Ermal Meta: «La musica ti sceglie»

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Italian singer Ermal Meta performs on stage during the Sanremo Italian Song Festival, at the Ariston theater in Sanremo, Italy, 12 February 2016. The 66th Festival della Canzone Italiana runs from 09 to 13 February. ANSA/ETTORE FERRARI

Ermal Meta sul palco del Festival di Sanremo. ANSA/ETTORE FERRARI

Ermal Meta è il terzo classificato nella 66° edizione di Sanremo tra le Nuove Proposte. È conosciuto come autore di molti testi di Marco Mengoni, Francesco Renga, Francesco Sarcina e molti altri. Nel 2007 forma insieme ad altri tre amici La Fame di Camilla con i quali ottiene molti successi, culminati con la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2010.

Il 12 Febbraio 2016 è uscito Umano, il suo primo album da solista, nel quale è inserita Odio le favole – canzone che, oltre al terzo posto nella kermesse canora, ha vinto ulteriori premi come il Lunezia, il riconoscimento come miglior testo (decretato dagli ascoltatori di RTL)  e miglior videoclip.

Ho avuto la fortuna di intervistare Ermal l’1 marzo durante la presentazione di Umano a Bologna.

Ciao Ermal! Intanto complimenti per l’album, perché vale davvero molto. Ogni testo lascia qualcosa. Ma che musica ascolti tu? A chi ti ispiri?

Grazie! Non mi rifaccio a nessuno, io ascolto e basta. Più che ascoltare musica leggo libri. Perché se uno si lascia ispirare dalla musica fa delle fotocopie, inevitabilmente quello che ascolti ti resta dentro. Però l’ispirazione più grande deriva dalla vita letta e vissuta. Io per fare dischi e leggo libri.

Autore preferito?

Eh, che domanda! Ho diversi autori che mi piacciono per motivazioni diverse. Mi piacciono molto le storie che racconta Hosseini, Pirandello è uno dei miei autori preferiti in assoluto e… Tolstoj è un po’ pesante però mi piace.

Sono d’accordo con te. Sei già stato una volta sul palco dell’Ariston insieme a La fame di Camilla. È diverso essere lì da soli?

Molto diverso. Quando sei da solo tutto quello che succede te lo tieni dentro, non riesci a scaricare la tensione. Banalmente dietro le quinte, mentre aspetti di salire capita la battuta, le chiacchiere, anche uno sguardo complice abbassa la tensione. Lì sei da solo ed è finita.

E si vedeva, la tensione sul tuo viso, si notava.

E certo. Non può non vedersi. Anzi, diffido molto di quelli che vanno sul palco e non si emozionano. Se non ti emozioni allora per cosa fai questo lavoro? A me emoziona andare sul palco, si deve vedere che sono emozionato sennò che ci salgo a fare? Per dare una lezione a tutti? Io non do lezioni, vivo le cose che accadono. Non ha senso. Quindi, mi piace emozionarmi.

I testi di Umano sono quasi tutti – eccetto Bionda  molto personali e introspettivi. Metti del tuo anche nelle canzoni che scrivi per altri?

Sempre. Come faccio a scrivere un testo senza metterci me?

Qualche anno fa hai collaborato con Patty Pravo. Collaborerai ancora con lei?

Non so se collaborerò ancora con lei. Se lei mi vorrà io sarò presente, sempre.

E con altri artisti?

Assolutamente. Ho delle canzoni in uscita sui dischi di altri. Un treno per camminare ha bisogno di due binari: per me uno è il cantautorato, l’altro l’autorato.

Essere supportato da tutti questi artisti anche molto famosi come Laura Pusini come ti fa sentire?

