Gli occhi di Lorenzo Vigas

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Luis Silva in Ti guardo (Lorenzo Vigas)

Luis Silva in Ti guardo (Lorenzo Vigas)

Nelle sale italiane dal 21 gennaio, l’ultimo film di Lorenzo Vigas si è fatto notare dal mondo cinematografico. Ti guardo (Desde allà in spagnolo) ha vinto il Leone D’Oro alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ed è candidato al Queer Lion per il miglior film con tematiche omosessuali e Queer Culture. Ambientato a Caracas, il film parla della storia di Armando, un uomo sulla cinquantina che adesca giovani ragazzini della strada, che paga per osservarli senza mai toccarli. Un giorno adesca il giovane Elder, che però lo stende con un pugno e gli ruba i soldi. Da quel momento inizia una sorta di rapporto morboso con questo ragazzo. Armando lo segue e si prende cura di Elder, che si lega a quell’uomo solo e strano, inizialmente per motivi economici, poi per un affetto spontaneo. Ovviamente non racconto più di così, perché il film è tutto da scoprire, scena per scena, ripresa per ripresa.

La particolarità del film di Vigas non è solo la tematica dell’omosessualità, tema peraltro che sta diventando di voga nei registi più coraggiosi, ma è come questo rapporto omosessuale viene rappresentato. Non si può certo dire che il film è movimentato e caotico, in quanto i dialoghi sono limitati e l’azione è concentrata verso la fine. Le riprese sono spesso dietro all’attore, quasi come a personificare un essere umano vero e proprio che segue l’attore che a sua volta segue qualcuno.

La prospettiva è molto importante, poichè non solo rappresenta appieno il titolo del film, ma anche sottolinea i punti chiave che Vigas vuole trasmettere con questo film: si concentra sulla psicologia piuttosto contorta che sta dietro al rapporto tra i due, caratterizzata da punti in comune, ovvero la mancanza di una figura paterna amorevole e una difficoltà a relazionarsi con le altre persone. Armando è la calma, la pacatezza, la posatezza in persona; Elder è una tempesta fisica, un exploit di aggressività e passione. Gli opposti, si dice, si attraggono, ma l’attrazione che c’è i due è un’attrazione malsana, che non può accadere in un posto come Caracas, dove le classi sociali sono ben definite e l’omosessualità è considerata un peccato mortale, quasi più illegale che trafficare droga o uccidere qualcuno. Armando viene da una classe superiore a quella del ragazzo: l’uomo fa protesi dentali e guadagna abbastanza per pagare tutto a Elder, mentre quest’ultimo viene dalla strada e la sua vita si concentra sul fare sesso con la sua ragazza, distruggere macchine e picchiare persone. Questa diversità sarà uno dei motivi per cui la loro storia morirà appena dopo essere fiorita, anche se è fiorita pochissimo.

Riprese a volte sfocate, la fotografia di Sergio Armstrong è quasi documentaristica, ma i paesaggi sono forti, tempestosi ed eccezionali. Non è sicuramente un film facile, da vedere quando si ha voglia di vedersi un film sul divano, poiché vi terrà sulle spine, anche se inizialmente la storia fa un po’ fatica a prendere il via. Per riuscire a vederlo dall’inizio alla fine, bisogna entrare nel cinema sprovvisti di pregiudizi e con occhi realisti, perchè Ti guardo non è un film per sognatori e idealisti. La crudezza e il cinismo con cui viene rappresentata la realtà venezuelana potrà colpirvi come un pugno nello stomaco, se non siete riusciti a liberarvi della patina romantica con cui di solito si dipinge il Sud America.

In un momento in cui l’omosessualità è un argomento centrale nella vita di tutti i giorni, vale la pena prendersi novantatré minuti per vedersi questo capolavoro.

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Carmen McIntosh

Carmen McIntosh

Nata nel 1992 e divisa tra gli USA e l'Italia, Carmen impara prima a scrivere che a parlare. Studentessa di Lingue, si nasconde dietro grandi occhiali, libri ancora più grandi e dentro a maglioni enormi. Crede nelle vibrazioni positive di un sorriso e di una risata. Crede anche nell'amore e nei sogni. Carmen è alla perenne ricerca della felicità.

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