Cari giornalisti, secondo molti dovremmo cambiare mestiere

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Giornalisti in una newsroom

Giornalisti in una newsroom

Durante il Rinascimento la scoperta di un nuovo meccanismo per stampare ha cambiato per sempre la struttura della società. La circolazione di informazioni e idee rivoluzionarie non fu più una prerogativa di coloro appartenenti a un alto rango sociale, e nacque la cosiddetta “comunicazione di massa”. Nel XVII e XVIII secolo i giornali sono diventati simbolo di Illuminismo, rivoluzione, cultura e avanguardia; è interessante e deprimente allo stesso tempo notare quanto potente e cruciale sia stato questo strumento, e quanto oggi sia considerato obsoleto, superato.

Poche persone comprano ancora giornali, per la maggior parte nostalgici e anziani; è molto raro, se non impossibile, trovare un ragazzo di vent’anni che compri giornali regolarmente, e la spiegazione è molto semplice: perché qualcuno dovrebbe comprare una copia cartacea se tutto ciò di cui hai bisogno è digitare due o tre parole su Google per avere milioni di risultati che soddisferanno la sua curiosità velocemente e senza che spenda un euro? L’informazione non è più aristocratica come un tempo e le news locali e internazionali sono accessibili (e gratis) a chiunque possieda uno smartphone. Una domanda sorge spontanea: chi pagherà i giornalisti e la manodopera che c’è dietro la produzione di una notizia?

A tale proposito Robert W. McChesney mostra un punto di vista leggermente apocalittico nel suo libro Digital Disconnect: How Capitalism Is Turning the Internet Against Democracy: “mentre il giornalismo tradizionale si sgretola, non sono stati inventati modelli per fare in modo che il giornalismo sul web – nemmeno giornalismo-spazzatura – dia un profitto neanche lontanamente necessario affinché venga sviluppato un mezzo di informazione popolare che sia credibile, e non c’è ragione di aspettarsi che avvenga in futuro”. La quantità di contenuti gratis online è sicuramente preoccupante e le news media corporations hanno provato a rendere il giornalismo online redditizio in diversi modi, spesso con risultati molto deludenti.

Le pubblicità digitali ad esempio non hanno avuto il successo che ci si aspettava; nel 2011 hanno fornito ai giornali online circa 3 miliardi, sorpassando ogni altra forma di guadagno sul web. Questo metodo non verrà abbandonato, ma non ci si aspetta che cresca più di tanto. Tuttavia questo sistema può essere molto rischioso per l’integrità delle news. Il rischio più grande infatti è la commercializzazione del giornalismo e la perdita del suo ruolo come servizio pubblico; in altre parole, la prospettiva terrificante che la news agenda dipenda dalle pubblicità, cosicché inserzioni e sponsor generino le notizie, e non viceversa.


Sembra che le persone preferiscano pagare per lanciare incantesimi piuttosto che per leggere notizie scritte da giornalisti plurivincitori di premi Pulitizer (lascio giudicare agli altri se questa sia una cosa buona o meno)


Le paywall sono un’altra soluzione che alcuni giornali hanno provato ad adottare, con scarso successo (paywall significa fare un abbonamento a un giornale online). Il Wall Street Journal, il Financial Times e The New York Times a esempio sono riusciti a ottenere un numero decente di iscritti, ma questo metodo funziona solo per giornali molto famosi e popolari o nei Paesi con una lingua distintiva. Non molte persone sono disposte a pagare per leggere le loro notizie online e sembra quasi ingenuo e anacronistico iscriversi e pagare, “retrogrado”, come lo definisce The Washington Post.

In ogni caso, sembra che a un grande numero di utenti della rete non dispiaccia pagare per servizi come Spotify o Netflix, anche se i contenuti che offrono possono essere trovati online nella maggior parte dei casi. Come scrive Chris Anderson nel suo libro Free, The Future of a Radical Price riguardo il business di 60 milioni di dollari l’anno creato dal gioco online RuneScape, “Sembra che le persone preferiscano pagare per lanciare incantesimi piuttosto che per leggere notizie scritte da giornalisti plurivincitori di premi Pulitizer (lascio giudicare agli altri se questa sia una cosa buona o meno)”.

A mio avviso ciò accade perché la maggior parte delle persone vuole semplicemente spegnere il cervello mentre è online e preferisce guardare film e serie tv in ottima qualità o ascoltare musica piuttosto che leggere articoli lunghi e dettagliati su argomenti che si possono trovare facilmente e superficialmente su Twitter e per molti lettori non è importante che la fonte sia affidabile o meno.

Uno dei più grandi problemi che nasce dal collasso delle forme di informazione tradizionali è la dubbia qualità delle news che possono essere trovate gratuitamente senza sforzo in ogni angolo del web. Chiunque può twittare una notizia o scrivere un post sul suo profilo Facebook, è a discrezione del lettore se fidarsi di queste fonti o meno, ma non tutti sono così scrupolosi da accertarsi sempre della veridicità delle fonti.

