«Con i miei compagni ho condiviso un destino comune»

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Dal film Entre les murs

Dal film Entre les murs

Quante volte abbiamo criticato la scuola, con le sue imposizioni giudicate troppo restrittive, quante volte abbiamo parlato male di qualche professore, di qualche loro comportamento che abbiamo preso come un torto… È tipico di tutti i ragazzi. Però poi, quando finisce, ecco che qualcosa la si perde, purtroppo senza possibilità di andarla a recuperare.

Ognuno guarda le cose dal proprio punto di vista particolare e da questo poi ha la presunzione di farne derivare teorie generali elevate a verità assolute. In questo si sbaglia, prima di ogni altra cosa. Ecco, allora, che la mia opinione è quella di uno studente soddisfatto dei propri risultati scolastici e quindi più predisposto a elogiare il sistema, rispetto magari a chi non ha ottenuto quanto sperava in termini di valutazione finale.

Nel mio corso di studi, ho trovato alcuni professori validissimi, che prima delle nozioni hanno cercato di inculcare dei valori, che prima del voto hanno valorizzato la crescita umana di noi studenti. Per me gli anni del liceo sono stati davvero carichi di magia: dalla timidezza e inadeguatezza del primo anno, con la imbarazzata salita delle scale, il primo giorno di scuola, quando senti chiamare il tuo cognome e di fronte a te si apre un nuovo mondo, fino al senso di onnipotenza del quinto, quando sai che ogni tua azione dovrà assumere caratteri di epicità, e in mezzo tutta una serie di emozioni e situazioni che mi hanno temprato e fatto crescere. Gli interventi, prima accorti, poi sempre più azzardati, per manifestare il proprio pensiero; le versioni di latino, completate in mezz’ora quando gli altri erano ancora immersi nei loro dizionari; i compiti di matematica, sofferti e scopiazzati senza capire bene il significato di tutti quei numeri; la storia e la filosofia, fonti di vera conoscenza e rafforzamento delle opinioni personali; i temi, in cui più che le pagine studiate si imprimeva la propria identità; le gioie di quando un prof non veniva; le occupazioni, quando la scuola diventava la tua seconda casa e i compagni, la tua seconda famiglia; gli intervalli, quei 10 minuti di gloria in cui potevi farti notare dalla ragazza che ti piaceva; il viaggio a Berlino, che ve lo dico a fare… Il tutto insieme ai migliori amici, perché è vero che la classe è formata casualmente, ma è vero anche che siamo compatibili con tante persone, e più si sta insieme, affrontando le stesse sfide, più il legame, inevitabilmente, si consolida.

È forse proprio questa la cosa che più manca all’università: quello spirito di fratellanza e aggregazione, quella consapevolezza di avere un destino comune e di dovere, in ogni caso, superare gli stessi ostacoli. In quelle mura, tra strette di mano e litigi, tra esultanze e delusioni, tra teorie ed equazioni, tra urla e canzoni, io posso dire che si è forgiato il cuore della mia personalità, e, ve lo posso giurare, non esiste soddisfazione maggiore!

Mattia Fumo


Hai anche tu un’esperienza da raccontarci? Scrivi a partedeldiscorso@gmail.com con oggetto “Vita da liceale”. La tua storia potrebbe essere pubblicata.

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