Una spremuta di Beyoncé: Lemonade e le cinque fasi del cordoglio

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Immagine tratta dal video trailer di Lemonade

Immagine tratta dal video trailer di Lemonade

Sabato ventitré aprile è andato in onda su HBO lo speciale dedicato e diretto da Beyoncé, finalizzato a promuovere il suo ultimo album, Lemonade. Se vivete sotto un masso, probabilmente non lo avete sentito nominare – né la release, né il record che sta per battere – ma ne verrete subito a conoscenza.

Dopo il successo del precedente album – intitolato semplicemente Beyoncé – rilasciato senza alcun annuncio e pubblicità, Queen Bee è tornata all’attacco con lo stesso metodo: pubblicato per intero e lo stesso giorno dello speciale come esclusiva Tidal, non è passato molto tempo prima che qualcuno gridasse allo scandalo e ai pettegolezzi. L’album, infatti, è una lunga e coesiva storia riguardo a un matrimonio spezzato da un tradimento: dalla prima all’ultima traccia, i temi passano dalla scoperta dell’atto infedele alla negazione di esso, fino alla realizzazione e al perdono, per tornare alla felicità (o quasi) di una volta.

Inutile dire che quest’album ha fatto partire controversie pesanti sul matrimonio tra la cantante e Jay-Z, uno dei rapper più importanti dello show business, associando l’episodio di Solange (la sorella di Beyoncé, che ha picchiato il rapper in un ascensore al Met Gala del 2014) al tradimento spiegato nell’album. La cantante ha accennato al fatto che, come in passato, l’album può semplicemente essere un concept e nulla più, ma i fan e i siti di gossip non sono d’accordo: a poche ore dalla pubblicazione, già due possibili Becky (soprannome preso dalla frase “Becky with the good hair, la donna con cui Jay-Z “avrebbe tradito” Beyoncé) sono state trovate e Internet, ovviamente, è esploso: i fan hanno hanno iniziato con le loro dettagliate teorie che hanno infuocato i server per due giorni interi. La domanda è: è veramente il pettegolezzo su un possibile tradimento che conta, o la sostanza del prodotto? Vogliamo veramente distrarre l’attenzione da questo nuovo progetto per rotolarci in gossip per ora infondati?

Vorrei iniziare dicendo che Lemonade non è assolutamente uno dei migliori album di Beyoncé, ma rimane comunque una perla a sé stante. La cantante spazia da genere a genere, uscendo dalla sua zona di comfort, ed esegue ogni brano con una facilità disarmante. Il disco è, dunque, coerente con se stesso, con brani coesivi e una storia da raccontare in tutte le sue sfaccettature.

Lemonade inizia con una lenta, quasi apatica e rassegnata Pray You Catch Me, in cui annuncia di sospettare un possibile tradimento, e segue con Hold Up, in cui la cantante si chiede se è meglio sembrare gelose o pazze, segno che la paranoia ha iniziato a insidiarsi. L’album raggiunge la prima metà pieno di rabbia e risentimento, in cui una Beyoncé ferita canta, anzi, grida il suo dolore nel modo più aggressivo possibile. Per un’artista che è sempre stata metodica nelle sue performance, sentirla abbandonarsi alle emozioni e alla frustrazione rende il progetto ancora più interessante e intenso (Don’t Hurt Yourself è solo uno dei tanti esempi).

A questo punto ognuno pensa di sapere come andrà finire: è palese che questa storia, se vera, finirà in divorzio e che l’album è stato creato non solo per scopi commerciali, ma per vendetta contro il marito fedifrago. Invece a metà disco eccoci qua, caduti nella trappola della traccia numero sette, Love Drought in cui Beyoncé si ferma a pensare a quello che hanno avuto e condiviso in passato, a tutta la forza che hanno dimostrato nella loro relazione e a come ci sia ancora speranza per la coppia (“you and me could move a mountain / you and me could calm a war down / you and me could make it rain now / you and me would stop this love drought”).

Sandcastles è la traccia che, nonostante tutta la rabbia espressa nelle precedenti, ci avvisa che c’è un cambiamento nell’aria, complice il fatto che il suo è comunque un matrimonio che ha ripetutamente celebrato nei suoi ultimi due album (4 e Beyoncé) e che quindi, forse, andarsene non è così facile (“and I know I promised that I couldn’t stay, baby / every promise don’t work out that way”).

Lemonade, non solo una condanna

In All Night Beyoncé ha deciso di dare al partner un’altra occasione per riscattarsi, perché non vuole gettare al vento anni di amore e matrimonio per un singolo errore. La cantante ha comunque le sue riserve (“Give you some time to prove that I can trust you again”), ma ciò non toglie che non sia disponibile al dialogo. L’emozione nella voce c’è, ma si può anche sentire l’insicurezza, come se non fosse convinta al cento per cento della sua scelta.

Le critiche si sono mosse comunque: come mai una donna come Beyoncé, che più di una volta ha cantato di traditori che non meritano il tuo tempo o del fatto che una donna non ha bisogno di un uomo per andare avanti, ha deciso di rimanere con il presunto marito fedifrago, sempre che la storia sia vera? Come mai vuole portare avanti il suo matrimonio?

La risposta non è semplice, ma comprensibile: sempre che i pettegolezzi siano veri, qua si parla non solo di un matrimonio di otto anni, risultato dopo una relazione di sei, ma anche di una famiglia, in quanto i due hanno una figlia. Separarsi in caso di prole è veramente difficile e solitamente c’è più possibilità che la coppia ci riprovi invece che rinunciare già al loro vincolo. In ogni caso, Beyoncé lancia un chiaro messaggio: puoi anche avere una seconda possibilità, ma non sono stupida, quindi cammina adagio.

In tutto ciò, questo disco non parla solo di matrimonio, rottura e perdono. Beyoncé aveva un target in mente: la celebrazione degli afroamericani e della loro cultura (vedi il bellissimo inno Freedom, con la collaborazione dell’immenso Kendrick Lamar), soprattutto per quanto riguarda le donne, citando Martin Luther King nel suo documentario: “Non c’è nessuno che viene mancato di rispetto più della donna nera”. Ecco quindi Formation, un’altra ode a loro, al loro duro lavoro, ai loro diritti.

In conclusione, Lemonade non è il miglior album di Beyoncé, ma è comunque una crescita che avrà un forte impatto. Nonostante i suoi quasi vent’anni di carriera e con il suo sesto album da solista ora alle spalle, per lei questo è solo l’inizio.

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Denni Galliussi

Denni Galliussi

Ventun'anni di "è intelligente ma non si applica", studentessa precaria residente in Bulgaria. Ama la musica, il cinema e la lettura. A volte cerca di scrivere e fallisce miseramente, ma continua a farlo nonostante tutto. Conosciuta anche come la Max Black dei poracci, è felicemente fidanzata con una bottiglia di Tequila Silver.

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