superiori si spinge sino a qualche poeta della seconda metà del Novecento, molto raramente si parla di prosatori, ancor più raramente se ci si spinge troppo in avanti con gli anni. Le informazioni da assimilare sono troppe, il tempo decisamente insufficiente, dunque si finisce per lasciare da parte una fetta incredibile di letterati di grande spessore, di assoluta e totale bravura, di immensa capacità. Letterati che nel loro tempo hanno rappresentato un valido spaccato del proprio tempo, o che si sono concessi di viaggiare sulle ali della fantasia, o che hanno usato la scrittura per creare una metafora della vita. Essendo una grande amante di molti di questi autori ho pensato che sarebbe bello condividere, con chi ha la pazienza e la voglia di ascoltarmi, il mio personale, e assolutamente non condivisibile, gruppo di autori preferiti. Ne ho scelti cinque perché spingermi oltre potrebbe diventare pedante, oltre che prolisso.

Ovviamente non sono un’insegnante, e tantomeno voglio sentirmi tale, sono semplicemente un’amante della letteratura che cerca di esprimere ciò che prova quando legge e si emoziona e cerca di dare un senso e un ordine all’insieme guardando attraverso la sua lente che, come direbbe Pirandello, deforma il mondo circostante in modo diverso da individuo a individuo.

Alberto Moravia, l’individuo nella storia

Alberto Moravia è il primo autore su cui mi piacerebbe soffermarmi. Nativo di Roma ha avuto una formazione del tutto singolare, non avendo potuto studiare ed essendosi formato praticamente da solo con le sue letture. Molto spesso viene ricordato per il matrimonio che lo unì per diversi anni a un’altra figura di spicco della letteratura, ovvero Elsa Morante. Amo Moravia principalmente per il suo modo di scrivere, con le sue parole semplici incastonate in una sintassi elaborata e arzigogolata riesce a descrivere, in maniera totalmente razionale, la realtà che lo circonda contestualizzando l’epopea, esclusivamente interiore, di un singolo individuo nella storia e narrando le peripezie del personaggio nei suoi tentativi, siano essi di alienazione o di conformazione, di relazionarsi a una società corrotta fin nelle viscere. I personaggi moraviani hanno una moralità inaridita dal tempo, dalla situazione familiare in cui sono cresciuti e, generalmente, Moravia tende a indagare la patologia, che pulsa incessante sotto la coltre di ipocrisia, che macchia le classi sociali borghesi. Di Moravia in particolare il libro che mi sento di consigliare è Il conformista; per quanto sia in realtà il più criticato dell’autore. L’opera, come buona parte degli scritti Moraviani, è lo specchio di alcune vicende autobiografiche, in questo caso c’è la narrazione dell’omicidio dei suoi cugini, i fratelli Rosselli, ma clamorosamente il tutto vissuto dal punto di vista dell’assassino, un uomo vile, ipocrita, finto, per tutto il corso del romanzo ossessionato dalla necessità di essere come gli altri, di conformarsi ad una società da cui, per una ragione che si scopre nella lettura, si sente estraneo. Ricorrente in molti suoi romanzi è la narrazione di situazioni da lui vissute in prima persona, anche ne La Ciociara riecheggia la sua esperienza da sfollato, ma anche la raffigurazione di una particolare situazione familiare in cui il padre è una figura assente e la madre ha una valenza totalmente negativa.

Italo Calvino tra reale e surreale

Un altro autore di grande prestigio, ma poco considerato nell’insegnamento scolastico, è Italo Calvino. Su Italo Calvino si potrebbe scrivere un trattato, essendo estremamente poliedrico, capace di spaziare tra i vari generi, di scrivere di vari argomenti in modo sempre innovativo e mai deludente, banale, scontato o noioso. Calvino ha del resto attraversato varie fasi nella sua produzione, che sarebbe impossibile analizzare nel dettaglio, è tuttavia lui stesso a venirci in aiuto con un suo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore che è una perfetta sintesi della sua personalità. Questo libro, consigliatissimo a qualsiasi amante della letteratura, è una somma di 10 diversi incipit di altrettanti libri. Calvino oltre a mostrare le sue incredibili doti di narratore fa anche una, dolorosa e necessaria, analisi dell’incapacità di raggiungere una verità finale, dato che ogni incipit si interrompe sul più bello senza rivelare il continuo della storia. Risulta dunque difficile classificare in qualche modo Calvino in un genere e in un ambito, circoscriverlo entro certi limiti. Da una partenza in qualità di autore partigiano si sposta verso il fiabesco, parla di scienza in modo totalmente libero e privo di schemi e approda a una sorta di gioco di combinazione. Ed è proprio su ciò che mi soffermo maggiormente ogni volta che leggo la trilogia degli antenati, che è forse l’opera in cui maggiormente è rispecchiata la dicotomia che lo vede protagonista, il suo essere contrapposto tra fiaba e realtà. Ho letto l’intera trilogia durante il liceo ed è stata una rivelazione per me, probabilmente se ora sono nel punto in cui mi trovo è perché un giorno d’estate, per adempiere ai miei doveri di studentessa, ho intrapreso la mia avventura sugli alberi con il barone rampante, subito seguita da quella nei boschi con il visconte dimezzato e dal lucido ragionamento dell’armatura vuota del cavaliere inesistente. Credo che sia, questa trilogia, un’opera fondamentale perché mette in scena delle tematiche molto care alla letteratura di ogni tempo e luogo, ma lo fa in modo romanzato e fiabesco. La contrapposizione netta tra bene e male di Medardo, diviso in due da una palla di cannone, è in realtà la nostra stessa divisione interiore che ci porta a fare scelte, a far prevalere un senso piuttosto che l’altro, la totale conformazione che spersonalizza il cavaliere inesistente e in contrasto la totale opposizione alla società che culmina in un’alienazione mentale e fisica del barone rampante sono parte di ogni singolo essere umano.

