PLANTS – Tales from the space echo

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La cover di Tales from the space echo, esordio dei Plants

La cover di Tales from the space echo, esordio dei Plants

Prendi una città come Roma, le sue strade affollate di turisti, Piazza San Pietro e il ponte Milvio. Prendi la classica immagine di piccoli bar a Trastevere, la tradizione gastronomica, le taverne. Prendi Via Condotti, i negozi di lusso, i ricchi visitatori di boutique, i cinesi che comprano tutto. Prendi questa Roma e mettila da parte, dimentica per un attimo tutto quello che pensi di sapere della Città Eterna e della musica italiana e nascondilo alla tua memoria.

Una Roma nascosta, fatta di locali underground in strade nascoste della provincia, dove la musica si mescola alle idee di cambiamento e di ribellione, giovani che vogliono sperimentare e fare della scena musicale italiana qualcosa di nuovo, una massa in movimento, energetica e che non ha nulla da invidiare a quella dei locali di Camden o di Mitte. Questa atmosfera dalle sfumature grigiastre interrotte a sprazzi da lampi di luce sembra essere evocata perfettamente dai suoni dei Plants, nel loro lavoro Tales from the space echo, uscito ad aprile di quest’anno (2016).

La musica deve trasmettere emozioni, deve far distrarre chiunque da qualsiasi attività per concentrarsi sulle piroette della voce, delle note. Questo album ha il sapore dell’esperimento ben riuscito; suoni stridenti che si accompagnano a melodie più dolci e morbide, atmosfere grunge e psichedeliche sono gli ingredienti principali che hanno portato adun risultato più che positivo. La voce di Simone Cetorelli, insieme agli arrangiamenti musicali, ha realizzato con successo una buona sintesi tra avanguardia e suoni familiari alle orecchie appassionate di indie-folk, musica psichedelica e, perché no, punk e rock.

Un esordio di tutto rispetto quello dei Plants, che irrompono sulla scena italiana che ha tanto bisogno di menti, orecchie e voci nuove, fresche, che rompano gli schemi sempre rimanendo aggrappati a un elemento fondamentale nella vita di chi fa musica: la voglia di fare, di cambiare, di crescere. In un paese come il nostro, dove il “successo” sembra essere riservato a chi va ai talent show e si piega alle richieste del mercato musicale, il gruppo nato in “una strada qualunque di Roma sud” è una piacevole boccata d’aria fresca. Sperando che mantengano fede al loro stile multi-sfaccettato e siano di ispirazione a chiunque voglia iniziare a sperimentare con i suoni e con la voce.

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Fiorella Spizzuoco

Fiorella Spizzuoco

Ho 22 anni, sono di Napoli; mio punto di partenza e di ritorno. Amo l'arte, i viaggi, i libri. Sarei dovuta nascere in un'altra epoca. Credo nei diritti fondamentali dei quattro zampe, due pinne, volatili e bipedi. Mi trovate anche sul mio blog: Fiorella's.

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