Wilde Salomé: Al Pacino alla scoperta dell’uomo nell’opera [ANTEPRIMA]

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Al Pacino nelle vesti di un moderno Erode in Wilde Salomé

Al Pacino nelle vesti di un moderno Erode in Wilde Salomé

«Rinunceremo alla superstizione teatrale del testo e alla dittatura dello scrittore». Avevo avuto modo di citare queste parole di Artaud in relazione a uno spettacolo di Pennac e oggi ho la possibilità di tornare a rifletterci su dopo aver visto in anteprima Wilde Salomé, il film che Al Pacino ha scritto, diretto e interpretato ispirandosi all’opera di Oscar Wilde. Mai come in questo caso parlare di ispirazione risulta essere pertinente: l’attore lo ripete più volte nella pellicola e dice la verità, Wilde Salomé non è il film di uno spettacolo, non semplicemente questo. Non è neppure solo un esperimento metacinematografico. È tutto questo insieme, in un unico viaggio, quello verso la scoperta dell’uomo-autore e della sua presenza nell’opera.

Il punto di partenza è l’intenzione di Al Pacino di portare a teatro la versione da lui rivisitata di Salomé, una lettura del testo fatta in vesti moderne, con lo scopo di entrare nell’opera per comprendere Wilde. Ecco perché cito la “superstizione teatrale del testo”: non si può applicare in questo caso il concetto di “dittatura dello scrittore”, perché nelle intenzioni di Pacino non c’è quella di fare teatro, ma di capirlo, di raggiungere una consapevolezza completa dell’opera attraverso le interpretazioni di attori in abiti contemporanei, che nulla hanno a che vedere con i costumi che si confarebbero al dramma. Il testo è il vero protagonista, non per superstizione, ma per spirito analitico.

L’esperienza di Pacino è documentaria. Raggiunge l’Irlanda wildiana per entrare a fondo nella storia del letterato e trovarne le connessioni con gli scritti. Ne viene fuori la testimonianza di una vita distrutta dalla seduzione, esattamente come accade in Salomé. È il racconto inedito di un uomo descritto sempre e solo come un esteta omosessuale, di cui in questo film si rivelano caratteristiche nuove, a partire dal famoso processo per atti osceni che fu in realtà un pretesto per mettere da parte un pensatore scomodo. Soprattutto, se ne coglie il lato fragile, di chi cade vittima dell’amore e della sessualità.

Wilde Salomé e la ricerca di Oscar nei suoi personaggi

C’è un po’ di Wilde in tutti i personaggi di Salomé, in particolare in quelli maschili. La sua personalità sconfina in quella di Giovanni Battista, ucciso dal desiderio che aveva imparato a provare, ma che aveva anche negato e represso fortemente sotto il peso della moralità cristiana, e di Re Erode, sofisticato ma folle, logorato dalla perversione e dal desiderio. Proprio come Pacino voleva, dunque, riusciamo a comprendere l’uomo e l’artista dietro all’opera semplicemente affidandoci alla magia delle parole, al mondo celato che queste narrano.

Alle scoperte fatte su Oscar Wilde si approda per vie intricate, seguendo diversi livelli narrativi. C’è quello storico-documentaristico del viaggio in Irlanda e della raccolte di testimonianze (tra cui quella di Merlin Holland, unico nipote dello scrittore); c’è poi il dramma, letto teatralmente sul palco e inscenato cinematograficamente in un teatro di posa, di fronte alla presenza fortissima ed evidente della telecamera; infine, c’è l’aspetto autobiografico di un Al Pacino alle prese con la realizzazione dello spettacolo e del film stesso, che mette allo scoperto la sua totale ammirazione per Wilde e per l’ispirazione che quest’uomo riesce ancora a dare con le sue parole.

La natura documentaria è evidente soprattutto nel finale aperto del film, che lascia allo spettatore la possibilità di riflettere sul lavoro senza fine che Pacino continua a fare sulla figura di Wilde. La sua conoscenza sembra costantemente incompleta, per quanto complessa e sfaccettata ne è la storia, e continuare a scavare alla ricerca del fondo, di una comprensione totale che forse non esiste, è inevitabile.

Tra le più grandi rivelazioni fatte da Wilde Salomé c’è però anche quella di un talento: Jessica Chastain è impressionante, perfetta oltre ogni immaginazione e capace di trasportare lo spettatore nella pazzia del personaggio e nella sua innata, torbida sensualità.

Il film, portato nelle sale italiane da Distribuzione Indipendente, sarà disponibile al cinema dal 12 maggio. L’invito è quello – ovvio – di correre a vederlo, per lasciarvi affascinare e soprattutto ispirare da una passione folle, travolgente e contagiosa.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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