Fuocoammare: un documento antropologico che trionfa a Berlino

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Fotogramma da Fuocoammare, di Gianfranco Rosi

Fotogramma da Fuocoammare, di Gianfranco Rosi

Samuele ha 12 anni, passa la giornata tra i paesaggi incontaminati di Lampedusa con la sua fionda e una atavica, quanto insolita per un isolano, intolleranza verso il mare. Quel mare che lo circonda e dal quale provengono tutte le storie che gli vengono raccontate dai grandi. Quel mare dove si sta consumando, proprio mentre lui scopre la sua fanciullezza, una delle più grandi catastrofi umanitarie del nostro secolo. Orde di migranti sbarcano a Lampedusa e la piccola isola nel cuore del Mediterraneo scopre una vita a doppia velocità. L’esistenza del quotidiano si trascina con una lentezza inconsueta, quasi fuori dal mondo e fa da contraltare alla frenesia dei soccorsi mentre invece, per chi sbarca su quelle coste, l’isola si trasforma nel centro del mondo. Fuocoammare ha un solo protagonista, il Mediterraneo, un solo sguardo oggettivo, quello di Rosi, e quattro punti di vista: l’innocenza di Samuele, la tradizione compassionevole della nonna, il dolore e la paura negli occhi dei migranti e, infine, il medico. Una figura terribilmente eroica e spaventosamente umana, unico simbolo di raccordo tra le due dimensioni dell’isola.

La mostra del cinema di Berlino premia ancora una volta, dopo Taxi Teheran, con l’Orso d’oro un film di fortissimo impatto sociale, senza però rinunciare alla componente artistica che caratterizza entrambe le opere. Più che un documentario, un documento antropologico che scruta fin dentro la sofferenza e la paura umana con un occhio, a tratti, invadente ma mai politico, con uno sguardo vicino ma elegantemente oggettivo. Ogni scena ti resta dentro, come un pugno o come un sogno, ti colpisce allo stomaco, ed è solo così che Rosi riesce a rendere piacevoli e scorrevoli le “storie di vita quotidiana”, facendosi beffe della narrazione convenzionale.

Un altro grande riconoscimento, quindi, per il regista italiano che dopo il successo di Sacro Gra torna a raccontare un non-luogo. Lampedusa è l’isola che non c’è per l’Europa, Lampedusa è una servizio al tg per gli italiani, Lampedusa è un porto di salvezza per chi fugge dalla miseria, Lampedusa è un paradiso per gli abitanti. E Fuocoammare la rappresenta con una delicatezza e una discrezione dovute: un’opera di cui si sentiva il bisogno.

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Antonio Pistone

Antonio Pistone

Classe '91 ma veramente poca (di classe, s'intende). Laureato in Giurisprudenza, mi piace il cinema, la brutta musica, i cappellini di lana colorati, gli odori che cambiano con il cambiare delle stagioni, collezionare libri (anche senza leggerli) e il Napoli.

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