Rockin’1000 ci insegna (ancora) a volare

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L'abbraccio tra Fabio Zaffagnini, ideatore di Rockin'1000, e Dave Grohl

L’abbraccio tra Fabio Zaffagnini, ideatore di Rockin’1000, e Dave Grohl

Quanti, ad oggi, hanno sentito parlare della folle impresa del Rockin’1000?! Cosa è? Cosa è stato? Il Rockin’1000 è stato un evento mediatico (e non solo), nato dalla folle idea di Fabio Zaffagnini di far suonare una delle sue band preferite, i Foo Fighters, proprio nella sua città, Cesena.

Cosa è realmente successo?! 1000 musicisti, provenienti da tutta Italia, il 26 luglio 2015 si sono incontrati all’ippodromo di Cesena e… hanno scritto una pagina importante nella storia della musica rock. Poco tempo dopo, il video della loro impresa è online. Dave Grohl – leader dei Foo Fighters – vede il video e promette che saranno accontentati.

Che bello, che bellissimo!

Ma il Rockin’1000 non si ferma, ha in serbo qualcosa di ancora più grande: Rockin’1000: That’s live!,
un mega concerto-omaggio ai più grandi musicisti rock di tutti i tempi.

Ho parlato con chi ha creduto in questo progetto dal primo momento, chi ha vissuto questa magia e prova ancora e ancora a trasmettere un messaggio che va oltre un concerto, o una giornata di musica e prove per poco più di 7 minuti di video.

Cosa è stato per te Rockin’1000? Cosa rappresenta?

Vink (Chitarra): Rockin’1000 è quello che dovrebbe essere il mondo della musica e, perché no, il mondo in generale: è rispetto per gli altri, è umiltà, è fratellanza verso persone che nemmeno conosci, è impegno nel raggiungere gli obiettivi preposti, è amore per ciò che si è e passione per ciò che si fa. Il Rockin’1000 mi ha dimostrato che il mio ideale di musica esiste: fare musica senza pregiudizi o barriere, senza invidia o arrivismo, ma solo col gusto di farlo insieme ai propri compagni di avventura, che siano i quattro disgraziati che montano sul palco con te ogni sabato sera o che siano 999 scalmanati su un prato sotto il sole di Luglio.

Steve (Voce): Rockin’1000 è stato un esempio di come la musica può unire le persone, una metafora che dimostra come musicisti e non musicisti, provenienti da generi e realtà differenti, possano collaborare per raggiungere un obbiettivo comune. Rockin’1000 è la dimostrazione di quanto sia bello e gratificate fare musica per il solo gusto di farla, senza dover dimostrare di essere migliore di qualcun altro, senza alcun genere di competizione.

Sara (Batteria): Per me Rockin’1000, prima di arrivare a Cesena, è stata una scommessa. Una sfida, un divertimento. Il 26 di luglio è stata una figata pazzesca, un’esperienza totalizzante. Attualmente è la maledetta benedizione che mi fa cambiare città ogni fine settimana, che mi ha permesso di avere amici sparsi per l’Italia e che mi ha riempito il cuore di gioia a dosi giornaliere.

Come hai conosciuto questo progetto?

Elisa (Staff): A ottobre 2014 girovagando su internet per questioni lavorative mi sono imbattuta nel profilo di Fabio, l’ideatore del progetto, e piano piano ho scoperto cosa aveva in mente e che dire, me ne sono subito innamorata!

Agnese (basso): Tramite Facebook, alcuni amici mi inviarono il link dello spot, suscitò subito il mio interesse ma non abbastanza. Poi vidi che una ragazza tra i miei contatti aveva superato la selezione, poi un amico e un altro ancora. Erano entusiasti e decisi di inviare un video di candidatura, senza aspettative.

S.: 
Quando la tua passione più grande è la musica e hai la possibilità di condividerla per una giornata intera con altri 999 pazzi come te, non ragioni. La mano parte in automatico e invia la candidatura!

S.: Per puro caso, a circa un mese dall’evento. Un collega musicista di mia conoscenza – Simone Busatti, batterista – si era iscritto e ne parlò con Gabriele “Mohawk Guy” Andreucci, batterista dei Millennium Bug, band in cui milito come cantante. Lui a sua volta ne parLò con noi. A condividere e abbracciare la follia del progetto c’è voluto un attimo.

Dal momento in cui il video di Learn To Fly è diventato virale sono successe moltissime cose. Il Rockin’1000 è diventato un esempio di amore per il proprio Paese e per la musica rock. Ti saresti mai aspettato tutto ciò?

