L'introspezione di Laima

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Laima Vainiņa. È una fotografa, vive a Riga. Le sue immagini sono dipinte di significati palesemente nascosti (e quest’essenziale ossimoro pare legittimo), talvolta turbati e sempre affascinanti. Il lavoro che ci ha mostrato ci ha vivamente colpiti e spinti a sapere qualcosa di più su questa giovane ragazza piena di talento. Gli artisti non sono abituati a confessarsi e non ci aspettavamo che Laima ci spiegasse il perché della sua arte. Si è semplicemente raccontata, accompagnandoci con le sue parole e con le sue fotografie. Un viaggio profondo e stimolante che ha sfiorato le coste della sua vita e della sua mente, toccando anche noi.

In alcune fotografie possiamo avvertire una sorta di altra presenza. Facce sfocate, effetti di transizione che restituiscono l’impressione del tempo che passa, movimenti veloci e immagini duplicate. A volte sembrano fantasmi. Quale tecnica usi e che cosa vuoi esprimere con essa?

Da quando ero piccola ho sempre cambiato casa. Ci sono state diverse circostanze che hanno costretto i miei genitori a spostarsi da un posto all’altro. Cambiare scuola, amici e tutto ciò che avevo intorno per me era diventata una cosa ordinaria. Sono cresciuta con la speranza che dietro l’angolo successivo dovesse esserci qualcosa di meglio. Forse è per questo che crescendo e diventando indipendente mi trovo ancora ad affrontare situazioni in cui cambiare luogo e dare adito a nuovi sentimenti costituisce l’unica soluzione alla mia frustrazione, insoddisfazione, percezione sensibile e paura di cadere nella monotonia. Ovviamente ci sono anche altri fattori. Ad esempio se il proprietario di una casa mi informa di averla venduta io sono costretta ad andarmene immediatamente. Certo, un processo di ricerca così veloce non dà buoni risultati.

Ho cominciato a fare fotografie in bianco e nero e ritratti a lunga esposizione circa un anno fa, quando mi sono dovuta spostare tre volte in un solo mese. In quel momento stavo vivendo in un posto e sapevo che avrei dovuto lasciarlo dopo un breve periodo di tempo. Inconsciamente ho cominciato a documentare me stessa e i miei sentimenti. Questo processo è continuato e ho iniziato a catturare le mie emozioni rispetto a tutti i luoghi in cui sono vissuta dopo quello.

Non esiste un posto che potrei chiamare casa. Lo sto ancora cercando.

Parlaci dell’uso che fai dei colori. Molte foto sono in bianco e nero, ma altre hanno dei colori molto vividi.

Il bianco e il nero ti fanno sentire un po’ distaccato, come se fossi un osservatore ma non facessi parte della scena. Penso che i colori intensi siano più provocatori, inducono a una maggiore attenzione. In questo momento non voglio provocare nulla, si tratta solo di me, ho a che fare con il mio mondo interiore e in qualche modo la mancanza di colori mi aiuta di più, ha proprietà sedative, ma il bianco e il nero non vanno sempre bene.

La tua arte è piena di assenze: un grosso tavolo dove c’è solo una ragazza, persone solitarie in vari ambienti e molte nature morte (sedie vuote, stanze…), qualcuno che festeggia da solo il suo compleanno. Questo è il tuo modo di esprimere la solitudine? E cosa pensi, effettivamente, della solitudine?

La solitudine è qualcosa che si sceglie. Spesso sento il bisogno di allontanarmi da tutti. Solo per un po’. Penso che la solitudine abbia un valore creativo. È qualcosa che mi ristabilisce e mi ricostruisce. Solo se riesco ad ascoltare i miei pensieri posso capire che cosa voglio davvero. Forse sembra banale, ma la solitudine è importante, perché c’è qualcosa che col tempo si deteriora se continuiamo ad ascoltare e guardare gli altri, per poi dimenticarci di ascoltare noi stessi. È più difficile essere se stessi e dire sempre quello che si pensa.

È interessante notare come le altre persone influiscano sulle nostra identità. Ho chiesto a molti dei miei amici la ragione per la quale avessero scelto il loro lavoro o il posto in cui vivono e molti mi hanno risposto che lo hanno fatto a causa dei loro amici o della loro famiglia. È facile trovare lavoro in un posto in cui lavorano i tuoi amici o andare a vivere dove c’è la tua famiglia, ma alcune volte quelle non sono decisioni autentiche. Le opzioni più facilmente raggiungibili, nelle nostre vite, non sono necessariamente quelle più vere per noi stessi. Quante persone vivono nella città in cui sono nate, lavorano nel primo settore che hanno scelto di studiare e hanno gli stessi amici che avevano al liceo? Sono certa che queste decisioni sono state fatte perché facili o ovvie, in un certo momento della vita. La solitudine aiuta ad ascoltare te stesso e i tuoi bisogni reali.

L’arte è sempre catartica. C’è qualcosa di personale all’interno della tua fotografia? Come utilizzi l’esperienza per incrementare le tue capacità artistiche?

In effetti tutto quello che faccio proviene dalle mie esperienze personali, dal mio mondo interiore, dai miei sentimenti. Sono una persona molto emotiva ed è davvero importante, per me, esprimermi. Sono felice di aver scoperto la fotografia.

Parlaci della differenza tra scattare autoritratti e foto ad altre persone.

La differenza maggiore è che io sono sempre disponibile e so cosa voglio in quel preciso momento e non devo spiegare niente a nessuno.

Come ti influenza la tua città (Riga) e più in generale l’ambiente in cui vivi?

Non sento che la città in sé abbia un impatto importante su di me, perché non mi piace particolarmente scattare foto di strade o paesaggi. Ricerco un’atmosfera più personale, intima, misteriosa. Preferisco scattare negli appartamenti, nelle case, nei palazzi, nelle stanze, piuttosto che fuori. Cercare di catturare qualcosa che proviene da un mondo interiore è più interessante dell’esterno. La città è piena di sconosciuti, non mi piace scattare foto a persone che non conosco. Non avendo alcun tipo di interazione personale non riesco a provare interesse. Come disse Annie Leibovitz: “Quando dico di voler fotografare qualcuno, ciò che intendo veramente è che mi piacerebbe conoscerli. Chiunque fotografo”.

Specchi, finestre, lastre. Cosa c’è oltre il vetro?

Questi elementi simboleggiano il confine che esiste tra me e il mondo esterno. C’è sempre qualche scollegamento nel mezzo. Tutte le volte che esco fuori indosso maschere, strati, cercando di sopravvivere in un mondo pieno di obblighi, norme. Quella non sono io.

About author

Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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