Essere donne significa imparare a sopravvivere

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Illustrazione di Dakota Bardy

Illustrazione di Dakota Bardy

Marina Menegazzo e Maria Josè Coni erano due ragazze argentine in giro per l’America Latina, sole, con zaino in spalla e pochi soldi in tasca. Adesso non ci sono più, perché i due uomini da cui avevano rifiutato di farsi violentare hanno deciso di ammazzarle e lasciarle su una spiaggia deserta, chiuse in dei sacchi per l’immondizia. Non ci sono più perché due uomini hanno ritenuto che fosse giusto così, che la morte fosse la corretta punizione per delle donne che avevano scelto di non farsi toccare.

A seguito di questa notizia, il post della studentessa paraguaiana Guadalupe Acosta, ha fatto il giro del mondo lanciando anche l’hashtag #Viajosola, in nome di tutte le donne che rivendicano il diritto di poter viaggiare in sicurezza anche senza accompagnatori. “Ieri mi hanno uccisa, ma peggio della morte è stata l’umiliazione che ne è seguita”, ha scritto la ragazza sul proprio profilo Facebook, scegliendo di dar voce a due ragazze che, purtroppo, la voce per difendersi non l’avranno più. Non c’è infatti da sorprendersi (ma è sempre lecito indignarsi) se a seguito della diffusione della vicenda di Marina e Maria, siano piovute critiche e sentenze sul loro comportamento.
«Come erano vestite?».
«Perché viaggiavano da sole?».
«Se la sono cercata».
No, rispondo io, non se la sono cercata. Nessuna donna vittima di abusi, stupri e tantomeno omicidio è da incolpare o da additare come responsabile per la sua stessa sorte. Ciò, naturalmente, vale anche per gli uomini. Quello che però mi fa rabbia è che questa tragedia probabilmente si sarebbe potuta evitare se le ragazze si fossero prese qualche minuto per pensare. Non sono qui per giudicare, ma solo per riflettere e invitarvi a farlo insieme a me: è ancora troppo presto. È troppo presto per fidarci di due uomini sconosciuti e scegliere di andare a dormire a casa loro. È troppo presto per vestirci come vogliamo in certi posti, essere sole in certi orari, considerarci al sicuro solo perché razionalità e buon senso stabiliscono che siamo libere di fare quello che vogliamo, perché così dovrebbe essere e perché siamo impazienti di sentirci al sicuro. Il mondo non è ancora razionale.


Dobbiamo essere noi donne a proteggerci, perché non lo farà nessun altro


Dobbiamo essere noi a pensarci una, due, dieci volte prima di essere cordiali e disponibili con qualcuno. Dobbiamo essere noi a stare in gruppo, a non perdere di vista quello che stiamo bevendo, a guardarci le spalle, solo noi. Dobbiamo essere noi donne a proteggerci, perché non lo farà nessun altro. No, non è giusto che il peso di dover pensare a come evitare di essere violentate o uccise ricada sulle donne stesse, ma per adesso il mondo va così, quindi facciamolo. Facciamo del nostro meglio finché il mondo capirà che nessun essere umano ha il diritto di decidere della vita altrui in base alle proprie preferenze, o di cosa fare del corpo di qualcun altro. Facciamo del nostro meglio per sopravvivere e cancellare la presunzione, l’arroganza di chi pensa di avere il diritto di ottenere quello che vuole solo in quanto uomo. Restiamo vive perché, come dice Guadalupe, “Un giorno non ci sarà una quantità di sacchi sufficiente per metterci tutte a tacere”.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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