A.: No, assolutamente. Inizialmente ero scettica sulla riuscita delle registrazioni, come molti altri musicisti del resto. A fine riprese ero convinta che non sarebbe stato un flop ma non mi sarei mai immaginata un tale successo. Noi presenti siamo sicuramente rimasti toccati, è stato emozionante dal primo all’ultimo secondo suonare tutti assieme e chi era presente come spettatore è rimasto coinvolto dal clima. Riuscire a emozionare il mondo con un video è stata un’incredibile vittoria e molto positivo per il nostro Paese, non sono molte le persone fiere di essere italiane e su di noi non corrono delle belle voci.

E.: Sinceramente sì. Lavorando come volontaria alla giornata di luglio ho potuto assistere alla registrazione e le emozioni che provavamo tutti in quei momenti erano così forti che sapevamo non potessero rimanere “invisibili”.

V.: Subito dopo il 26 luglio Rockin’1000 è stato al centro dei media di tutto il mondo lasciando tutti senza parole, nessuno si sarebbe immaginato una notorietà simile. Dopo la pubblicazione del video di Learn to Fly la notorietà è salita vertiginosamente diventando virale e raccogliendo in brevissimo tempo un numero di visualizzazioni inaspettatamente alto.

Come si è svolta la giornata a Cesena per la registrazione del video e della canzone?

S.: La giornata è stata molto intensa e io amo definirla una “Woodstock Svizzera”. Io che ero tra i cantanti ero tra i privilegiati: arrivo tranquillo alle 11:30, microfoni già pronti. Sai, noi cantanti siamo sempre le star: arriviamo per ultimi, facciamo la metà della fatica fisica e poi ci prendiamo il 75% del merito. Invece il motore trainante della giornata son stati quei pazzi dei batteristi. Alcuni di loro erano andati addirittura il giorno prima a montare il proprio drumkit sul prato, ma gli altri comunque dovevano essere lì alle prime luci dell’alba.
Quando sono arrivato con la mia amica e collega cantante Elena Cosci, abbiamo sbarrato gli occhi e ci siamo chiesti come sarebbe stato mai possibile riuscire nell’impresa di mandare a tempo quei duecentocinquanta pazzi criminali armati di bacchette. Invece siamo stati zittiti dopo poco, quando hanno indetto la prima prova delle batterie. Ognuno era dotato di cuffie con traccia audio del brano e metronomo e quando è partito il pezzo… A parole non posso veramente descrivere. Noi mille lo chiamiamo il “tu-pra”, o meglio, il “cassa-rullante” che lancia il brano e si sente chiaramente all’inizio del video. Insomma, fu gigantesco, come avere davanti con duecentocinquanta individui ma un’unica enorme batteria perfettamente a tempo.
Ricordo i brividi, ricordo gli abbracci e soprattutto ricordo i “C***o allora ce la possiamo fare davvero!”. Seguirono i sound check di bassi e chitarre – hai mai avuto modo di ascoltare trecentocinquanta chitarre elettriche che suonano all’unisono? Ecco. Spettinerebbero anche Collina. Insomma, si susseguirono prove su prove per l’intero pomeriggio, inframezzate da pause merenda varie, durante le quali provvedevamo sia a rinfrescarci che a fare conoscenza con gli altri 999 folli. Nel tardo pomeriggio registrammo l’audio e successivamente il video, facendo due o tre “take” per ogni traccia. La cosa più meravigliosa era però sempre quel maledetto “tu-pra” che ogni volta sbriciolava il rigoroso silenzio che vigeva prima di ogni prova.
Alla fine dell’ultima registrazione video iniziò la vera festa, quella che solo i presenti hanno visto e vissuto. Bassi e chitarre al cielo che procedono in corteo attorno alle batterie che suonavano We Will Rock You e in mezzo a noi cantanti, abbracci con sconosciuti che diventano improvvisamente i tuoi migliori amici. Ricordo in particolar modo l’abbraccio coi miei compagni di band dei Millennium Bug: ci trovammo a far casino accanto al palco dove Fabio Zaffagnini tenne il suo discorso, ci abbracciammo forte, consci del miracolo al quale avevamo appena preso parte. E posso giurare di aver visto anche qualche lacrimuccia.

S.: Io, batterista, sono arrivata il giorno prima a montare la batteria. L’ho lasciata al parco ippodromo tutta la notte. La mattina ritorno e il parco era invaso di ragazzi, ragazze, uomini e donne che portavano i loro strumenti. Ci posizioniamo tutti. Prima facciamo delle prove per il soudcheck, solo batterie, batterie e bassi, batterie bassi e chitarre e infine le voci da sole. Registrate le voci, abbiamo finalmente registrato l’audio degli strumenti, più tracce in modo da scegliere quella migliore. Dopo abbiamo rifatto delle take per la registrazione video.

