La ripresa in soggettiva di Hardcore

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Un frame del film Hardcore

Un frame del film Hardcore!

Sicuro è il fatto che ognuno di voi, almeno una volta nella vita, abbia sognato di essere il protagonista di un film. Noi maschietti di film particolarmente spinti e “afrodisiaci”, ma questo è un altro discorso. Sta di fatto che l’attore è un mestiere assolutamente affascinante e interessante.

Lo sono stato, più o meno. Per una sera. Per novanta minuti. Non ho mai condiviso i propositi di chi articola testi legati alla recensione di un solo e unico film. Recensire un film è scontato, anche fin troppo semplice. Creare intrecci tra varie pellicole, invece, affascina di più. Oggi propongo uno strappo a questa regola personale. Sono abbastanza contento di avere la possibilità di parlare di Hardcore, film innovativo uscito quest’anno, in cui, come già accennato, è peculiare la visuale in prima persona (film in soggettiva): lo spettatore guarda dagli occhi del protagonista, di cui non conosce volto e voce (ottimo l’espediente usato nel film per evitare che il protagonista pronunciasse suoni e parole). Dalla mia, ho voluto pensare che volto e voce fossero i miei (che poi, per dirla tutta, a dare l’effetto in soggettiva è stata semplicemente una telecamera posta su un elmetto indossato dall’attore).

Prego i lettori di non confondere la visuale in soggettiva con quella in “ripresa” (lo spettatore guarda dall’obiettivo di una telecamera, come accade in Rec). Curiosità peculiare è che ci sono anche altri film che presentano scene in soggettiva, tra cui Il Messaggio, film che parla della storia dell’Islam e di Maometto. In merito a questo personaggio, sacro per la religione musulmana, è stato proibito di mostrarne il voto e farne ascoltare la voce: ecco perché anche in questo film ritroviamo scene in soggettiva.

Ho apprezzato il film, anche perché l’ho valutato come un beta test, come un prototipo di una categoria cinematografica che può dare al pubblico pellicole non poco interessanti. Il film è di produzione russa e consente l’esordio alla regia (almeno a questo livello e spessore) di Ilya Naishuller. Chiedo a chi non l’abbia visto di non aspettarsi molto dalla trama e dall’intreccio della storia in sé, mentre, ancor più sentitamente, chiedo a chi l’abbia visto di comprendere che l’obiettivo del film fosse un altro. Certo, la storia, sotto un punto di vista, risulta anche avvincente, ma il proposito è quello di catapultare lo spettatore non oltre la quarta parete, ma nella stessa quarta parete. Qui non c’è l’attore in contatto col pubblico, ma l’identità dell’uno con l’altro.

Ci sono scene davvero ben girate e non ci si annoia assolutamente in un’ora e mezza di proiezione. Come ho detto, unica pecca è costituita dalla scarsa articolazione e logica della trama, ma per il resto il film è spettacolare. Solo un’altra critica, ma ne approfitto per ampliare il discorso a tutti i film in generale: il finale è fondamentale. Non puoi sperare di far un bel film senza aver pensato anche a un buon finale. Ecco: va benissimo la morte del cattivone, della cattivona, di un protagonista, di un aiutante (sto utilizzando il lessico proprio alla favola), ma importante ed elemento costitutivo del finale è anche mostrare il post-evento clou. Insomma, lo spettatore apprezza e non rifiuta la morte, per fare un esempio, del protagonista o di un antagonista, ma pretende inconsciamente di sapere come le vite degli altri personaggi della storia continuino in virtù della morte avvenuta.

Hardcore finisce male, ma lo lascio passare sempre per quel discorso fatto precedentemente in merito alla trama. Non si conclude un film uccidendo il cattivone: ci deve essere qualcosa di più, che aiuti lo spettatore a metabolizzare le scene salienti al meglio. Immagina se The Amazing Spiderman 2 fosse terminato con la morte di Gwen, e poi più niente. Cosa avresti provato? Io mi sarei ibernato fino all’uscita del sequel, e menomale, perché pare proprio che quest’ultimo sia stato cancellato!

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Ciro Terlizzo

Ciro Terlizzo

Quando vado a fare il prelievo per le analisi del sangue, dopo con quella siringa puoi scriverci, perché è piena d'inchiostro.

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