Guarda, la Pausini non la conoscevo – di persona ovviamente. È stata veramente una sorpresa. L’ho incontrata poco dopo quel famoso tweet e l’ho abbracciata e ringraziata. Mi ha fatto sentire bene, mi ha fatto capire che ciò che ho fatto in questi anni è piaciuto. Non voglio usare termini altisonanti perché non è il caso e poi non sarebbero la verità. Ho scritto canzoni alcune belle altre meno, e quelle belle sono state apprezzate. Sono contento che questo tipo di lavoro sia stato apprezzato. Spero che lo stesso discorso valga per il mio percorso da cantautore – che non ha mai smesso di essere tale. Perché comunque anche quando scrivo le canzoni per altri lo sono, solo che in quel momento sono muto e uso la voce di qualcun altro.

Hai anche collaborato con i Braccialetti Rossi e Niccolò Agliardi. Che mi racconti di quell’esperienza?

Niccolò è un grandissimo amico. Gli voglio un bene immenso. Lui è molto bravo, ha fatto delle colonne sonore stupende e io sono molto contento di essere stato coinvolto all’interno di questa gran bella famiglia. Sono stato sul set, ho conosciuto i ragazzi. È stato molto molto bello. Ho partecipato al primo e al secondo, invece nel terzo non ho preso parte perché i nostri impegni non coincidevano e non volevo dedicare un tempo risicato, perché le cose mi piace farle bene. Piuttosto che dare una pallida imitazione di me stesso, preferisco non farle.


 

Credo che la musica e l’arte in generale debbano farsi portatori di alcuni valori sociali perché altrimenti che lo facciamo a fare questo lavoro?


Tornando a Sanremo. Sei stato il primo artista tra le Nuove proposte a portare all’Ariston i colori dell’arcobaleno, durante la finale li avevi addirittura sul viso. Pensi che temi sociali come le unioni civili riescano ad avere la giusta visibilità così?

Beh, credo sia molto importante. Credo che l’arte in generale si sia fatta, nel corso del tempo, portatrice di messaggi. A partire dai nomi più grandi, lo stesso Leonardo nei suoi dipinti inseriva dei messaggi. Stessa cosa per Michelangelo nella scultura, anche con la musica dotta, i padri della musica dotta davano sempre messaggi di un certo tipo. Senza  voler scomodare questi giganti credo che la musica e l’arte in generale debbano farsi portatori di alcuni valori sociali, perché altrimenti che lo facciamo a fare questo lavoro?! Sì l’arte può essere anche intrattenimento, ma non deve intrattenere troppo a lungo. Credo che a volte debba far riflettere. Con un palco così importante a me sembrava giusto esprimere il mio pensiero nei confronti di quel tema. Quello era un mezzo e non volevo restare zitto.

Se non avessi portato Odio le favole a Sanremo, quale altro brano ti sarebbe piaciuto presentare?

Lettera a mio padre. Penso proprio di sì.

E per il tour? Oltre a presentare l’album stai già pensando di tornare a suonare dal vivo?

Sì, ci stiamo lavorando. Penso che si suonerà abbastanza. Non vedo l’ora! Sono abbastanza voglioso di sentire questo disco dal vivo. Suonerò sicuramente anche delle canzoni de La fame di Camilla e francamente non vedo l’ora di partire. Sono carico a gas!

L’ultima domanda riguarda i fan. Perché “lupi”?

Lo hanno scelto loro! Tra l’altro in maniera non del tutto casuale, perché il lupo è il mio animale preferito da sempre. Per la sua indomabilità fondamentalmente. È un po’ come la musica.
Se un lupo si avvicina a un essere umano – non ovviamente per farne un pasto – lo fa solo perché ti sceglie lui, ma non perché tu riesci ad addomesticarlo. La stessa cosa fa anche la musica: ti sceglie. Per quanto tu ci possa provare se non vieni scelto da qualcosa di più alto è difficile poi approcciarsi a qualcosa di semplice.
Durante un’intervista mi hanno fatto l’in bocca al lupo e ho risposto: «Grazie! Speriamo che il lupo corra con me questa sera!», perché di lì a qualche ora mi sarei dovuto esibire. E da lì, chi mi stava seguendo, ha deciso di usare questo nome. È stato molto bello e ne sono molto contento!
Perché mi rappresenta molto.

Bene, abbiamo terminato. Grazie mille.

Grazie a te!

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri,serie tv e attori inglesi.

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