La catarsi: il concetto platonico-aristotelico della purificazione applicato al cinema

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Il cinema come terapia in Arancia Meccanica di S. Kubrick

Il cinema come terapia in Arancia Meccanica di S. Kubrick

Aristotele attribuiva alle tragedie greche classiche l’induzione alla catarsi, ovvero alla purificazione e alla liberazione delle passioni. In parole più semplici: lo spettatore di una tragedia, provando pietà per gli eventi nefandi accaduti ai protagonisti e terrore al pensiero che questi possano accadere anche a lui, acquieta entrambe tali “passioni”, comprendendo che queste hanno, sempre e soltanto nella tragedia che sta guardando, una spiegazione razionale.
Aristotele, di certo, aveva colpito nel segno. Il teatro smuove ed emoziona, coinvolge, distrugge la quarta parete quasi sempre. Cosa, tuttavia, presenta molteplici analogie con l’ambiente teatrale classico e anche contemporaneo? Il cinema. Mi chiedo: ha anche il cinema una funzione catartica? È possibile liberarsi dai propri tormenti passionali e da sentimenti sbagliati guardando un film?

Questo non è per niente un articolo semplice; tuttavia, se sto scrivendo quello che sto scrivendo, è perché ci credo e credo che il cinema sia molto di più di quanto sembri. Certo, il cinema coinvolge di meno. Non c’è solo una quarta parete tra spettatore e attore, ma chilometri e chilometri di distanza. Sull’altro lato della bilancia, però, abbiamo una maggiore realizzazione della scena, fatta sembrare il più reale possibile, anche se non lo è. Se una scena fa dimenticare allo spettatore della sua finzione, è una scena ben realizzata. Mettiamola così: il teatro è un sogno, il cinema una visione. Il teatro coinvolge anche il senso del tatto, in un certo senso (scusate il gioco di parole), nel momento in cui gli attori potresti toccarli (non lo fai perché verresti cacciato fuori dal teatro). Nel cinema non puoi toccare nessuno. Sai che è finto ancor meglio del teatro, il quale potrebbe farti dimenticare con più semplicità della sua stessa finzione.

La catarsi nel cinema come derivazione dell’immedesimazione

Fatta questa distinzione necessaria, ritorno sul concetto chiave di questo discorso. Il cinema purifica? Senza ombra di dubbio, sì. L’arte è catartica: la poesia è l’arte suprema della catarsi. E se lo è la poesia, testo scritto e nient’altro, perché non potrebbe il cinema? Esempi? Ce ne sono innumerevoli.

Si tratta di sentimenti con film come Titanic e Le pagine della nostra vita, simboli rispettivamente del sacrificio d’amore e dell’amore che compie giri immensi per poi tornare da dove è partito. Dopo tali film, una notte di passione (e qui intendo l’eros, non i sentimenti da cui purificarsi) è d’obbligo. Proiettarci nei panni dei protagonisti ci dilania internamente e la fine del film è quasi un sollievo. Non è la vostra ragazza quella che vedete andar via sulla porta riemersa a galla né quella a cui scrivete lettere per ogni giorno di un intero anno senza ricevere risposta. Non lo è e vi augurate che mai lo sia. Catarsi.

Si tratta di affetti familiari con un film come The shining. Mai immaginereste vostro padre vittima di una tale follia, a prescindere dalla componente irrazionale e metafisica della trama del film, come “la luccicanza” e le visioni. Mai immaginereste di scappar lontano da lui, con vostra madre, in una fredda notte d’inverno, tra la neve e il gelo. Mai lo immaginereste, ma ciò non significa che non potrebbe accadere. Cosa accadrebbe se tale film lo si guardasse proprio in famiglia, famiglia magari composta da una madre, un padre e un bambino? Potrebbe accadere che il bambino ripudi qualsiasi giocattolo simile a un triciclo e che il padre inizi a lavorare di meno? Probabilmente sì, ma anche che quest’ultimo tenti di uccidere sua moglie e suo figlio (sono ironico ovviamente).

Si tratta di vendetta con un film come Io vi troverò. Nulla di più prezioso c’è di una figlia, sangue del proprio sangue. Se qualcuno volesse farle del male, quale sarebbe la vostra reazione? La vendetta? Esattamente, nulla di più istintivo in questo caso. Sareste disposti anche a uccidere per salvarle la vita? Ovviamente. È sempre vostra figlia. Avete paura che qualcuno ve la porti via? Sì, ora che vi ci faccio pensare. Perché la state abbracciando? Perché la guardate con affetto e senso di protezione? Perché questa è la catarsi. In Io vi troverò (interpretato da uno straordinario Liam Neeson) la scena finale acquieta ogni vostra passione inconscia di repulsione e ribellione. La figlia del protagonista è salva, mentre la vostra lo sarà sempre. Senza ombra di dubbio.

Si tratta di bontà con film come Sette anime e Io sono leggenda (Will Smith, che attore!). Dare la propria vita per un bene più grande degli altri; dare la propria vita per salvarne sette o milioni; dare la propria vita per purificarsi dai peccati commessi in passato. La catarsi catartica per antonomasia è questa. Vi tenete stretto ciò che avete dopo aver visto questi film, provate un po’ più di amore verso il mondo, verso gli altri, verso voi stessi. Il protagonista muore, voi rinascete. Lanciandosi con una granata contro quell’orda di infetti, Robert Neville ha salvato anche voi, insieme con la donna e il bambino. Ecco perché consiglio sempre il drammatico, il tragico. La commedia fa ridere, il drammatico fa piangere, ma fa anche riflettere, cosa che la commedia (almeno quella contemporanea) non fa.

Potrei continuare all’infinito con gli esempi e riempire pagine intere, ma credo sia sufficiente quanto scritto.
Francesco de Sanctis scriveva su Leopardi: “questo uomo odia la vita e te la fa amare, dice che l’amore e la virtù sono illusioni, e te ne accende nell’anima un desiderio vivissimo”. Alla stregua dell’atteggiamento di Leopardi e delle inconsapevoli e apparentemente contraddittorie ispirazioni di questo negli animi dei lettori, oserei riproporre la citazione in chiave diversa, paragonando, in questo contesto, Leopardi al cinema tragico-drammatico: in questo modo gli effetti della catarsi si palesano assai più chiaramente.

Il cinema è di più.

Amatelo.

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Ciro Terlizzo

Ciro Terlizzo

Quando vado a fare il prelievo per le analisi del sangue, dopo con quella siringa puoi scriverci, perché è piena d'inchiostro.

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