Supergirl e la spaventosa tentazione del cliché

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Supergirl

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Chi mi conosce lo sa: sono totalmente, irrimediabilmente innamorata dei supereroi. Dai media ai fumetti, da Marvel a DC, se ci sono serie o film su di loro potete star certi che il mio radar li ha già puntati e divorati… con riserve o meno.

Oggi vi voglio parlare di Supergirl, show neofita che ha debuttato lo scorso ottobre sul canale americano CBS, e del cliché che potrebbe farmi alzare gli occhi al cielo per l’ennesima volta. Per chi non sapesse nulla di questo female led show, vi farò un breve riassunto.

La serie inizia con Kara Zor-El, la “meno famosa” cugina di Superman, che dopo dodici anni sulla Terra decide che è arrivato il tempo di usare le sue abilità sovrumane per aiutare e proteggere la gente di National City. Grazie all’aiuto della sorella e del generale Hank Henshaw, Kara cerca di gestire la vita da supereroina e da assistente personale di una delle leggende dietro l’impero mediatico Catco.

Insomma, la solita storia del supereroe di turno con la doppia vita – che però, considerato il tema, funziona egregiamente – e con la struttura generale di qualsiasi altro TV Comic: c’è il mostro/villain della settimana, piccoli sprazzi di caratterizzazione/character development e alcuni elementi di sottotrama che per ora passano in sordina, ma che diventeranno importanti nel finale di stagione.

Tutto bello e divertente, se non fosse che lo show è stato colpito dalla sempreverde sindrome del “bravo ragazzo”. Avviso che da questo punto in poi troverete spoiler per il primo, il decimo e l’undicesimo episodio, ergo fermatevi qua se avete intenzione di guardare la serie.

Il cliché sentimentale di Supergirl

Già dall’episodio pilota incontriamo Winn Schott, collega di lavoro e caro amico di Kara, che dal primo minuto mostra chiaramente di essere innamorato della protagonista, che ovviamente non ha la più pallida idea dei sentimenti di quest’ultimo. Inoltre, la decisione di Kara di diventare Supergirl e di confidarsi con lui lo frena ulteriormente – nonostante inizialmente fosse sul punto di confessare. Nel frattempo, Kara si prende una sbandata per James “Jimmy” Olsen, ex fotografo del Daily Planet, anche a lui a conoscenza del suo segreto. Il triangolo si fa palpabile, il cliché si rinforza, ma per ora non toglie tempo alla trama principale e non sembra così pompato da rendere la caratterizzazione un disastro.

Nel giro di pochi episodi, Lucy Lane, l’ex fidanzata di Olsen, torna in città per scusarsi di come ha chiuso la storia con lui e per chiedergli una seconda possibilità. James, ancora innamorato di lei, gliela concede con qualche riserva e i due tornano a far parte di una relazione stabile. Quando Kara lo viene a sapere, si comporta da vera campionessa (o, oserei dire, semplicemente da brava persona): il suo cuore è spezzato, vero, ma non cerca di infierire nella loro relazione, non fa pesare a James ciò che prova per lui, non rovina i rapporti di lavoro/amicizia e diventa persino amica di Lucy.

Winn, d’altro canto, è sempre stato in competizione con James, a volte in modo veramente immaturo e nei momenti meno opportuni. Mantiene un atteggiamento passivo aggressivo per tutta la durata dei primi dieci episodi, fino a che una figura del suo passato e il rischio di rimanerci secco lo convincono a fare un passo avanti: è così che confessa i suoi sentimenti a Kara, dicendole di amarla e che non può più nascondere ciò che prova. Per Supergirl, però, Winn è solo un amico. Lo rifiuta con tatto, sconvolta dalla notizia, e il comportamento di Winn è una secchiata d’acqua gelida: il ragazzo interrompe i contatti con lei, dicendo che non potrebbe reggere solo un’amicizia, e la evita per gli episodi successivi (cosa abbastanza grave, in quanto è lui l’hacker che aiuta Supergirl a essere sempre informata sui crimini, incidenti e simili). Come un bambino di cinque anni a cui viene tolto un giocattolo, Winn fa pesare la situazione e cerca, magari inconsciamente, di far sentire Kara in colpa.

Se avete letto fino a qui e vi chiedete dove sia il problema, a parte l’ennesimo tv trope di turno, ve lo spiegherò brevemente nelle prossime righe (dono della sintesi, a me!).

Sappiamo già che Winn e Kara si metteranno insieme. Lasciando stare gli innumerevoli fan di questa coppia, abbiamo già un sacco di esempi in cui il protagonista maschio di turno riesce a conquistare la ragazza dei suoi sogni, anche se lei non era interessata a lui in primo luogo. Lo vediamo nelle commedie adolescenziali americane, in cui lo “sfigato” riesce a conquistare la cheerleader con la persistenza, o nei film d’azione, in cui la protagonista femminile eventualmente è succube del fascino del protagonista, anche se magari si sono trovati in disaccordo su tutto dall’inizio alla fine. Diamine, per fare un esempio concreto, 007 conquista ogni volta la Bond Girl di turno, anche se sono lesbiche (Pussy Galore), non sono interessate ad andare a letto con lui (Madeleine Swann) o vogliono ucciderlo per vendetta (Anya Amasova), solo per il fatto che il protagonista ha fatto qualcosa di sensazionale e quindi deve essere “premiato”.

Sentivo già l’odore di cliché mal scritto quando Winn ha cercato di confessare i suoi sentimenti, ma pensavo che, almeno in uno show in cui la protagonista principale è una donna, questo punto trama debolissimo giocasse a suo favore. Facciamole avere James, dato che è per lui che prova qualcosa, non Winn, per cui non ha MAI dimostrato un grammo di interesse. E invece no.

Non dico di abolire tutti i punti trama triti e ritriti – se gestiti bene possono essere interessanti. Dico solo che sarebbe carino se, per una volta, la smettessimo di avere il conflitto amore/amicizia/conquista per stanchezza. Winn è un personaggio di spessore e può sopravvivere nella serie senza alcun legame affettivo con la protagonista, non rendiamo le loro interazioni ancora più forzate e finte perché dobbiamo confermare il cliché del ragazzetto “nerd” che conquista la ragazza dei suoi sogni. Soprattutto, non rendiamo un personaggio interessante come Kara un’altra vittima di questo cliché deleterio: è la protagonista di uno dei pochi TV Comics con una supereroina donna, non trattiamola come se facesse parte del cast secondario di una commedia romantica scadente. Lo chiedo per favore.

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Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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