Apocalissi, utopie e fantasie nel Mondo Connesso

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All’interno del Biografilm Festival, che si terrà quest’anno a Bologna dal 10 al 20 giugno, uno dei
temi affrontati sarà The Brand New World – Raccontare la civiltà digitale. In anteprima italiana sarà proiettato l’ultimo documentario del regista Werner Herzog sul tema suddetto: Lo and Behold: Reveries of the Connected World.

La struttura del film, che si articola in 98’, appare scandita da dieci episodi, ognuno dei quali ha delle
peculiarità, ma presenta approssimativamente la medesima costruzione formale. I primi due episodi (Gli inizi e La gloria di Internet) sono una lucida ricostruzione storico-critica sulla nascita e sull’evoluzione della tecnologia informatica così come la conosciamo oggi.Si prosegue con il terzo ed il quarto episodio (Il lato oscuro e Vivere senza la rete), in cui vengono prospettate da parte un’esperienza agghiacciante di spettacolarizzazione della morte
attraverso Internet, mentre dall’altra un utopistico mondo privo di tecnologie.

Herzog a questo punto decide di distaccarsi da una lettura troppo analitica per passare a sei episodi in cui si delineano varie teorie interpretative sul futuro di Internet e, più in generale, delle tecnologie. Il quinto episodio (La fine della rete), a mio parere molto interessante, tratta il cosiddetto “Carrington Event” (1859), una tempesta geomagnetica che aveva provocato notevoli disturbi nella ricezione dei segnali del telegrafo. Ciò che alcuni scienziati sostengono è che al riproporsi di un’altra così potente tempesta il mondo sarebbe completamente stravolto e non è da escludere un’estinzione del genere umano.

Il cammino di Herzog prosegue con vari episodi (Invasori terrestri, Internet su Marte, Intelligenza Artificiale, Internet personale e Il futuro), che illustrano teorie e pratiche di ciò che sarà la tecnologia di qui a venti anni. Dunque il regista compie un interessante viaggio alla scoperta del passato, del presente e del misterioso futuro della Rete, ponendo i pro e i contro di uno dei settori della scienza in più rapido sviluppo.

Il tutto viene raccontato dalla calda inflessione tedesca di Herzog, che non smette mai di ricordare allo spettatore la sua presenza: in primo luogo, perché il film si svolge come se fosse una continua intervista a esperti del settore, intervallata da immagini di repertorio o ricostruzioni digitali, e in secondo luogo poiché lo stesso regista interviene a seguito delle risposte non solo con evidente ironia, ma anche con spirito critico.

 

A volte la guerra sogna se stessa

Riprendendo questa affermazione napoleonica, Herzog pone uno dei problemi fondamentali in cui si sta imbattendo la tecnologia: arriverà Internet a sognare se stesso e dunque ad avere un’autocoscienza critica? In uno scenario, a tratti apocalittico, come quello presentato dal regista, è possibile formarsi una propria idea sul tema trattato e gli spunti, forniti dal film, sono senz’altro utili per una riflessione sul nostro uso (e abuso) della tecnologia.

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