I Titor e la rivalsa degli Ultimi

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La copertina di L'ultimo, dei Titor

La copertina di L’ultimo, il nuovo album dei Titor

Un carattere deciso, forte, coinvolgente: questo e molto altro divampa tra le note de L’ultimo, il nuovo album dei Titor. Sabino Pace, Sandro Serra, Francesco Vittori e Giuseppe Azzariti sono i cuori pulsanti che hanno dato vita, nel 2009, a questa realtà musicale che dopo tre anni ha esordito con Rock is back, un emozionante viaggio nel tempo che ci ha trascinati nel 2036 e ha aperto i nostri occhi sulla società con cui ogni giorno condividiamo le nostre vite.
Adesso i Titor sono tornati tra noi, nel presente, raccontandoci le loro esperienze e, attraverso esse, scavando nel profondo dell’umanità, scoprendo i suoi turbamenti e le sue debolezze.

Questo nuovo viaggio parte con AL.D.LA, che segna l’inizio di un cambiamento, di una svolta. Pervade la voglia di ricominciare da zero, coscienti dei propri punti deboli e coscienti del fatto che “ogni anno è il migliore” per agire. Per farlo, c’è bisogno di un’autoaccusa, una critica dei propri difetti che, in Je m’accuse, sfocia in una critica dell’intera società, in particolar modo quella artistica.

I protagonisti di questa svolta sono tutti coloro che sono posti al gradino più basso del popolo, su cui non è acceso alcun riflettore. Sono loro: i Novecentonovananove tra l’unica persona che su mille ce la fa. Sono loro, che implorano Dio di salvarli, senza però ottenere alcun successo perché è lui stesso ad aver bisogno di salvezza. Così sono costretti ad implorare May day scappando dalla realtà che li circonda, andando controvento, non omologandosi a essa poiché piena di contraddizioni, e soprattutto essendo stanchi di piegarsi al suo volere.
I novecentonovantanove sono “uomini morti circondati da eroi”, ma che in silenzio non hanno mai perso le speranze. Ed ora è tempo per loro di liberarsi da questa quiete, da quest’assenza di rumore, ed essere tempesta, recitando un Gloria Due.

Se per il resto del mondo La fine del giorno è un aspetto negativo della vita che segna un inevitabile declino, per loro invece segna un’ascesa, è il punto da cui partire per ricominciare. Il buio li avvolge, quello stesso buio con cui hanno da sempre guardato il mondo, e scavando dentro sé e dentro le proprie cicatrici scoprono la verità. Nelle loro cicatrici vi è la loro esistenza. Forse oggi è il giorno per compiere questi primi passi, correndo contro il tempo, contro tutto e tutti.

Ma cosa resterà del passato, degli Anni della voglia di morire vissuti e ormai andati? Sono stati anni di solitudine, di assenza, di freddo e insicurezza, ma in cui la voglia di combattere non si è mai spenta, in cui è stata sempre vigorosa la voglia di non vincere facile.

E con questo bagaglio sulle proprie spalle i novecentonovantanove si liberano dalle catene che, nel tempo, li hanno resi schiavi, si liberano da ogni ostacolo, strappano le proprie ali e volano via. Sono pronti a non essere Come copie di copie, sono pronti a essere “tutto”.

È un grido di rivalsa, un inno rivolto a ognuno di noi, a tutti coloro che nella vita sono sempre stati “gli ultimi”, a coloro che hanno provato sulla propria pelle l’amarezza della sconfitta: un inno che incita a non lasciarci sopraffare dal peso di chi ci supera, perché è proprio dal basso, dall’essere “ultimi”, che si può ricominciare.

È un meraviglioso connubio tra musica e testi, e ogni suo attimo merita attenzione, merita di essere ascoltato con la mente e col cuore, di essere vissuto.

Non posso fare altro che invitarvi il 1° aprile ad assaporare la rabbia e la profondità di quest’album, di dedicare 34 minuti del vostro tempo al suo ascolto, perché saranno 34 minuti non sprecati, ma trascorsi nel migliore dei modi: in compagnia della musica, di ottima musica.

About author

Elvira Petrarca

Elvira Petrarca

Nata nel 1997, vive di pane e pianoforte. Ama l'arte in ogni sua forma e viaggia sempre con una penna ed un quaderno in mano per poter raccontare ciò che più la incuriosisce.

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