Captain America: Civil War e l’umanità dei suoi Supereroi

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Immagine tratta da Captain America: Civil War

Immagine tratta da Captain America: Civil War

Ottantuno punti su Metacritic, 94% di freschezza su Rotten Tomatoes, cinque su cinque su Cinemablend: questi i punteggi assegnati al terzo film della trilogia dedicata a Captain America. Esagerati? No, anzi. Non è questione di lecchinaggio a una delle case di produzione più amate del momento, ma la pura verità riguardo al lavoro della coppia di registi più amata nel campo dei cinecomic: i fratelli Russo.

Dopo aver reso “Captain America Great Again” (gioco di parole voluto) con il suo ritorno in The Winter Soldier (e dopo essere stato l’ennesimo personaggio distrutto da Whedon successivamente in Age of Ultron) il duo per lo più conosciuto per il loro lavoro in Community ha fatto centro anche questa volta, donando a tutti i supereroi presenti una caratterizzazione eccellente, personale, coerente, più vicina ai fumetti di qualsiasi altro film congiunto dell’universo cinematografico Marvel.

Dalla colonna sonora (un eccellente Henry Jackman, che ha lavorato precedentemente in The Winter Soldier e in film come Kick-Ass e Kingsman: The Secret Service) alle scene d’azione egregiamente realizzate (vi ricordate la sequenza con la rotazione di pugnali del film precedente? Scordatevela, in confronto a quelle di Civil War non c’è paragone), il primo capitolo della Fase Tre Marvel non delude alcuna aspettativa.

Ma vogliamo veramente parlare solo delle scazzottate e degli effetti visivi mozzafiato? No. Questo film non è il solito superhero movie, anzi: parla di un gruppo di persone che, per quanto potenti possano essere, sono più umani di tutti noi.

La caratterizzazione eccellente di Civil War

Ogni personaggio in Civil War ha una caratterizzazione eccellente: parliamo di persone con sentimenti, emozioni, tratti distintivi, pregi e difetti. Non sembra di vedere una sfilza di fotocopie vestite diversamente tra di loro e nemmeno caricature di loro stesse, come purtroppo è successo con Age of Ultron. Persino i personaggi minori non sono solo un contorno ma una spezia aggiunta per rendere il piatto ancora più delizioso: poche dosi che possono cambiare il sapore di una pietanza completamente.

Nonostante la velocità con cui il film è costretto a muoversi (non puoi pretendere di dare a ogni personaggio o a ogni evento dei supplementari se devi gestire almeno dodici personaggi conosciuti al pubblico) nulla sembra mai forzato e tutto succede per un motivo prestabilito. L’attenzione per i dettagli è minuziosa e fa di Civil War uno di quei film che bisogna vedere almeno due volte prima di trovare tutti i collegamenti, che fortunatamente non si limitano a dei name dropping o a riferimenti di film passati o futuri.

In questo capitolo non è il combattimento che dovrebbe interessarvi (non principalmente, s’intende) o la frattura nella decisione circa gli Accordi di Sokovia (come annunciato nel trailer) ma lo spettro di emozioni di ogni personaggio.

Nel primo film sugli Avengers, abbiamo visto un team di persone apparentemente diverse tra loro unirsi per difendere la Terra. Una collezione di combattimenti notevoli e personaggi addirittura divertenti, che, come una famiglia, si lanciano frecciatine quando non sono occupati a salvare il mondo. E, come una famiglia, si riesce a percepire la leggera tensione tra di loro, perché non tutti si piacciono e non tutti condividono gli stessi valori. Civil War è la conferma che non è tutto rose e fiori tra il team di supereroi più famoso del momento: gli Accordi di Sokovia dividono i Vendicatori in due, costretti a decidere se sottostare alle leggi mondiali sulla sicurezza ed esser tenuti col guinzaglio o continuare con il loro metodo, cioè essere presenti durante le catastrofi senza avere il timore di non poter agire nel qual caso il governo non dovesse autorizzarli.

Il team quindi si spacca in due, ogni fazione convinta di essere nel giusto, fino al momento in cui entrambe si trovano a dover combattere per portare avanti la loro decisione. Il punto forte di questo film è che non saprai mai per chi tifare: prima della premiere, ero convinta di essere Team Cap, nonostante il mio amore malcelato per Tony Stark. A metà film, mi sono scoperta essere d’accordo proprio con quest’ultimo, diventando Team Iron Man. Verso la fine, non tifavo più per nessuno. Sono entrata nella zona grigia del film, perché questa pellicola ti rende incapace di scegliere una fazione: ognuno ha le proprie ragioni, e ogni ragione è razionale e giusta in diversi punti di vista.

Ci saranno decisioni che vi faranno storcere il naso e che probabilmente vi faranno pure dire “io non avrei mai agito così”, ma non saranno opinioni statiche. Magari non approverete, ma capirete. Capirete il perché di quella decisione, capirete perché in quel momento le priorità per quel particolare personaggio sono cambiate. Capirete perché, nonostante ci fossero altre missioni da portare a termine, questi supereroi hanno deciso di combattersi. Da pubblico, penserete che c’era ben altro da fare che continuare a farsi la guerra, ma con un briciolo di empatia, saprete perché certe decisioni sono state prese.

I supereroi hanno abilità in più, ma sono sempre umani, e in quanto tali non sempre ragionano basandosi sui fatti, ma sulle emozioni. La rabbia, il tradimento, le bugie, i sensi di colpa e il desiderio di vendetta sono tutte caratteristiche umane e loro, (s)fortunatamente, non ne sono immuni. L’antagonista principale di questa pellicola lo sa e, nonostante non abbia le risorse dei precedenti villain Marvel, riesce comunque ad essere spaventoso da un punto di vista psicologico.

Civil War ha ufficialmente cambiato le carte in tavola per tutti i futuri film Marvel. I critici sono d’accordo: il terzo capitolo di Captain America è ufficialmente il miglior film sugli Avengers finora, nonostante non sia ufficialmente uno di loro, e io non posso che trovarmi d’accordo. Qualsiasi sia l’esito del finale, è ovvio che ci saranno ripercussioni in futuro e questo affliggerà anche entrambe le parti di Infinity War, il prossimo sequel sui Vendicatori.

Mi viene difficile pensare alla prospettiva di un film migliore di questo nella sfilza dei sequel, nonostante lo avessi già detto per The Winter Soldier, però mi fido ciecamente nei fratelli Russo. Non è un film perfetto, ma è comunque il migliore tra i film Marvel rilasciati negli ultimi otto anni. E se questo non è abbastanza per invogliarvi a vederlo, aggiungo solo una cosa: tutta l’eccitazione per Spider Man è valsa la pena. Buona visione!

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Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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