Lettera ai Men’s rights activists: perché non collaborare?

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Cari Men's rights activists, perché non collaborare?

Cari Men’s rights activists, perché non collaborare?

Cari Men’s rights activists,
sono una femminista e non sto per dichiararvi guerra. Quello che propongo oggi è di firmare un trattato di pace. Smettiamola, tutti, di morderci la coda: abbiamo un nemico in comune – il sessismo – e invece di allearci ce la prendiamo gli uni con gli altri. Perché?

La causa credo che sia un enorme fraintendimento. Come più volte ho sottolineato, “femminismo” non è una parolaccia, è la convinzione che uomini e donne abbiano il diritto a pari dignità sociale e civile. Per questo ho sempre pensato che il movimento di difesa dei diritti degli uomini fosse di matrice femminista. Il fatto che invece tutti i siti e le pagine social dedicate al tema siano dichiaratamente antifemministe mi destabilizza e non poco. Non ha senso, è una contraddizione. Combattiamo entrambi contro la disparità, perché siamo divisi?

Ecco, torniamo al fraintendimento. Quello che mi sembra di capire è che il problema di base sia il vittimismo, accompagnato da una buona dose di protagonismo (da entrambe le parti). Quando parliamo di includere il maschile nel discorso sulla violenza di genere, non intendiamo dire che tutti gli uomini – e solo gli uomini – siano aggressori. Quando parliamo di violenza di genere parliamo di stereotipi, di categorie cognitive, di una cultura che ci ha insegnato a vedere l’uomo come un cacciatore e la donna come la sua preda, sempre e comunque. È un filtro applicato al nostro sguardo, una lente che distorce il contingente e lo appiattisce, illudendoci che questa sia la realtà, per questioni innate. Per questo, culturalmente, per tenere fede ai ruoli di genere affidatici e inculcatici attraverso l’educazione, l’uomo è più portato a esercitare velleità di possesso sulla donna. Lo fanno tutti gli uomini? Assolutamente no! Lo fa anche qualche donna? Sì. Il perché lo facciano le donne, però, non è giustificabile da un fattore culturale. Socialmente, il femminile non è legittimato ad avere potere, il maschile sì.

Ovviamente ciò non significa che questo sbilanciamento di forze sia solo a vantaggio (e solo un vantaggio) degli uomini. Un ragazzo aggredito da una ragazza spesso (per non dire sempre) non viene creduto. Sembra una situazione assurda, che tradisce la normale condizione maschile, non è considerata possibile! E invece lo è. Allora quando attacchiamo il maschile, non intendiamo un maschile biologico, ma culturale; intendiamo uno stereotipo di uomo. Insomma, non stiamo parlando di voi. Parlare di violenza di genere, dunque, non è un modo per dimenticarci dei soprusi subiti dagli uomini: una lotta non esclude l’altra. Dovremmo cooperare, per difendere i diritti di donne e uomini allo stesso tempo, per riflettere sul modo in cui gli stereotipi affliggono entrambi i sessi e proporre una soluzione, insieme, per tutti.

Lottiamo insieme, gli uni per gli altri

Il femminismo non si è dimenticato degli uomini. Iniziamo a parlare di persone e di stereotipi in modo sano. Rispondere a un articolo che parla di discriminazione verso le donne con un “E allora gli uomini?” (e viceversa) non ci porterà da nessuna parte. Non ci sono una vittima e un carnefice, nel rapporto uomo-donna, non è una guerra “maschi contro femmine”. È la lotta dell’individuo, del reale contro la stereotipizzazione, l’astrazione culturale. Dovremmo far parte dello stesso schieramento. Perché, allora, non è così? Dove ci porterà questo contrasto continuo, se non all’autodistruzione?

Sinceramente vostra (perché insieme a voi lotto).
Una femminista.

About author

Lucia Liberti

Lucia Liberti

Lucia è nata nel 1996 e porta il nome della santa convenzionalmente considerata "la protettrice della vista", eppure è costretta a indossare un fastidioso paio di lenti a causa della sua miopia. Studentessa DAMS, è un'aspirante critica e un'attivista per Amnesty International. Il suo amore per il cinema è paragonabile solo a quello per i diritti umani. Ha conosciuto poche persone interessanti e visto un numero non sufficiente di posti affascinanti. Vede un futuro migliore (ma deve essere la miopia).

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