Il mio primo Pride

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Un adesivo di Amnesty International in sostegno al pride di Pavia

Un adesivo di Amnesty International in sostegno al pride di Pavia

Ho sempre pensato di essere ignorante. Non perché ci credessi eh, ma perché pensare questo di me mi dava e mi dà tutt’ora la forza e la carica per scoprire cose nuove – e anche piccoli mondi nuovi. Sono attenta alla comunità LGBTda qualche anno, e sono così attenta che so che ora si chiama LGBTQIA. Ma cosa sono tutte queste lettere? Ma servono davvero?

Evidentemente sì, se nel 2016 siamo costretti a vedere le minoranze come diverse, senza renderci conto che dovremmo smettere di pensare che esista il concetto di norma (e per i più bigotti, di normalità). Ed è così che dopo l’allenamento di canottaggio del sabato mattina, ho deciso di smettere di cercare le sponde dell’Idroscalo, cercando di capire veramente cos’è l’altra sponda.

“Ah, sì, quello è dell’altra sponda, sai, lo vedi da come cammina, e quella ha l’anello al pollice, dai, si vede che poi ci prova con l’amica quella rasata e con i pantaloni larghi”. Questa, insieme ad altre n-mila frasi, hanno circondato la mia adolescenza, fino a stringermisi sempre più addosso, fino a formare un cappio, fino a strozzarmi. Il bello di crescere è che ti rendi conto che tirare fuori le palle e dimostrare che gli altri sbagliano è fondamentale – per vivere, per migliorarsi. Ed è così che sono entrata in questa comunità che si potrebbe semplicemente racchiudere nella parola queer (cito Wiki perché io non sono in grado di scrivere definizioni): “[…] si usa per indicare quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale o cisgender”.

Il pride a Pavia: chi non si accontenta lotta

Pavia è una bella città, i parcheggi e i grattini un po’ meno, ma chissenefrega se è per una buona causa. Io pensavo di non trovarci nessuno, perché chi vuoi che vada in una cittadina un po’ lontana da tutto, in una giornata dove era prevista pioggia e con i leghisti a due passi? La risposta è facile: chi ci crede davvero.

Ed è stato bello, commovente, iniziare la parata. Un carro capitanato da Carla Stracci (famosa drag queen) e dagli esponenti di Arcigay Pavia Coming-Aut che a ritmo di musica ci conduceva verso la città. La partenza è al di là del Ponte Coperto, rispetto al centro della città, e nulla è lasciato al caso perché il tema di questo Pride è proprio il coming out: uscire fuori, compiere il passo verso la consapevolezza, vivere in libertà, tranquilli e senza paura.

Ad ogni tappa, un discorso. “Pavia Pride” è la scritta che leggo sulle maglie di chi interviene e nelle loro parole trovo il vero coraggio di raccontarsi durante la parata tra le vie della città, molti pavesi si affacciavano alle finestre ascoltando e applaudendo. Genitori che spiegavano ai figli, anziani che non capivano ma che riflettevano e giovani con disegnato in volto l’espressione di qualcuno che avrebbe voluto essere in strada a marciare e non sui libri di scuola.

Arrivati in piazza Vittoria, arriva anche la vittoria per noi, il traguardo.
Un palco ad attenderci con i suoi protagonisti.
Storie raccontate a voce alta, reggendo un foglio e tremando per l’emozione.
Abbracci di incoraggiamento e lacrime di gioia.

13460813_10209705664902054_854316840_oSono Barbara Bassani ed Elena Petriccioli, compagne nella vita e compagne di attivismo a commuovermi: una vita passata a lottare, fianco a fianco, per i propri diritti e per la propria comunità. Alessandra Alvarez fa coming out, dicendo di essere etero e orgogliosa di appartenere a questo gruppo, Giuseppe Polizzi che ci racconta cos’era Pavia dieci anni fa e cosa è diventata grazie all’impegno di tutti. Edoardo Roncon, direttamente dal gruppo giovani fa un discorso molto maturo che ci fa capire che abbiamo fatto bene a lasciare a casa anche i pregiudizi sull’età, che spesso popolano i discorsi dei miscredenti.

Giovanni Dall’Orto è la madrina dell’evento e molti si chiedono chi sia. Giornalista, attivista, scrittore, ex presidente di Arcigay Milano e membro nazionale di Arcigay. Forse sarebbe meglio chiedersi cosa non è o cosa non ha fatto, considerando l’esperienza personale unica che lo caratterizza.

Durante l’evento sono intervenuti anche molti altri: i volontari di Arcigay Pavia (Ron e Andrea, Riccardo, Alessandra, Michela, Giuseppe), Fiorenzo Gimelli (presidente di Agedo), Cesare Vitali, Riccardo, Gianpietro Belotti (il nazista dell’Illinois), Rete Genitori Rainbow, la Consulta Provinciale degli Studenti di Pavia, Flavio Romani (presidente di Arcigay nazionale), Giacomo Galazzo (assessore alla Cultura del Comune di Pavia), Emanuela Marchiafava (assessore alle Pari opportunità della provincia di Pavia), Stefano Pieralli (Plus).

La piazza era piena di arcobaleni: sui visi, sulle maglie, sulle bandiere e anche sui cartelli.

Carlo Gabardini, conosciuto da tutti come Olmo di Camera Cafè, è l’ospite di questo Pride e in realtà dovrebbe essere famoso non per un personaggio che ha interpretato, ma per quello che è nella vita. Carlo non ha avuto paura di mostrarsi fiero di essere sempre e solo se stesso. “È bello essere gay, ma non perché ci sia qualcosa di speciale in questo, è bello essere gay perché siamo liberi di essere noi stessi. Noi non siamo solamente la comunità gay. Siamo i vostri cassieri, avvocati, giornalai, parrucchieri, siamo tutti perché non siamo diversi e perché nessuno è uguale” (sic).

Come si può far capire questo concetto a tutti, quando pensano che esisterà sempre un diverso? Il problema sta alla base. Si pensa sempre che l’eterosessualità sia la norma e che poi uno, un giorno, svegliandosi, dica “Ok, sono gay”; oppure decide di essere qualcosa o qualcuno, in base a come cambia il vento. No. Noi siamo esseri umani, con un’identità sessuale, ovvero con un genere, un orientamento e un ruolo di genere. La cosa più bella che possa esistere è la consapevolezza di se stessi e il raggiungimento della libertà.

Con A Queer Culture Illustrated Guide tra le mani, l’arcobaleno disegnato in faccia e il tramonto alle spalle, lascio Pavia per tornare a casa. Domani sarà un nuovo giorno, le difficoltà ci saranno sempre ma almeno avrò la consapevolezza di aver preso parte al cambiamento.

About author

Mary Del Vecchio

Mary Del Vecchio

Scrive la colonna sonora della sua vita mentre lavora al pc e si riprende dall'allenamento - facendo una foto al tramonto. Milanese di origini non troppo nordiche, appassionata di fotografia e musica. Passando per l'Idroscalo di Milano con molta probabilità la vedrete cadere mentre fa canottaggio. Studia Sicurezza Informatica, è esperta del nulla e curiosa di tutto. Spinta dalla curiosità e dal bisogno di conoscere più posti e persone possibile, aspetta i 27 anni per capire se è davvero una rock star.

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