Cosa hai pensato quando hai realizzato che Dave Grohl aveva visto ciò che voi avevate fatto?

V.: Quando ho visto il video di risposta di Dave Grohl ero in macchina diretto verso l’ennesima data del mio tour. Ci siamo dovuti fermare a prendere aria per evitare un incidente assicurato!

E.Quando ho visto il suo video di risposta credo di aver avuto un piccolo attacco di cuore. Un po’ aspettavamo che il video gli arrivasse, ma non così in breve tempo! Insomma… “Ma che bello, che bellissimo!”.

S.: Ho pensato a quanto la tecnologia possa avere il potere di dar voce anche non ai soliti noti. O a quanto il mondo sia piccolo in fondo. O a quanto epica fosse stata la cosa per fare in poche ore il giro del mondo. Ero sicuramente un po’ confusa.

A.: Ho guardato il video pubblicato e vederlo emozionato mi ha commossa, non era poi così scontata una sua risposta, ancora una volta ha dimostrato di essere una gran persona oltre ad un bravo musicista.


Un sogno così grande non può di certo rimanere in un cassetto


Il crowdfunding ha un ruolo centrale nel progetto. Quanto è importante la condivisione per renderlo possibile?

A.: Credo che la condivisione sia fondamentale, nessun evento seppure interessante o comunque importante avrà mai successo senza una buona pubblicità da parte di chi vi partecipa e successivamente dai potenziali interessati. Il crowdfunding è una realtà che ha preso piede da pochi anni anche in Italia e permette a tutti di realizzare progetti che sembrano apparentemente impossibili come appunto quello di Rockin’1000.

S.: È fondamentale. Infatti è in atto, per il prossimo evento, una grande campagna pubblicitaria: tramite i social è necessario diffondere il bel messaggio nato dal Rockin’1000 per invitare a ripetere l’evento e permettere anche ad altre persone di vivere ciò che i “millini” (nome affettivo dei partecipanti al Rockin’1000!) hanno vissuto il 26 di luglio al Parco Ippodromo.

S.: Purtroppo al giorno d’oggi non si fa nulla a gratis e per quanto noi mille siamo spinti da pura passione, siamo consci che senza soldi l’intero progetto non è realizzabile. Di fatti ognuno di noi ha sempre spinto moltissimo il crowdfunding sia sui social media che nella vita privata affinché questa follia si potesse realizzare.

Molti fan dei Foo Fighters, se non ci fosse stato il concerto di Cesena, non avrebbero potuto vederli in concerto nel 2015 – dato che le date di Bologna e Torino sono andate sold-out in pochissimo tempo. Come ti fa sentire aver partecipato a ciò che lo ha reso possibile?

S.: Fiero ed orgoglioso, ma allo stesso tempo molto dispiaciuto: purtroppo nemmeno i nostri sforzi son riusciti a colmare una domanda che era ben al di sopra delle aspettative. Senza considerare che gli amici che dovevano vederli a Torino si son visti annullare il concerto sotto il naso a causa degli attentati di Parigi della notte precedente. Ma al di là di questa triste nota, certo è che vedersi fermare per la strada a Cesena il giorno del concerto e sentirsi dire: “Ehi, tu! Grazie! Perché se non era per voi oggi io non sarei potuto essere qui a vedere il concerto della mia band preferita!” è decisamente gratificante e riempie d’orgoglio.

E.: Vederla così mette davvero i brividi. Il concerto è stato assolutamente uno dei migliori che abbia mai visto e pensare che, sì, in piccolissima parte ho contribuito anche io… Beh, wow!

Il Rockin’1000 non si è fermato al concerto di Cesena. Ha in serbo un evento ancora più grande: Rockin’1000: That’s live. In cosa consiste?

S.: È la follia totale. Se il primo Rockin’1000 è stato: “Prendi mille musicisti, sbattili in un prato e fagli suonare Learn To Fly per chiamare i Foo Fighters a suonare a Cesena”, questo è: “Prendi mille musicisti, sbattili in uno stadio, fagli fare tre giorni di prove intensive per metter su una scaletta di 20 brani iconici della storia della musica rock, il quarto giorno riempi lo stadio con 20.000 persone e fagli fare un concerto. Così, perché siamo fighi e perché possiamo!”. Se non è follia questa! Non capisco cosa aspettino a rinchiuderci in psichiatria.

