Dente ci fa scoprire dal vivo Anice in bocca [FOTO]

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Dente parla al pubblico del Quirinetta di Anice in bocca come di un disco che ha avuto «talmente tanto successo che non è stato disponibile per dieci anni e nessuno se n’è accorto». A celebrare la ristampa dell’album di esordio del cantautore, allora, arriva una serie di sette date (comprensive di due bis allo SMAV di Santa Maria a Vico e all’Arci Bellezza di Milano) durante le quali ne viene eseguita l’intera tracklist. Sono le canzoni meno cantate, quelle dell’album che fa da pretesto al tour, accompagnate dal silenzio e dagli applausi meritatamente generosi di un pubblico assorto. La concentrazione per i brani ermetici ma per nulla minimali di Anice in bocca è d’obbligo, in certi casi è dovuta una sorta di distrazione partecipativa – Dente invita il pubblico a scrivere messaggi, su carta o schermo, mentre suona Senza Testo?, un brano strumentale accompagnato nella versione incisa nell’album dal suono di una matita che mette nero su bianco le parole che l’ascolto ci nega.

Il concerto dà l’occasione di una scoperta: quella di una serie di canzoni che non rientrano nei cosiddetti best of di Dente, ma solo per una mera questione di impopolarità. Rinnovano l’entusiasmo per il lavoro di Peveri, ma riescono anche a stupire per la natura a loro modo sperimentale delle esecuzioni, accompagnate da una loop station che funge da band per Dente, che così moltiplica le linee strumentali e vocali. Unici elementi sul palco, per la maggior parte dello spettacolo, sono infatti la voce e una chitarra (su due), lasciata in un’occasione risuonare lontana dalle mani di Giuseppe, affidata ai musicisti di supporto virtuali del cantautore solitario, che si sposta così sulla tastiera.

Dente fa sfoggio sul palco di una modestia mascherata da (auto)ironia, quella spontanea e trascinante di chi sul palco ci sale solo per suonare e si abbandona a qualche chiacchiera tra un brano e l’altro per tenere viva l’atmosfera, farsi amico il pubblico, ridurre i tempi morti al minimo. Chiunque avesse letto anche una sola delle Favole per bambini molto stanchi di Peveri non ha bisogno d’altro per immaginare dove possano spingersi le parole dell’autore al di fuori della musica, in quale strambe ed esilaranti dimensioni. Ogni sua battuta sembra uno di quei taglienti e sarcastici racconti. Ha una sua personalità definita e grazie – non solo – a questa non manca di soddisfare le aspettative, se non di superarle. I risultati si vedono: cinque soldout su sette e un pubblico, almeno quello romano, che prega a gran voce che lo spettacolo non finisca mai. Provare per credere.

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Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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