Lui è tornato: un esperimento sociale

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Lui è tornato

Una scena di Lui è tornato

Lui è tornato, arrivato in Italia qualche giorno fa, è un film molto più coraggioso di quello che sembra. Inizialmente pensavo avesse due possibilità: essere terribilmente banale oppure piuttosto interessante. Sono contenta che quelle due ore non siano andate sprecate.

Nel 2014 Hitler si risveglia esattamente dove, anni prima, si trovava il suo bunker. Ignaro del tempo trascorso si sorprende, guardandosi intorno, di tutti gli strani oggetti che lo circondano. Conosce il televisore e, piuttosto che interrogarsi sull’avanzata tecnologia alla base di quel bizzarro marchingegno, arriva a domandarsi come mai un apparecchio del genere sia utilizzato per trasmettere programmi di cucina e gattini colorati. È piacevolmente colpito dai nuovi mezzi di comunicazione come internet e non si spiega l’esistenza di figure politiche come Angela Merkel. Per una serie di eventi che non sto qui a elencarvi, Hitler diventa una vera e propria star, visto da tutti come un attore formidabile che riesce a incarnare in maniera impressionante tutte le caratteristiche del Führer. Sarà lui, adesso, il più atteso in televisione. La sua prima comparsa ottiene un successo immediato che gli assicura l’intero palinsesto e il simpatico Adolf, approfittando dell’estrema potenza dei nuovi mass media, continua la sua propaganda politica con lo stesso fascino e la stessa capacità persuasiva che, all’epoca, gli garantirono un enorme seguito.

Oliver Masucci, diretto da David Wendt, ha dovuto affrontare una meticolosa preparazione che lo ha reso estremamente credibile. Aldilà della somiglianza fisica che sono riusciti ad ottenere, Masucci ha condotto uno studio attento sull’espressività e le movenze del personaggio donando un’interpretazione degna di nota. Il film, così come il libro di Timur Vermes da cui è tratto, ha ricevuto le solite polemiche moraliste. Quanto è giusto scherzare sul cruento dittatore? È rispettoso? È pericoloso?

Il dilagante negazionismo intorno alla figura di Hitler, che è lo stesso che ha vietato la riproduzione del Mein Kampf, reperibilissimo durante l’era digitale, punta il dito contro questo nuovo lungometraggio. Faz e Sueddeutsche Zeitung lo hanno definito stupido e dal messaggio discutibile. È certo che Wendt abbia cercato di restituire una certa ambiguità all’interno del suo lavoro ed è evidente che spinga lo spettatore a considerare Hitler un personaggio simpatico e addirittura a condividere le sue idee. Ma il messaggio non è discutibile, né poco chiaro: è semplicemente astuto.

Lui è tornato non è solo un film, ma è un vero e proprio esperimento sociale. Molte scene sono state girate dal vero, intervistando cittadini che, alla presenza di Hitler, pronunciavano opinioni davvero spaventose. Ed è proprio questo il punto: il regista gioca con lo spettatore e poi smaschera la sua ipocrisia. Hitler è un mostro, ma è un mostro chiunque lo abbia appoggiato e chiunque, in silenzio, lo appoggia ancora oggi. È dietro ogni pensiero razzista e superficiale. Solo l’anziana nonna affetta da demenza all’interno del film, che rappresenta la coscienza di chi conserva realmente i ricordi di quanto è accaduto, riesce a ragionare lucidamente.

La verità dimostrata da Lui è tornato è che Adolf Hitler è considerato un tabù e uno storico senso di colpa anche da quelle persone che oggi sarebbero entusiaste nel vedere la storia ripetersi con gli ebrei del nostro secolo: gli immigrati.

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Anna Scassillo

Anna Scassillo

Anna sarebbe felice se ricevesse una lettera al giorno, ognuna con una storia diversa. È una persona curiosa, ha voglia di conoscere continuamente cose nuove. Terribilmente affascinata dal cinema e dalla letteratura, Anna è innamorata della musica e della sua batteria rossa. Nella vita Anna vuole fare troppe cose e intanto studia alla Scuola Interpreti di Trieste.

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