Il mito della ragazza al bar e come sfatarlo

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La ragazza al bar. Dal film Kiss Kiss Bang Bang

Dal film Kiss Kiss Bang Bang

«Vieni al tavolo con i miei amici, non mi piace vederti qui». Sono queste le parole che un ragazzo mi ha rivolto quattro mesi fa, mentre me ne stavo tranquilla al bancone a sorseggiare uno scotch on the rocks, completamente sola ma totalmente rilassata e nel mio mondo.

Lo conoscevo bene: il solito playboy da pub, a cui basta avvicinarsi a una ragazza e usare qualche trucco ben costruito per portarsela a casa. Un cliché facilmente reperibile in qualche serie televisiva, più comune nella vita reale di quanto si pensi.

La mia domanda era semplice e anche un po’ scontata: «Cosa significa che non ti piace vedermi qui? Perché dovrei unirmi a voi?». «Beh, perché sei una ragazza sola al bancone del bar. Vieni sempre qui e te ne stai nel tuo e, sinceramente, non è una bella cosa da vedere», mi ha risposto.

Alla mia richiesta di spiegazioni al riguardo, ha avuto il coraggio di dirmi che essere “la ragazza al bar” è un insulto, un termine derogatorio: la bar girl è colei che beve come un uomo, che flirta con gli sconosciuti e si fa offrire da bere, per poi eleggere un vincitore che si può portare a casa, come un trofeo. Ergo, la bar girl è una zoccola.

Perché?

«Perché è questa la reputazione della ragazza sola al bancone. Dai l’impressione della poco di buona, della tr**a, della facile».

Dopo lo stupore e lo sconforto iniziale nel sentire queste parole, e dopo aver spiegato con molta calma e freddezza che nessuna persona dovrebbe sentirsi in colpa per la sua libertà sessuale, un meccanismo in me è scattato. Quanta gente ha ancora questa concezione della promiscuità nei bar radicata in sé? Quanta gente pensa che una ragazza da sola al bancone sia una poco di buono, una sgualdrina, una donna che non si rispetta?

Nelle ultime settimane sono tornata nel mio pub preferito, luogo perfetto, viste le circostanze, per condurre delle interviste sull’argomento. Il target è molto ampio, per avere una visione generale dell’argomento: uomini e donne, dai 18 ai 59 anni, di nazionalità bulgara, italiana, inglese e americana. La domanda rivolta a tutti i venticinque soggetti è la stessa: “Vedi una ragazza da sola al bancone del bar, a bere qualcosa. Sai che non sta aspettando nessuno e che la sua notte può finire in qualsiasi modo, come tornare a casa da sola, conoscere nuove persone o trovare uno sconosciuto con cui flirtare. Cosa pensi di primo acchito?”.

Cosa pensano uomini e donne di una ragazza sola al bar?

La maggioranza delle donne intervistate ha reagito positivamente alla domanda, non trovando alcuna malizia o promiscuità nel vedere una ragazza da sola al bancone del bar. «Magari ha avuto una brutta giornata e vuole ritagliarsi un momento per sé», «Forse si è appena trasferita e ha bisogno di incontrare nuova gente» e «A volte capita anche a me di voler un bicchiere di vino e solitudine, lontano da casa e dalla routine».

«Può anche essere una zoccola», esordisce Maria, 20 anni, barista «ma è una sua scelta e non ci trovo niente di male nel rimorchiare in un bar. I ragazzi lo fanno sempre».

Solo due donne hanno dimostrato di essere contrarie all’idea di andare da sole in un bar, entrambe appartenenti alla fascia 30-45 anni. «Una donna deve aver rispetto per se stessa e non gironzolare per bar come se fosse una preda facile».

La maggioranza degli uomini, invece, si è trovata d’accordo con il ragazzo che ha scatenato il sondaggio. A differenza delle risposte delle donne, la loro fascia d’età è comprensiva dai 18 ai 59 anni, rendendo più difficile attribuire le risposte a un problema puramente generazionale. Oltre all’intervento iniziale, alcune aggiunte all’argomento variavano dal “non ha rispetto per se stessa”, “probabilmente è una gold digger (più elegantemente conosciuta come cacciatrice di dote)” e “muore per un po’ di attenzione”.

A differenza, però, del totale supporto o della completa contrarietà dei sondaggi femminili, quelli maschili riportano un sacco di sfaccettature. «Probabilmente è una zoccola, ma se alla fine riesco a portarmela a letto, che continui pure» commenta Charlie, 46. «E per i soldi? Nessun problema, li ho. Qualche drink offerto non mi alleggerirà di molto il portafoglio».

Le fondamenta della coerenza di valori: va bene etichettare la ragazza come poco di buono, ma se te la puoi portare a casa improvvisamente niente conta più.

Solo quattro uomini hanno dimostrato di essere contrari alla definizione derogatoria del termine. «Forse è solo arrabbiata e ha bisogno tempo per se stessa» dice Ivan, 28. «Se è carina magari le lancio qualche occhiata, ma non mi avvicinerei, è una questione di rispetto. Poi può anche tornare a casa con sette uomini, non sono affari miei e non giudico le scelte di nessuno».

«Non capita molto spesso di vedere una ragazza da sola al bar» dichiara invece Roberto, 32. «Quindi probabilmente mi metterei a pensare a cosa le sta succedendo, senza però tentare di approcciarla o pensare subito alla situazione più negativa».

I risultati parlano da soli, ed ecco, come da titolo, i miei suggerimenti per sfatare il mito della ragazza al bar: smettetela di giudicare le persone. Perché no, non siamo noi a dover cambiare o a cercare di dar impressioni differenti. Non siamo noi a dover dire frasi come “no, sono qua da sola, ma non perché sono facile”. Non dobbiamo niente a nessuno. Non dobbiamo conformarci ai vostri standard di vita e rispetto.

Perché a me piace essere la ragazza al bar. Lo ero da single e lo sono da fidanzata. Conosco nuova gente e brindo con sconosciuti che per una sera saranno amici di una vita, a causa dell’atmosfera, dell’alcol, della voglia di espandere i propri orizzonti. Vengo a conoscenza di storie, di opinioni, di idee e sogni per il futuro. Metto la mia vita in prospettiva. Mi chiedo perché siamo tutti qui, in questo bar, in questo momento, soli ma tutti insieme per un paio d’ore. E poi sì, magari uno shot qui, un karaoke andato male di là, fare da spalla al tuo nuovo amico per chiedere il numero di telefono di quella ragazza carina seduta all’angolo, sperando che la timidezza non lo blocchi.

“La ragazza sola al bar” è ormai una creatura mitologica, sotto forma di “svilimento contro le donne che rispettano se stesse”, ma non dovrebbe interessarvi. Questa è la mia vita: sregolata, forse, vissuta al secondo, una costante improvvisazione… ma allo stesso tempo una lezione continua.

E vi dirò la verità: mi fa sentire dannatamente bene.

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Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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