«Il liceo dovrebbe guardare al mondo che è piuttosto che a quello che è stato»

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Robin Williams è il professore Keating in L'attimo Fuggente

Robin Williams è il professore Keating in L’attimo Fuggente

Al liceo ho lasciato un pezzo di cuore, nutrito buona parte di cervello, ho logorato porzioni di fegato e guadagnato anima. Il primo giorno di lezione in università non ho esitato nel pensare che di quello che avevo imparato non me ne sarei fatta nulla e che, per quanto l’istituzione liceale si facesse portatrice di un sapere eclettico e quasi esoterico conferito a chiunque avesse popolato le sue aule, io mi sentivo a mani vuote e senza le chiavi di San Pietro che i difensori della categoria pensavano di avermi dato per la vita. Mi consolava pensare al saggio e materno consiglio “si studia sempre per se stessi”.

Poi i giorni si sono accumulati e ho capito che al di là dei contenuti che rincontravo sempre più frequentemente nei programmi accademici, della chiara comprensione delle citazioni latine ad opera dei nuovi docenti, auto-celebratori della loro conclamata erudizione, o del metodo e dell’inclinazione al lavoro attualmente in lotta con la mia pigrizia e procrastinazione, al liceo avevo avuto l’opportunità di guadagnare altro: l’attitudine alla vitalità, intesa come la capacità di vivere e anche sopravvivere. Non ho ricavato ricette, ma prontezza di spirito rispetto al cambiamento, per cui non posso ringraziare la sola filosofia, le tragedie greche, Calvino o Virginia Woolf, ma tutti quanti che insieme hanno contribuito nel dono di questa eredità.

Quest’idillio è in parte scheggiato dall’inadeguatezza dei programmi rispetto agli anni che passano, perché tanti autori e tanti decenni dovrebbero essere parte delle conoscenze che l’istruzione deve fornire, non è alla guerra fredda che si è fermato il mondo e non è stato Montale l’ultimo poeta, è un fatto il dato che si tratta di programmi eccessivamente “nazionali” rispetto a orizzonti sempre più vasti e spesso troppo canonici rispetto agli strumenti di cui oggi si dispone, il cambiamento va sfruttato e non guardato con sospetto, soprattutto al liceo!

Al liceo ho toccato picchi di divertimento e ansia logorante che a pensarci avrei potuto risparmiare, mi riferisco all’ansia, perché il divertimento avrei dovuto assaporarlo più tranquillamente.

Il famoso “senno di poi” probabilmente rende ancor meno obiettivi, ma comunque conferma che quei cinque anni sono l’esperienza in uno dei microcosmi più variegati con cui avrai a che fare. C’è l’autorità da rispettare spesso poco autorevole e tanto autoritaria, c’è l’amico con cui combattere la stessa battaglia, il furbo, il lecchino, l’ambizioso, lo stacanovista, chi ha la vita facile e chi cammina sul filo del rasoio. È il primo posto in cui sei “troppo per” o “troppo poco”, in cui impari che spesso è insufficiente quello che fai, che non è vero che onestà e impegno sono una certezza per il successo e che comunque il duro lavoro premia il più delle volte.

Probabilmente la parte riferibile alle relazioni, agli scambi, all’individuale umanità sarà un’incognita fino al giorno in cui una ventina di ragazzi e la metà di professori si imbarcheranno verso il mare aperto; ma la rotta, gli obiettivi dovrebbero guardare al mondo che è piuttosto che a quello che è stato, permettere agli studenti di non doversi adeguare, ma di potersi confrontare, di riconoscere la pochezza della loro conoscenza solo per accrescerla.

Il liceo è il primo passo verso un mondo i cui confini non si limiteranno più al cortile di scuola e al lungomare coi compagni al week end; lasciate quelle aule, letto l’esito degli esami, vivremo tracciando ogni giorno il percorso verso cui noi stessi ci destiamo, senza che qualcun altro ci guidi, senza orari o mesi preorganizzati. Potrà diventare tutto quello che ci auguriamo, ma essere passati da un allenamento che ci ha dotati dell’equipaggiamento di cui avremo bisogno e dei mezzi per procurarci il necessario per il grande volo farà la differenza. Il liceo ci forma e ci indirizza, abbiatene cura, ascoltateci e ricordate il vostro primo giorno da ex-liceale.

Cecilia Lena


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