V.: Vista la notorietà del primo evento aspettarsene un secondo era quasi d’obbligo. Come ogni cosa che funziona anche Rockin’1000 si evolve. L’evento si chiamerà That’s live e sarà un intero concerto che vedrà 1000 musicisti suonare una scaletta di 20 canzoni allo stadio di Cesena il 24 luglio 2016.

A.: Il nuovo progetto consiste in un concerto che vedrà, ancora una volta, 1000 musicisti ripercorrere la storia del rock. Questa volta oltre a cantanti, chitarristi, bassisti e batteristi saranno coinvolti anche tastieristi e violinisti. Siamo già convinti che sarà unico, il numero dei volontari è cresciuto e grazie all’organizzazione dello staff sarà un concerto degno di una star.

S.: 20 brani che hanno fatto la storia del rock, suonati da mille persone contemporaneamente. Cantanti, chitarristi, bassisti, batteristi, tastieristi e violinisti. Non mi chiedere la scaletta, non la sappiamo ancora nemmeno noi!

Se il video Learn To Fly non fosse diventato un fenomeno virale, cosa pensi che sarebbe successo al Rockin’1000?

V.: Non so quale sarebbe potuto essere il seguito di Rockin’1000, la certezza che ho è che tra i partecipanti (musicisti e staff) è nato un legame, un legame che va oltre le visualizzazioni su Internet.

E.: Credo che Fabio, come tutti gli altri ragazzi dello staff, i volontari, i musicisti, avrebbero fatto di tutto per continuare a progettare e realizzare sogni ma, insomma, era destino che tutto andasse così bene. Un sogno così grande non può di certo rimanere in un cassetto.

A.: Per tutti noi, Rockin’1000 non è stato un evento al quale abbiamo partecipato con lo scopo di farlo diventare virale. Tra di noi si è instaurato subito un bel rapporto, come solitamente succede all’interno di una band di 4 o 5 elementi. Grazie a un gruppo creato su Facebook subito dopo l’evento ancora ci teniamo in contatto quotidianamente, ogni tanto ci rivediamo e ogni volta è festa, possiamo dire quasi di essere una famiglia. Siamo molto affiatati e abbiamo una passione in comune, tra di noi sono nate amicizie molto forti e amori, nonostante le varie difficoltà, come la distanza. Se il video non avesse riscontrato successo credo che tutto questo sarebbe accaduto comunque… magari non avremmo avuto un That’s Live al quale pensare.

S.: Magari non si sarebbe evoluto a tal punto il progetto, ma l’affetto tra di noi sarebbe stato lo stesso, le emozioni che ci hanno unito il 26 sarebbero state le stesse.

S.: Probabilmente non ci sarebbe stato questo nuovo capitolo. Forse non sarebbero venuti i Foo Fighters a Cesena il 3 novembre scorso. Forse. Ma il 26 luglio del 2015 il Rockin’1000 ha fatto un danno molto più grave che metterci sotto i riflettori: ha creato i Millini. Noi mille siamo diventati un forza unica: amici, amanti e fratelli. E sono sicuro che anche se non fossero arrivati i 30 milioni di visualizzazioni su YouTube, Dave Grohl, i Foo Fighters, i giornali, le tv, le interviste, i riflettori, noi ci saremmo stati comunque e io avrei comunque passato i miei weekend liberi a giro per l’Italia per andare a trovare Aki piuttosto che Cami, Roberta, Leo, Alle, Fra, Vink e chi più ne ha più ne metta. Perché ovunque saremo tra uno, cinque o dieci anni, tutti noi abbiamo una cosa che ci lega per sempre indissolubilmente: noi il 26 luglio 2015 abbiamo fatto il fatto il Rockin’1000.

Dopo aver ascoltato le loro parole, ho solo potuto farmi un’idea su cosa possa significare esserci stato.
E non nascondo di provare un pizzico di invidia; perché per quanto il tutto possa essere folle, ancora adesso, circa un anno dopo, non si smette di parlare di “quello che hanno fatto un gruppo di italiani per i Foo Fighters. È folle!”.

Per chi volesse rendere reale anche questo secondo Rockin’1000 e volesse sostenere quest’iniziativa, ancora più grande della precedente, ecco il link per partecipare al crowdfunding.

Che il Dio del Rock sia con voi.

About author

Alessia Scarpinati

Alessia Scarpinati

Sono nata giusto in tempo per capire che le cose belle della vita sono tante, che scrivere di me è fondamentale e che non riuscirei a vivere in un mondo senza musica, concerti, libri,serie tv e attori inglesi.

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