Mark Ruffalo, Michael Keaton e Rachel McAdams interpretano i giornalisti del film Il caso Spotlight (Tom McCarthy, 2015)

Mark Ruffalo, Michael Keaton e Rachel McAdams interpretano i giornalisti del film Il caso Spotlight (Tom McCarthy, 2015)

Il fatto che tutti abbiano la possibilità di esprimere la propria opinione online o dare informazioni e aggiornamenti rende il lavoro dei giornalisti ancora più difficile: il confine tra professionisti e dilettanti tende a svanire, e alcuni si stanno chiedendo se ci sarà un futuro per i reporter e gli editor. Anderson aggiunge: “mentre sempre più persone creano contenuti senza ricavarne profitto, la competizione di quelli che lo fanno per soldi aumenta. Ciò significa che pubblicare non è più un privilegio che spetta solo a coloro che vengono pagati, ma non significa necessariamente che tu non debba essere pagato se lo fai”.

Alcuni hanno parlato di “volgarizzazione della cultura” o “anti-Illuminismo”. Io credo che la vasta accessibilità delle informazioni non le renda meno preziose, ma allo stesso tempo non è giusto pretendere che tutti i nostri contenuti online siano gratis. “L’informazione vuole essere libera” (Stewart Brand) è uno slogan carino, ma molto utopico e “benpensante”. Dovremmo tener conto delle persone che stanno dietro all’informazione; essere un giornalista non è semplice e le persone che lavorano in quest’ambito dedicano tempo ed energie per realizzare un prodotto di alta qualità per i lettori, e quindi dovrebbero essere ricompensate.

Questo però non comporta necessariamente che le persone che leggono le news debbano pagare per essere informate (anche perché probabilmente non lo farebbero). Strumenti quali i Kindle o downloads illegali non hanno impedito agli autori di libri di guadagnare, né lo faranno mai, perché sono stati trovati modi alternativi per rendere l’industria dei libri redditizia nonostante gli hackers. La maggior parte delle persone non compra CD e non tutti scaricano canzoni da iTunes, ma l’industria musicale è tutt’altro che morta. Si può ascoltare quasi tutta la musica del mondo su YouTube o Soundcloud in maniera completamente gratuita. La cantante pop Taylor Swift ad esempio ha rimosso la sua musica dal web, ma non c’è bisogno di essere un genio del male per trovare modi alternativi per scaricare illegalmente le sue canzoni e, di nuovo, Taylor non andrà in bancarotta per questa ragione.

Siamo lontani dal trovare un compromesso tra le nuove tecnologie e l’uomo, ma ciò non significa che non ci possa essere un ruolo per i giornalisti nel futuro. Anche se può sembrare shoccante, ci sono individui che credono che gli uomini non siano necessari per produrre news. Le industrie emergenti di contenuti generati a computer sono convinte che in un futuro prossimo dei banali algoritmi sostituiranno i giornalisti nello scrivere news. Perché pagare giornalisti che, in quanto umani, possono commettere errori o essere lenti quando abbiamo macchine e algoritmi? La mia risposta è che scrivere articoli di giornale non dovrebbe essere un processo arido e meccanico; il giornalismo riguarda persone reali e le loro vite, che meritano di essere ascoltate da esseri umani. Riuscite ad immaginate un robot che intervisti la vittima di una violenza o di un disastro naturale? Il giornalismo è e deve restare una prerogativa che spetta solo agli esseri umani.

In conclusione, credo che tutti dovrebbero avere accesso a news affidabili e accurate, perché notizie false o distorte possono essere pericolosissime e fare il lavaggio del cervello alle masse facilmente. L’unica soluzione per fare in modo che questo avvenga è supportare i giornalisti professionisti e il loro duro lavoro, che non dovrebbe mai essere considerato fuori moda. È assurdo pensare di eradicare questa professione, senza la quale saremmo molto ignoranti e facilmente manipolabili dai potenti. Siti come Wikipedia sono facilmente accessibili, ma i contenuti sono generati dal contributo volontario degli utenti e chiunque può creare o modificare una pagina, quindi non sempre possono essere considerati affidabili. Proprio come produrre musica o dipingere, scrivere articoli è un’arte che richiede passione, tempo e talvolta sacrificio, e come ogni tipo di arte è preziosa e va preservata. Non tutti sono capaci di farlo ed è inconcepibile considerare l’atto di scrivere news come un’attività che non richieda sforzo o che debba essere fatto senza aspettarsi compenso alcuno.

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Federica Montella

Federica Montella

Fef vive in Irlanda, ma ama moltissimo il suo Paese, tanto che ogni volta che ci torna ci lascia un pezzettino di cuore (ma in compenso guadagna 3-4 kg). Ha vissuto nei Paesi Bassi senza saper andare in bicicletta e in Spagna pur odiando il rumore. Ama viaggiare, leggere, scrivere, comprare cd, collezionare plettri, il cocco, la birra e i cani. Studia giornalismo, ma è ancora incerta circa la sua vocazione. Vorrebbe vivere lungo abbastanza da assistere all'invenzione del teletrasporto; sogna di esplorare ogni angolo dell’universo, andare a tutti i concerti dei suoi artisti preferiti, mangiare quantità industriali di pizza senza ingrassare.

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