Lo scorrere del tempo secondo Dino Buzzati

Ancora nell’ambito del fiabesco si muove Dino Buzzati, altro mio immenso amore letterario, che in tale chiave parla di tematiche delicate quali la vita, la morte, la magia ma soprattutto, di tutti i temi da lui trattati, quello che mi è rimasto maggiormente impresso per la forza con cui riesce a parlarne, per l’angoscia che è capace di creare nel lettore, è quello del destino. Particolarmente significativo è per me il racconto Sette piani nel quale un uomo è ricoverato in un ospedale molto particolare in cui i feriti sono disposti nei piani in base alla gravità, che aumenta man mano che si scende. Ricoverato come malato lieve il protagonista viene via via fatto scendere di piano per motivi all’apparenza futili. Concentrato troppo sul fatto di voler tornare indietro si ritrova a un certo punto all’ultimo piano. Al termine sente di essere trascinato in profondità, nelle viscere di un luogo sconosciuto. Buzzati ha creato, a parer mio, una metafora decisamente spettacolare della vita che scorre inesorabilmente, sottolineando come l’uomo non riesca a godere del proprio tempo sempre rivolto all’indietro mentre questo lo trascina giù nei suoi abissi. Di impostazione simile e di forza altrettanto tale da turbarmi è Ragazza che precipita in cui una ragazza viene descritta mentre è in volata, caduta da un palazzo altissimo, e tale precipitazione rappresenta la vita che scorre, come testimonia anche il suo invecchiare progressivo durante la caduta.

La Napoli senza menzogne di Matilde Serao

Un’autrice che viaggia anch’essa lungo i binari del verismo è Matilde Serao. Considerata da Carducci la più grande e forte prosatrice italiana, la Serao segue un percorso molto “verghiano” partendo dal romanticismo per poi imboccare la strada del verismo, ed è proprio in tale ambito che si leggono le sue pagine, secondo me, più forti. L’opera della Serao che ha lasciato un segno nella mia esperienza è senza dubbio Il ventre di Napoli, di matrice giornalistica, in cui si sente la sua voce di donna coraggiosa, senza peli sulla lingua, che senza paura alcuna denuncia la situazione di una città troppo spesso dipinta in modo diverso da quel che è. Compie un viaggio nei vicoli più bui, riscoprendo le zone più malsane, dove le persone vivono in condizioni igieniche pressoché inesistenti, demolisce un’immagine edulcorata di una città già martoriata scagliandosi contro il governo. Da amante di Napoli e della letteratura, quale sono, sono stata travolta dalla sua forza e dalla sua grandezza.

In viaggio verso l’Asia con Tiziano Terzani

Infine vorrei dedicarmi anche al ricordo di un grande giornalista italiano: Tiziano Terzani. Terzani è soprattutto autore di libri di viaggio. Le sue sono principalmente raccolte di reportage e di articoli, essendo stato corrispondente di diversi giornali in Asia. Ed è proprio l’Asia il perno centrale attorno a cui ruota il suo mondo letterario. I suoi racconti, la totale dedizione a questo continente traspaiono con forza dai suoi libri, che mostrano il vero volto di quei popoli e di quei luoghi. Terzani è stato il mio impatto più forte con la mia voglia di diventare giornalista. Nel suo stile semplice, privo di fronzoli, prettamente giornalistico, ti trascina in un viaggio talvolta mistico, come accade in Un indovino mi disse, talvolta festante come in Buonanotte Signor Lenin ma in ogni caso tutto filtrato attraverso uno sguardo totalmente innamorato.

Dovrei chiudere qui ma mi sento di aggiungere un sesto autore, un piccolo bonus, che reputo tale dato che ho voluto concentrarmi sugli autori meno studiati mentre tale letterato a scuola si studia ampiamente, ovvero Pirandello. Parlare del mio rapporto con la letteratura italiana e non citarlo sarebbe un sacrilegio. Leggere Pirandello vuol dire immergersi totalmente nel suo mondo e farlo è la cosa più piacevole che ci sia. Non voglio dilungarmi particolarmente però posso dire di aver assimilato gran parte del suo pensiero, tanto da ragionare quasi dietro le sue direttive, perché si effettivamente per quanto usurata l’idea che si viva circondati da maschere è veritiera e continuerà ad essere tale nei secoli a venire.

In conclusione mi sento solo di dire che questo è un mio personalissimo chiacchiericcio su un argomento che mi sta particolarmente a cuore, sperando di aver destato un po’ di curiosità anche in chi lo leggerà.

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Marianna L. di Lucia

Marianna L. di Lucia

20, lettrice accanita, amante del cinema, aspirante giornalista, studentessa di lettere, innamorata delle parole.

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