Il Giappone non è perfetto (e non l’hanno scoperto le Iene)

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Il quartiere di Akihabara, Tokyo, Giappone

Il quartiere di Akihabara, Tokyo, Giappone

In questi giorni,  a seguito di un servizio andato in onda su Le Iene, programma non di certo famoso per la sua affidabilità, è scoppiata una protesta piuttosto accesa tra gli autoproclamati “otaku”, che preferisco definire giappominkia, dal momento che evidentemente non conoscono il significato della parola. Nella loro ignoranza hanno attaccato la Toffa e chi, in tono più pacato, ha difeso il servizio, evidenziando che molte delle cose dette sono effettivamente vere. Non è neanche necessario aspettare che si inizi a parlare realmente dei problemi che affliggono il Paese del Sol Levante che già si inizia con la polemica.

“Manga significa anche sesso”, che ha detto di così strano? Penso sia noto più o meno a tutti che esistono delle categorie di fumetti giapponesi – anzi, scusate cari amici giappominkia, si dice manga  che tendono alla pornografia, come del resto succede anche in quelli occidentali. È come dire che Italia significa anche mafia, cosa c’è di strano? La frase tuttavia non finisce qui, la Toffa afferma che porno in Giappone significa anche pedofilia.

Penso che sia comunque abbastanza noto, sopratutto tra gli appassionati che tanto elogiano la Nipponia, che i Giapponesi spesso abbiano, in ambito sessuale, dei gusti un po’ particolari. Spesso nei cosiddetti Hentai (per chi non lo sapesse sono i manga pornografici) vediamo scene assai strane e spesso le protagoniste sono bambine. Anche se, a onor di cronaca, bisogna ricordare che in Giappone produrre film pornografici con minori è stato reso illegale solo dal 1999. Solamente due anni fa, invece, lo è diventato anche il possesso di pornografia dove vengono utilizzati bambini e minori, ciò però vale solo per le immagini reali e di fatto esclude le immagini di fantasia, ovvero manga e anime (i quali però sono stati resi illegali già da diversi Paesi).

Capitolo successivo, i Maid Cafè. Forse qui è stata fatta una generalizzazione, forse la Toffa, non conoscendo certi aspetti del loro Paese, vedendo così tante ragazze, spesso minorenni, che vendono il loro tempo, ha pensato che fosse la normalità, sbagliandosi. Tra l’altro le persone che entrano nei suddetti locali lo fanno per immergersi in un mondo kawaii (dolce), lontano dalle preoccupazioni e dove tornare bambini, non di certo per eccitarsi. Il giapponese che ha questo genere di fantasie può tranquillamente pagare una prostituta per andare in un love hotel, il cui nome aiuta a intuire la sua funzione. Non voglio dire che non esiste la prostituzione minorile, ma che è comunque violentemente punita, molti locali sono stati chiusi perché impiegavano almeno una minorenne.

Per quanto riguarda il discorso idol non credo che ci sia molto da dire o criticare, sono persone frustrate che del resto esistono in tutti i Paesi, seppur con gusti differenti. Lo stesso vale per chi paga per stare con ragazze che sembrano ancora piccole. Al discorso fatto nel servizio vorrei aggiungere che esiste un mercato, neanche troppo piccolo, di divise scolastiche e mutandine usate che vengono acquistate da maniaci.

Ultimo punto, le bambole. È vero che le bambole gonfiabili sono diffuse in tutto l’Occidente, anzi, in tutto il mondo, ma è anche vero che non in tutto il mondo è così facile trovare bambole dall’aspetto fanciullesco. Il contenuto del servizio è vero e criticarlo significa solamente negare l’evidenza, negare che in un Paese dove sono stati costretti a creare un vagone della metro per sole donne a causa del grande numero di stupri, dove è normale che un sessantenne compri gadget pedopornografici, dove vi è uno dei più alti tassi di suicidi al mondo, dove si è più razzisti, ci siano dei lati negativi. È normale dunque porsi le stesse domande, accettare il problema non equivale a incentivarlo?

Vi prego, toglietevi le fette di prosciutto dagli occhi e incominciate a vedere che non è un Paese così perfetto, che ha sì grandi pregi e grande cultura, ma che comunque non è perfetto.

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Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

2 comments

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    Fra X 4 dicembre, 2016 at 15:47 Rispondi

    Il servizio delle Iene sarebbe dovuto essere così invece di cadere in luoghi comuni ormai vecchi! XD
    Vergognosa la storia riguardo opere di fantasia escluse dalla legge. Non è perché una bambina allora è disegnata va bene! Sempre bambina è! Mah! Forse era ambigua come cosa? Uno non poteva fare un’ opera sulla pedofilia? Quello O.K., ma non che inneggi a questa e la bambina sia vista come oggetto sessuale! Che schifo! Io me la prendo con chi produce ste robe. Come dice il saggio, chi è il più pazzo, il folle o quello che lo segue? Mah!
    Comunque il fatto è che in Giappone negli ultimi anni il problema di queste vergognose opere di fantasia, non solo porno, aveva raggiunto livelli indecenti. Il brutto è che ci sono anche occidentali e italiani cui piacciono!

  2. Avatar
    Nordlys 6 agosto, 2018 at 15:15 Rispondi

    La parola ‘Otaku’ ho smesso di usarla già al liceo.
    I termini corretti sono infatti ‘Giappominkia’ ma anche ‘Weaboo’.

    Io sinceramente ciò che più critico del giappone è la mafia (yakuza), che sarà vista anche romantica dagli stranieri, ma secondo me la mafia è mafia e va vista in negativo a priori, indipendentemente dal paese d’origine.

    I ‘Manga’ in genere li chiamo ‘fumetti giapponesi’, e se uso il termine ‘manga’ è solo per far prima. Tanti dicono che i fumetti e i manga sono cose diverse, ma se chiedo una spiegazione, ciò che dicono non ha senso. Il bello è che i giapponesi chiamano TUTTI i fumetti del mondo ‘manga’. Ma per i giappominchia, ci sono casi in cui la parola di un giapponese non vale.

    La cosa divertente è che i giapponesi sono i primi a criticare il loro paese. Non ferocemente, ma su YT, quelli che sanno l’inglese dicono che anche il Giappone ha i suo aspetti negativi che la gente preferisce ignorare invece che affrontare.

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