Guida galattica per autottimisti

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Una scena da Reality Bites

Ammetto sin da ora che su questo argomento potrei partire un tantino prevenuta – pazientate con me. A voler essere sinceri, oscillo sempre tra due stati d’animo differenti al riguardo, e ho infine deciso di abbracciarli e accettarli contemporaneamente. Soggetto dello sparlare di questo incipit, la mia adorata, tollerata, temuta generazione: al momento sotto l’iperonimo di generation y.

Ora, supponendo io mi trovi nel secondo degli stati d’animo sopracitati – quello dell’orgoglio spavaldo e poco ragionevole – può capitare io affronti frequenti battaglie verbali sull’argomento (scherzo, son solo dibattiti; scherzavo prima, veramente) con outsider, soffocando l’impulso di decantare dall’alto di una sedia “I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked[1].

Scesa dalla sedia con evidente imbarazzo, solitamente finisco con l’approdare al secondo, più razionale e scettico, stato d’animo: quello che non sa cosa pensare del caos multimediale, pluritestuale (intergalattico?) del nostro secolo e ritiene che tutto, in nuce, sia potenzialmente problematico – passatemi l’abusatissimo termine. Un po’ di dati a difesa di questo scetticismo. La generazione in questione è:

  • la più studiata;
  • tra le più connesse, potendo considerare chiunque vi appartenga nato e cresciuto in un periodo in cui il flusso di informazioni, tecnologie ed interconnessione a tempo reale è un dato ovvio e scontato;
  • la più incline al multitasking e al repentino passaggio da un’attività all’altra, che mostra un QI medio con valori generalmente alti;
  • tra le più mobili: una generazione esploratrice;
  • tra le più istruite, ottimiste, community oriented, inclusive, creative e tolleranti.

Capite ora perché il primo stato d’animo? Senza tenere conto dei successivi paradossi, tutto sembra estremamente promettente; infatti, gli stessi attuali giovani sono anche coloro che:       

  • sono stati influenzati da eventi come l’11 settembre, i passati tsunami e disastri ambientali, le sparatorie nelle scuole;
  • hanno vissuto e stanno attualmente vivendo gli effetti della recessione e gli altissimi tassi di disoccupazione giovanile;
  • vengono descritti come narcisisti ed egocentrici;
  • presentano risultati preoccupanti per quanto riguarda l’incidenza di disturbi dell’ansia, depressione e altri disturbi mentali e della salute[2].

Dall’alto (o dal basso, in caso vi avessi inconsapevolmente intristito. Vi avevo avvertiti sulla problematicità) di queste statistiche, ammetto di aver sempre personalmente considerato il femminismo come la nostra più grande arma. Nello specifico quello che ci appartiene, e cioè il cosiddetto femminismo di quarta ondata, con il suo focus sull’inclusività. Proprio questo focus rappresenta l’arma di cui parlavo: una volontà ferma di tener saldo l’obiettivo dell’uguaglianza dei generi che finalmente può permettersi di respirare quel tanto che basta per guardarsi intorno ed esplorare nuove zone, includendo tutti.

I sempre più numerosi uomini e ragazzi che orgogliosamente capiscono i benefici del movimento, la comunità queer, tutte le lettere dell’alfabeto delle generazioni, coloro che son disposti a parlare di intersezionalità. Vi vogliamo tutti e – se nel mio piccolo quel che vedo attorno a me è una comunità di millennials capaci di destreggiarsi tra lavori introvabili, affitti deprimenti, social, immancabile condiscendenza da parte del vicino di casa e attivismo – kudos to us. Ci meritiamo le migliori risorse che abbiamo contribuito a far crescere e di cui disponiamo. E ci meritiamo l’insight o la coscienza critica adatta che abbiamo maturato per renderci conto che il tanto temuto femminismo è da molto tempo tra i migliori alleati del modernismo e, quindi, nostro.


[1] Howl and Other Poems, Allen Ginsberg (1955)
[2] The Millennial Generation Research Review

About author

Veronica Libori

Veronica Libori

Milanese per adozione e preoccupata di dover parlare di sé in terza persona (ma non a tal punto da preferirle la prima), studia Editoria perché da qualche parte c'è il prossimo Rimbaud e qualcuno dovrà pur trovarlo. Nel tempo libero, la si trova passeggiare senza meta per Milano, bere caffè e tentare di capire come conciliare una carriera che si occupi di libri e attivismo. Probabile membro onorario della famiglia Glass.

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