The Martian: canto alla vita

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Matt Damon in The Martian

Matt Damon in The Martian

La prima cosa che ho pensato vedendo The Martian? Perfetto per gli ingegneri! Questo film è, infatti, un inno alle scienze e alle loro applicazioni. Devo ammettere che mi è caduta una lacrimuccia quando il protagonista ha spiegato come avrebbe potuto produrre dell’acqua partendo dalla sua composizione chimica. Nonostante ciò posso assicurarvi che non si limita solo a questo, ma riesce a trattare temi ben più universali con una velata ironia e disinvoltura.

Nonostante questa premessa (forse poco convincente) garantisco di analizzare a fondo gli aspetti fondamentali del film in assoluta oggettività e senza annoiarvi con “cose” scientifiche.

Il celebre regista, Sir Ridley Scott, noto per la sua cura ossessiva delle immagini e per la sua versatilità,già famoso per alcuni dei suoi capolavori (Il Gladiatore, Alien, Hannibal…), ha messo a segno un altro strike.

Il suo più recente film The Martian, basato sull’omonimo romanzo di Andy Weir, ha ottenuto diverse candidature agli Oscar (tra cui Miglior film e Migliore attore protagonista), oltre ad aver già vinto il premio al Miglior produttore agli Hollywood Film Awards.

La storia (tranquilli, sono tutte informazioni che si possono dedurre dal trailer, niente spoiler!) inizia con il team della missione Ares 3 impegnato in alcune ricerche sul suolo di Marte, quando una tempesta improvvisa si abbatte su di loro costringendoli ad “abortire” la missione. Mentre i membri dell’equipaggio si dirigono verso il MAV (veicolo destinato a riportarli nell’orbita marziana), il protagonista Mark Watney (Matt Damon) viene colpito da un detrito. Credendolo morto il comandante Lewis (Jessica Chastain) ordina di partire senza di lui. Mark in realtà è sopravvissuto e, mentre elabora ogni stratagemma per restare in vita sul deserto rosso in cui si trova, la NASA fa di tutto per riportarlo a casa vivo.

Il regista britannico ancora una volta non delude le aspettative: i costumi, l’ambientazione e le scelte scenografiche conferiscono al film una perfetta atmosfera marziana. La scelta della musica aiuta, inoltre, a creare un senso di desolazione e allo stesso tempo riesce a vivacizzare, con l’uso di canzoni molto famose come Starman di David Bowie, alcune scene che potrebbero risultare lente.

La componente principale del film è, però, la personalità forte del protagonista e il suo attaccamento alla vita, che, unito alla cultura eclettica e alla risolutezza, lo rende l’archetipo dell’astronauta perfetto. Un connubio tra Robinson Crusoe e MacGyver o, se si vuol fare un paragone più vicino a noi, una fusione tra Einstein e Bear Grills. Il suo innato spirito ottimista non gli permette di arrendersi anche quando tutto sembra perduto e, l’alta concezione del suo ruolo e della sua missione, lo rende felice anche quando crede di non avere scampo. In alcuni casi tale attaccamento diventa una vera e propria propaganda del programma spaziale statunitense, finanziatore del film, tanto da indurlo a dire: “Io sto morendo per qualcosa di intenso, magnifico e più grande di me”.

Altra componente interessante da analizzare è la fratellanza dimostrata dall’intera umanità, unitasi per salvare quell’uomo disperso. Tale atteggiamento cade forse nell’utopia o in un messaggio profondo che tutti gli uomini sono ancora lontani dall’apprendere. Stride, infatti, con le continue notizie di guerra e violenza riportate ogni giorno dai giornali. Le stesse parole del protagonista (presenti anche nel trailer del film), “In ogni essere umano c’è l’istinto primordiale di aiutare il prossimo”, risuonano come un eco che non acquisisce molta credibilità alla luce della realtà che ci circonda.

Un effetto molto diverso invece ottiene un’altra frase pronunciata dal nostro “marziano” durante la sua permanenza sul pianeta rosso, facendoci intendere il messaggio profondo della pellicola: “Esco ogni giorno e guardo l’orizzonte immenso, perché posso”. Ci verrebbe quasi da dire che la finalità sia farci apprendere la bellezza e l’inestimabile ricchezza che risiede nella vita stessa, tanto da farci ridimensionare i nostri problemi e dandoci la forza di affrontarli.

Forse non il miglior film sul genere che io abbia mai visto o il più complesso, ma comunque abbastanza convincente nella sua semplicità.

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